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Dove sarà l’Italia al prossimo festival?

In2010, Internazionale a Ferrara, ITALIANO, politica italiana su 5 ottobre 2010 a 1:57 pm

Fine festival e foto ricordo © Samara Croci

Domenica, ultimo giorno del Festival. La nostalgia che verrà nei giorni seguenti si inizia a fare strada. I giorni d’Internazionale a Ferrara non sono giornate normali, sono qualcosa che esce dalla normalità della vita. In un giorno, capita di passare dalla Corea, alla Cina, al Perù, alla Russia fino ad Haiti, e in ogni conferenza, il numero di informazioni e l’intensità del viaggio virtuale che ci obbligano a compiere, è qualcosa di stremante, ma estremamente stimolante. La vita, al ritorno, nei giorni successivi al festival, si fa più vuota e priva di significato, le piccole questioni quotidiane diventano qualcosa di molto inutile e ripetitivo, e in parallelo alla dolce stanchezza del ricordo di questo week-end intenso, si prova un poco di solitudine e di senso di vuoto. Solitudine perché non c’è più una folla viva e pensante con cui stare in coda, con cui chiacchierare e di cui osservare le reazioni durante una conferenza. Si affievolisce la vicinanza con quei temi così importanti che per tre giorni dominano il flusso dei nostri pensieri e delle nostre parole e ci danno l’impressione di stare nel processo di costruire un cambiamento insieme. Ci rimane solo il triste teatrino dei Tg italiani o dei nostri giornali con le 11 pagine di politica zeppe d’opinioni dei nostri piccoli politici.  Torniamo soli, con più consapevolezza sul grigiore del nostro paese, ma di nuovo soli, e con la sensazione di essere piccoli di fronte ai problemi del mondo e dell’Italia. Ogni anno, con i corrispondenti stranieri in Italia Internazionale apre il festival, e negli ultimi anni si sono aggiunte anche altre conferenze più in profondità sul nostro paese. “Situazione anomala” la chiamano. E’ curioso vedere i sorrisetti e l’ironia dei corrispondenti stranieri quando raccontano le faccende del nostro strano paese. Non posso però condividere la loro allegria e la loro spensieratezza. Certo vivo a Madrid ora, ma quando Miguel Mora mi ha detto con occhio complice che non vedeva focolai di cambiamento per il nostro paese, ma che sempre ci rimaneva Madrid, qualcosa mi si è mosso dentro, qualcosa di doloroso. Anche se Internazionale con il festival apre una finestra sul mondo e ci sensibilizza sui problemi di tanti paesi lontani, alla fine, come dice David Rieff, è necessario fare un triage della crisi: scegliere la crisi più grave, quella con più urgenza di una soluzione. Per ciascuno il triage è qualcosa di molto personale, per me che da Madrid, anche attraverso gli articoli di Miguel Mora, guardo la mia Italia affondare, la mia emergenza prioritaria è il mio paese. Credo che tutti arriviamo al festival con delle questioni e dei dilemmi ben precisi in testa. I miei erano, a parte la situazione del mondo mussulmano, quella dell’Italia. E quest’anno una buona risposta ai miei dubbi l’ho avuta dall’Osservatorio sulle paure degli europei. L’Italia ha bisogno di maggior senso civico, come dicevano gli storici nella conferenza sull’Italia dell’anno scorso (Visti dagli altri. L’Italia invertebrata), e anche di maggior cultura, per pretendere decenza e chiarezza politica dai nostri governanti, o maggiore indipendenza e profondità dai nostri media.

Silvio Berlusconi, in fondo, è l’ultimo dei nostri problemi. Verbinsky quest’anno l’ha intuito: il dopo Berlusconi potrebbe essere difficile quanto il durante, anche se per ragioni diverse. L’eredità di questi anni di governo, mescolata con i problemi storici del nostro paese, sono diventati come una palla di neve in caduta dalla montagna che si ingigantisce e che rischia di travolgerci o ci ha già travolti e ci ha cambiati senza che realmente ce ne accorgessimo.

