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L’infanzia ci guarda dai quattro continenti

Inarte, fotografia, ITALIANO su 11 ottobre 2010 a 1:24 pm

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

Non è un’esperienza che capita tutti i giorni quella di poter camminare letteralmente tra le foto giganti di una grande fotografa come Isabel Muñoz. Fotografie a grandezza naturale di bambini da tutto il mondo che la Muñoz è stata invitata dall’Unicef a scattare per raccontare l’infanzia nei quattro continenti. E’ il ventesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e malgrado questo documento comune, le differenze tra l’infanzia di uno e dell’altro in vari posti nel mondo, continuano ad essere enormi e si vede nelle foto della Muñoz. Sono foto a colori e b/n, alcune di ritratti molto ravvicinati, e altre a figura intera dove i ragazzini sono nel loro contesto quotidiano. Tutte le foto sono stampate in formato gigante.

La mostra, gratuita, è stata allestita nello spazio Caixa Forum di Madrid (fino al 15 gennaio 2011). Una prima metà delle foto è montata in totem illuminati nella parte bassa del bellissimo edificio della Caixa, costruito come una grotta d’acciaio illuminata da luci a terra.

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

L’altra parte, è in una piccola sala al terzo piano contornata di specchi e letteralmente piena di totem con le foto che si specchiano nelle pareti circostanti. A causa di quest’obbligata concentrazione e ristrettezza dello spazio, capita che ammirando le foto della Muñoz, ci siano altri visitatori davanti o di lato e questo crea una dissonanza strana. Quelli delle foto, sono spesso ambienti degradati, lontani dalla gente che gironzola invece intorno alle foto. I bambini ci osservano mentre noi, spettatori, passeggiamo tra le loro immagini enormi e incredibilmente reali. Vederle poi negli specchi e specchiarsi a volte con loro, è una stranissima esperienza. E’ bello anche spiare nei riflessi le facce dei visitatori che ammirano le foto o leggono le brevi storie dei bambini nelle didascalie dove è anche inserito, per ciascun bambino, un articolo della Convenzione sull’infanzia.

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

 

Infancia, Isabel Muñoz, Madrid ©Samara Croci

 

E’ una mostra che per i giochi di sovrapposizioni e di riflessi tra noi spettatori e i protagonisti delle foto, ci chiama dentro il loro mondo, dentro le loro storie e riesce nell’intento di lasciarci con frammenti delle differenze del crescere in un posto o nell’altro. Gli sguardi diretti dei bambini, la grandezza delle foto e gli ambienti, ci portano virtualmente e a volte, con il riflesso, direttamente, nel loro mondo, e la piccolezza dell’ultima sala, non ci lascia via di fuga, siamo li con loro, rispecchiati nella storia di uno o dell’altro, e ci siamo tutti. Qualcosa dovremo pur fare per intervenire, no?

Samara Croci

Il Caixa Forum di Madrid è uno spazio molto bello progettato dagli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron. L’edificio sorge in una piazzeta che sia pre al lato del Paseo del Prado, vicino ai grandi musei della capitale. Appare come sospeso dal terreno poiché il piano terra è sostituito da una sorta di grotta di acciaio con un soffitto a spuntoni e al centro una scala di accesso all’edificio. Da fuori è per metà in mattoni rossi, e per l’altra metà ricoperto da un’armatura metallica rossiccia tutta lavorata. Sul lato destro della piazza da cui sorge si eleva un giardino verticale enorme che copre di un folto manto verde tutto l’edificio vicino. La fondazione “La Caixa” appartiene all’omonima banca spagnola. Il forum ospita sempre e solo mostre gratuite d’arte. Ha all’interno un piccolo negozio di libri e oggetti curiosi.

Sempre ne La Caixa in questo momento e fino al 26 dicembre 2011 c’è una bella mostra su Federico Fellini.

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Percorsi verso l’estasi

Inarte, fotografia, Islam, ITALIANO, religione su 17 luglio 2010 a 5:52 pm

Torre del Canal Isabel II, Madrid ©Samara Croci

Il mio interesse per i sufi risale ad un tempo più lontano, però quando ho visto “sufismo” e Christian Caujolle uniti in un unico articolo che parlava di una mostra fotografica a Madrid, mi sono detta che non potevo perderla. Ed è stata meravigliosa anche se sono cosciente dell’impossibilità di spiegarvi quanto sia stata bella.

Ma iniziamo dai dati. Il titolo è “El amor y el extasis” e la fotografa è Isabel Muñoz. Se volete vederla, dovete affrettarvi perché sarà a Madrid, in occasione di Photo España 2010, fino al 29 agosto, presso la Sala del Canal Isabel II (Santa Engracia 125 – Canal/Rios Rosas).