E’ una buona cosa assistere alle conferenze sull’Italia con migliaia di amici della tribù di Internazionale con cui condividere sfoghi e malinconia, ma alla fine del festival quel groppo di rabbia e di impotenza torna a farsi pesante. Ogni Tg, ogni giornale, ogni discussione leghista nel bar, ogni parola dura contro l’immigrato che chiede indicazioni stradali, diventano stiletti nella carne già debole e nello spirito già sfiancato.

Spesso la gente mi dice che in Spagna la crisi è peggiore. Può essere. A livello economico e sociale i dati rilevano numeri più preoccupanti, ma io che ci vivo e analizzo lo spirito degli spagnoli, sento che il loro approccio alla crisi è più fresco e più aggregante. Li ha sorpresi in pieno boom, gli ha rotto le uova nel paniere dell’ottimismo post franchista, e non sono disposti ad abbassare la testa. Gli italiani sono più soggiogati da una crisi che va avanti da tempo immemorabile. Hanno imparato in questi lunghi anni a fare i furbetti, a pensare ognuno per sé. Sopravvivenza, direi. Quando io ero piccola la Spagna era un paese quasi del terzo mondo, oggi ha la testa alta tra le potenze europee. Un gran passo in così pochi anni! Gli spagnoli sono ancora combattivi. Sono ridotti al giogo dalla crisi, ma si divincolano rabbiosi, guardano ancora al futuro con la speranza accanita di non mollare quello che stavano per ottenere. Perfino tra i giovani, nella quotidianità, le discussioni politiche sono molto più presenti ed animate. In Italia vedo più rassegnazione ed è logico, dato che sono anni che nulla cambia, anzi, peggiora. La popolazione è fortemente divisa e tristemente assopita da un teatrino sfiancante di notizie inutili ma asfissianti al punto da averci rintontito. Perché le voci più critiche vengono dall’estero? Perché lì l’aria è più limpida, le cose si vedono con una chiarezza disarmante. Da noi, quella chiarezza di visione è possibile solo attraverso giornali come Internazionale. Ma Internazionale è un settimanale, il resto dei giorni ci tocca l’oscurità. Il festival, è una volta l’anno, il resto del tempo ci tocca la solitudine.

 

Internazionale a Ferrara 2010

 

Alla fine del festival, tutti gli anni, mi chiedo dove sarò per il successivo festival, che cosa starò facendo. E poi mi chiedo come sarà l’Italia. Spero che non ci dovrà essere una conferenza di Italieni ad aprire il festival, e che accendendo i riflettori sul palco della commedia italiana, le cose siano cambiate e ci sia un personaggio come in Pirandello che urli: “Ma che finzione! Realtà, realtà, signori! Realtà!” Ora i riflettori si sono spenti e torno a pensare: dove sarà l’Italia al prossimo festival?

Samara Croci

Teem fondatore “Blog di Orazio” ©Samara Croci

P.S.: Riflettendoci credo che questa nostalgia per il festival sia il motivo per cui qualche mese fa con Raúl abbiamo creato il “blog di Orazio”, con la speranza che diventasse un luogo di discussione per la tribù di Internazionale. Un sogno disperato di continuare nel tempo quelle discussioni così stimolanti che affollano le viuzze di Ferrara nei tre giorni in cui la invadiamo.

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Internazionale a Ferrara: domenica, finale di folla

In2010, attualità, Internazionale a Ferrara, Islam, ITALIANO, politica internazionale, religione su 5 ottobre 2010 a 1:54 pm

Domenica: siamo agli sgoccioli, ma come sempre Internazionale ha riservato per quest’ultima giornata un finale con il botto. Due conferenze attirano l’attenzione di tutti concentrando le peggiori code di quest’edizione del Festival dove i tagliandi avevano finora contenuto le terribili attese. Le conferenze top sono quella su Islam ed Europa e quella sul giornalismo investigativo. Prima di arrivare però a queste, la mia mattinata è iniziata con un giretto per la piazza municipale con Raúl, dove si preparava la conferenza sulla spazzatura a tavola e gli scarti dell’industria alimentare. Raúl, per interesse professionale e anche, credo, per scroccare la colazione :) ha assistito a questa conferenza, non senza prima aver preso un buon caffè fresco con me al bar della piazza ;)

Io mi sono avviata con Edoardo alla conferenza sulla “Creatività al potere”, mentre la mia fidata corrispondente andava a quella di “Aiutare, soccorrere e proteggere: i civili nel mirino”. Dopo aver sentito racconti da tutti, devo dire che Edoardo ed io abbiamo scelto la peggiore, purtroppo. Pare che quella di “Aiutare, soccorrere e proteggere” fosse molto interessante, perché spiegava cosa fosse il Global Center for the Responsability to Protect. Comunque io mi sono recata alla conferenza “La creatività al potere”. Purtroppo non vedo cosa ci fosse in comune tra il titolo e la conferenza a cui abbiamo assistito. Certo, si parlava di riviste letterarie, ma senza nessun riferimento al loro ruolo nella società civile, a parte dire che erano un utile elemento di svecchiamento e di contro censura della Stampa. Della conferenza, potrei solo riportarvi alcuni link di riviste letterarie interessanti che potete trovare qui, sul il blog di Orazio. Adoro il moderatore, Goffredo Fofi, ma la prima domanda che invitava ogni relatore ad introdurre la sua storia e quella della sua rivista, ha tolto troppo tempo al dibattito che doveva spiegarne il potere e la necessità nel panorama dell’attualità mondiale. Io mi aspettavo una conferenza più simile a quella di quattro anni fa (Letteratura. Un mondo di storie: narrativa e giornalismo).

Dopo la conferenza, in previsione di un pomeriggio intenso, ci siamo dati appuntamento per mangiare una piadina in piedi, in fila per la conferenza sull’Islam: “Uno spettro si aggira per l’Europa”. Edoardo desiste, e decide di optare per il maxischermo, mentre Raúl entra per stare solo mezzora e riuscire a prendere il tagliando per la conferenza successiva con Dana Priest.

Con una deliziosa piadina di speck e fontina nello stomaco, ci apprestiamo allo spettacolo simil-televisivo della conferenza moderata da Lilli Gruber. I conferenzieri erano: Ian Buruma, Tariq Ramadan e Olivier Roy.

 

Uno spettro si aggira per l’Europa © Samara Croci

 

In sala c’è uno stuolo di ragazze con hijab colorati in testa, che all’arrivo di Tariq Ramadan urlano e applaudono emozionate come le groopies delle star del rock degli anni passati. Mia madre dice che le capisce dato che Tariq è un uomo affascinante. Io non penso sia solo quello. La realtà è che Ramadan è uno studioso d’Islam riformista ma anche molto spirituale, che capisce e parla dei problemi dei giovani mussulmani che vivono in Europa e che ogni giorno rinegoziano l’equilibro tra le esigenze quotidiane europee e le loro credenze religiose. L’entusiasmo di quelle ragazze era indirizzato ad un personaggio che le capiva, che le difendeva con le sue conferenze per il mondo, che sapeva spiegarne le inquietudini e sbatterle in faccia agli europei con il loro linguaggio.

Peccato che dopo tanto criticare il sistema della tv italiana, con i suoi dibattiti politici per “opinioni in pillole”, nel festival si ricrei una situazione simile, che non dà molto spazio all’approfondimento, ma più allo scontro e al dibattito a suon d’applausi del pubblico, che obbliga i relatori al contrattacco e alla difensiva. Le domande, più che per capire ed approfondire, erano fatte per pungolare e provocare. Il relatore che più mi è piaciuto è stato Olivier Roy che non cadeva nelle trappole facili del moderatore, ma riusciva a spiegare le cose in modo distaccato, disteso ed ottimista. Mi è venuta voglia di leggere il suo libro Global Muslim.