Secondo il sufismo la vita è un cammino fatto di strade che si incrociano, di esperienze che ci cambiano. Io a questa mostra ci sono arrivata seguendo vari cammini.
Isabel Muñoz è una fotografa che ha dedicato tutta la sua carriera allo studio del corpo. Sfoglio il suo libro, è ci sono foto di ballerini di tutto il mondo, artisti cistercensi, statue, toreri, dettagli di corpi, curve, arti marziali, tatuaggi tribali e riti religiosi. In ogni caso i corpi, il movimento e la plasticità delle forme sono i protagonisti delle sue foto, sempre in bianco e nero, fino a quest’ultimo lavoro sull’estasi, a colori. Secondo elemento che mi ha portata a questa mostra, è stato Christian Caujolle, un photoeditor eccezionale che ho potuto vedere di persona e ascoltare all’ultimo festival di Internazionale a Ferrara, e mi ha lasciata senza parole. In questo caso, Caujolle è curatore della mostra insieme a Blanca Lleó. Terzo percorso sul quale mi trovavo, e che mi ha portato alla mostra, è stato ovviamente il sufismo. E’ vero che la mostra non riguarda solo i sufi, ma anche i fedeli della confraternita Al Qadiriya, però è anche vero che la mostra è costruita come un percorso e il termine ultimo, sono i dervisci rotanti (che appartengono al sufismo).
E’ quasi impossibile descrivere cosa sia il sufismo dato che secondo questa filosofia, dare un etichetta, una definizione, alle cose è mettergli un limite e distruggerle. Dato che è impossibile fare anche solo un riassunto di ciò che è il sufismo, rimaniamo con due idee importanti: il concetto di cammino e quello di spiritualità. Si potrebbe dire che per il sufismo, la vita è un percorso continuo di crescita e d’esperienze, per raggiungere l’amore puro. E, parte di quell’amore puro che i sufi e molte delle religioni del mondo cercano, è l’estasi, cioè il momento, fragilissimo e purissimo, in cui l’anima si distacca dal corpo e si avvicina e Dio. Alla ricerca di quel momento è andata Isabel Muñoz quando ha deciso di fotografare da un lato i riti iniziatici della confraternita di Al Qadiraya in Iraq (corpi tagliati e perforati con pugnali, aghi e coltelli) e dall’altro, la cerimonia dei dervisci rotanti in Turchia.
La magia della mostra però, non è costituita solo dalle foto, ma dal fatto che, quello stesso percorso che i fedeli di queste due tradizioni religiose seguono per raggiungere l’estasi, sia il percorso che lo spettatore compie nel visitare la mostra. L’esposizione infatti si trova in una vecchia torre di raccolta dell’acqua ristrutturata. All’entrata, c’è una foto gigante nel mezzo dell’oscurità totale, in alto, come il crocifisso di una chiesa. E’ un uomo con una ferita al costato, che guarda verso l’alto, lontano, con un sentimento di vero distacco, d’estasi. Girando, al piano terra, alle pareti della torre circolare, ci sono altri ritratti e poi, si sale, sempre circolarmente, per una scala centrale in ferro. E i pianerottoli superiori dove si sviluppa la mostra sono ringhiere circolari. Anche la luce è dosata secondo il momento ed il livello in cui ci troviamo del nostro percorso di risalita verso l’estasi divina. Al secondo piano, continuano le mutilazioni rituali dei corpi, con alcuni video visibili attraverso fessure nelle pareti, perché i riti religiosi non sono qualcosa che dovrebbe essere pubblico. Siamo spettatori che spiano, che possono vedere, ma difficilmente capire vedendo. E poi, al terzo piano ci aspettano le foto dei dervisci. Indimenticabili. E infine, ultima scala, passiamo ad una stanza che si trova nascosta in quella che era la cupola che si vedeva dal basso con la proiezione del video di un derviscio rotante. In questa stanza segreta, nel punto più alto della torre, e con tutto ciò che abbiamo già visto e vissuto, ci è finalmente concesso sdraiarci su dei divanetti e guardare una danza di dervisci rotanti in movimento circolare, di colori che si mescolano, di forme che si fondono e svaniscono nell’oscurità. Il sancta santorum della visita, la materializzazione, o sarebbe meglio dire, la smaterializzazione del corpo mentre siamo sospesi, in alto, al centro di quella torre di corpi straziati, il cui ricordo è già lontano. E tutto diventa solo musica, colore, luce, movimento e pace. Perfetto!

Samara Croci

So che è difficile credermi solo sulla base delle parole, ma se c’è tra voi qualche appassionato di fotografia, questa è una mostra che vale il viaggio a Madrid.

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Intervista a Christian Caujulle

Articoli di Caujolle su Internazionale

“Lo cierto es que el cuerpo habla, y habla mucho… Intento atrapar el cuerpo porque así atrapas a la persona, sus sentimientos, que habrán vivido esos ojos. También habla de su civilización”. (Isabel Muñoz) trad: E’ vero che il corpo parla, e parla ampiamente…Cerco di catturare il corpo, perchè così si cattura la persona, i suoi sentimenti, ciò che avranno vissuto quegli occhi. Parla anche della sua cultura.

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