Sarà perché è un tema sul quale ho approfondito molto, ma esco da questa conferenza senza nuove chiavi d’interpretazione del tema. Non sento di potervi dire un gran che sulla conferenza, realmente mi è sembrato uno di quei dibattiti tv in cui alla fine potesti raccontare come uno ha lottato con l’altro su questo o quel tema, ma dove non si è progredito un gran che. Mi riservo di dedicare un articolo alle teorie di Tariq Ramadan quando abbia terminato alcuni dei suoi libri che ho comprato.

 

Reporter Top Secret, Dana Priest © Samara Croci

 

Usciamo di corsa da questa conferenza per prepararci all’altra: Reporter Top Secret con Dana Priest, Hu Shuli, Horacio Verbitsky e il moderatore, Antonio Stella. Purtroppo il problema del moderatore non del tutto appropriato, a mio avviso, si ripete amplificato,  sprecando un po’ la forza e le potenzialità degli ospiti. L’incontro si riduce alle domande su come siano state per ognuno degli invitati le loro prime investigazioni giornalistiche, su come la politica possa pilotare le inchieste giornalistiche per i suoi fini e sulla questione economica e organizzativa del giornalismo d’investigazione. Tutto però molto all’acqua di rose. Si è poi aggiunta una domanda su internet e una dal pubblico su quali siano le strategie di un giornalista d’investigazione. Grandi temi assenti sono stati wikileaks, le fondazioni private di giornalismo d’investigazione e i metodi alternativi di finanziamento (cose solo accennate). Dana Priest ha accennato al fatto che lavora con un’assistente ricercatrice, ma non si è approfondito il tema, ne si è parlato molto delle sue inchieste con cui ha vinto il premio Pulizer.

La conferenza comunque, fra alti, bassi e precipizi di gaffe di Stella, si conclude, a mio avviso, con la sensazione di aver perso un’opportunità per spremere a fondo tre dei migliori giornalisti al mondo, dei luminari di questa professione. Un peccato! Questo non toglie che durante la chiusura, quando Giovanni De Mauro compare con il sindaco di Ferrara per la chiusura del Festival, mi alzi ad applaudire entusiasta. Il festival di Ferrara continua ad essere un miracolo in questo paese. E se ora sono più esigente sulle conferenze, è proprio grazie ad Internazionale che mi ha fatto crescere e mi ha viziata in questi anni con incontri incredibili.

 

Fine festival e foto ricordo © Samara Croci

 

Mi sarebbe piaciuto andare a vedere The Red Chapel, ma sono già passate le 19 quando usciamo dal Teatro. Con Raúl ed Edoardo ci facciamo delle foto ricordo, e dopo delle buonissime tagliatelle con il ragù, si torna a Milano con un bagagliaio pieno di panfortini al cioccolato e libri, entrambi scorte di dolcezza che serviranno a sopportare il resto dell’anno senza Ferrara e senza il festival. Arrivederci, al prossimo anno.

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Internazionale a Ferrara: sabato, la lunga strada verso il kebab

In2010, attualità, Cina, Internazionale a Ferrara, ITALIANO, Loretta Napoleoni, politica internazionale su 5 ottobre 2010 a 1:33 pm

La giornata di sabato a Ferrara è iniziata all’insegna della fame. Non la nostra, che eravamo ben nutriti dal pasticcio ferrarese con bignè e ragù, ma quella di cui si parlava nella conferenza “Quando il cibo non basta” con il grande David Rieff (e i suoi stivali texani), Stephane Doyon di Medici senza frontiere e Giovanni Porzio dell’Espresso, come moderatore. La conferenza è stata molto interessante. Il primo punto da chiarire è stata la differenza tra denutrizione e malnutrizione. La prima si verifica nel caso di conflitti e guerre, la seconda è più silenziosa e invisibile, ma si sviluppa durante un tempo molto più lungo. Quest’ultima, la malnutrizione, colpisce 195 milioni di bambini nel mondo che la soffrono in forma cronica. E’ la mancanza, soprattutto dalla nascita ai 2 anni, d’elementi nutritivi fondamentali, e può causare danni celebrali, ritardi nello sviluppo e crollo delle difese immunitarie. Per questo ogni anno muoiono dai 3 ai 5 milioni di bambini per malnutrizione o malattie ad essa collegate. Il dato più scioccante però è che per tutto ciò, esiste già una cura. Sono i “ready to use terapeuthic food”, una cura di principi nutritivi che viene fatta durante un ricovero in ospedale. Il problema è che i costi di queste cure sono piuttosto alti, e i fondi che arrivano a questi programmi, sono scarsi perché non sono casi di emergenze, non ci sono foto tragiche da mostrare per raccogliere gli aiuti e quindi la società non si mobilita facilmente. Rieff con la semplicità e la schiettezza che sempre contraddistingue i suoi interventi, ha detto che è inevitabile che ci sia un “triage” delle crisi, cioè che nella scelta del progetto su cui investire, si intervenga sul più impellente, sulle emergenze. Ha poi citato il motto della stampa americana “if it bleeds, it leads” (se sanguina, vince!) per la scelta di quali emergenze finiscano in prima pagina. Altro elemento che rende difficile l’intervento, a parte la mancanza d’attenzione mediatica, è la reticenza dei governi nel dichiarare che la loro popolazione stia soffrendo di malnutrizione. Questa parola pare richiami altri concetti come fame e carestia, che a loro volta provocano instabilità sociale e politica, cose di cui i governi hanno il terrore. Inoltre, essendo un problema che soprattutto riguarda i bambini, non c’è neppure il rischio che si crei un movimento di protesta. Semplicemente soffrono in silenzio.

In questo campo, i casi d’intervento con successo sono quelli del Brasile e della Cina (cosa che corrobora l’entusiasmo di Loretta Napoleoni nella sua analisi dei recenti cambiamenti in Cina). Un pessimo intervento è invece quello dell’India la cui situazione di malnutrizione ascende a livelli tragici. Il 38% dei bambini di questo paese ne soffre (un livello eguagliato solo dal Congo).

La successiva conferenza è stata quella sulla Corea del nord: “Dietro le quinte del regime”, un tema del quale ammetto che ero a digiuno. I conferenzieri erano Mads Brügger, Pepe Escobar e Brian Reynolds Myers con Junko Terao di Internazionale come moderatrice. Il più interessante è stato Brian Reynolds Myers, autore del libro The Cleanest Race. Lui è stato quello che ha introdotto i punti principali del dibattito per poi coinvolgere agli altri. Si è parlato fondamentalmente dell’errata definizione della dittatura coreana. Secondo il signor Myers, la Corea del nord non è una dittatura marxista con tocchi di confucianesimo come spesso si dice, ma è una dittatura quasi fascista e più simile al Giappone dell’epoca imperiale, con forti tocchi razziali e razzisti. Infatti, il libro di Myers tratta dell’ossessione dei coreani per la purezza della loro razza, un tema che è alla base anche dell’antiamericanismo coreano. Altro punto interessante affrontato è stato l’inadeguatezza degli interventi della dittatura nelle sfide economiche e sociali. E proprio per coprire questo suo grave ritardo, la dittatura ha puntato tutto sullo spauracchio dell’antiamericanismo e della potenza militare e atomica.

Malgrado sia una dittatura, l’appoggio politico al dittatore Kim Jong, non si basa solo sulla dura repressione, ma anche su una legittimazione di massa. Il leader è adorato come una figura genitoriale da molti coreani, e la sfida in questi anni sarà per il figlio del leeder che dovrà subentrare. Egli, essendo vissuto in Svizzera durante i suoi studi e durante gli anni più duri della storia nord coreana, dovrà dimostrare d’essere ancora un vero coreano e di non aver assorbito i deboli costumi della nostra “razza”.

Alla conferenza c’era anche Mads Brügger, il regista di The Red Chapel, un documentario, pare, molto carino, basato sulla storia di una finta compagnia teatrale danese (Mads è un giornalista, ma si è finto artista di teatro) che si reca in Corea del nord per uno scambio culturale e filma di nascosto la vita quotidiana in uno dei paesi più chiusi al mondo.

Dalla Corea, con le sue chiusure e le sue bugie dittatoriali, mi sono recata alla conferenza: “Le Paure degli europei” dove, in anteprima, hanno presentato gli ultimi dati d’ottobre del Rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza. I dati emersi da questa conferenza sono stati illuminanti, e servono come base per molte altre conferenze o interventi ascoltati in questi giorni, soprattutto sulla singolarità dell’Italia, con le sue paure, il suo strano sistema dei media ed il suo aberrante teatrino politico. Proprio per le sue connessioni con altri temi e conferenze, credo meriti un articolo a sé. Vi dirò solo che l’anomalia italiana non risiede tanto nella testa di noi cittadini italiani, quanto nel nostro sistema mediatico. Le nostre paure non differiscono da quelle degli altri popoli europei, però una differenza enorme è la rappresentazione distorta che delle nostre paure danno i media italiani, molto spesso pilotandola a fini politici. Presto approfondirò il tema, intanto, un ringraziamento ad Unipolis per averlo finanziato  e all’Osservatorio di Pavia e a Demos&Pi per averlo realizzato ed avercelo presentato. Spero che quell’aumento di fondi di cui si è parlato nella conferenza arrivi, perché mi pare un lavoro veramente importante.

Mentre la mia fedele corrispondente andava alla conferenza su Obama e la destra americana, di cui vi scriverò presto qualcosa dai suoi appunti, io mi sono recata alla presentazione di Maonomics, il libro di Loretta Napoleoni.

Loretta Napoleoni a Ferrara 2010 ©Samara Croci

In realtà il libro l’avevo già letto, ma Loretta è sempre Loretta, e al festival ha sempre un pubblico affiatato. E non è stata una delusione. La presentazione è stata scandita dalle domande di Giovanni De Mauro, direttore d’Internazionale, e da alcune del pubblico. Il libro di Loretta vuole essere un’analisi su di noi e la crisi economica che recentemente ci ha colpiti, usando la lente del boom economico cinese. Secondo Loretta, malgrado i problemi che la Cina ha ancora, il suo boom e il suo sistema economico può avere diverse cose da insegnarci. Anche su questa conferenza prometto un post più esteso, integrato anche da alcuni concetti del libro. Il punto di partenza è molto interessante, e perfino coloro che non amano la Cina dovranno ammettere che l’analisi della Napoleoni offre spunti importanti di riflessione, soprattutto sulle scelte degli ultimi anni fatte dai nostri paesi e dai nostri governanti.

La mia serata si è chiusa nel chiostro di San Lorenzo con la proiezione fotografica di Christian Caujolle sul tema, iniziato la sera prima, del viaggio. I fotografi di cui si è parlato con i link alle loro foto, li potete trovare nel Blog di Orazio. Io sono rimasta particolarmente colpita dal reportage di Juan Manuel Castropietro in Perù e dalle foto dei guardiani dei musei russi fatte dall’americano Andy Freiberd.

Comprando un kebab a Ferrara ©Samara Croci

Aspettando il kebab © Samara Croci

Domani è un altro giorno, e mezza infreddolita mi avvio con Raúl ed Edoardo a mangiare un kebab all’inizio di via Mazzini. Abbiamo passato un’ora di simpatica coda chiacchierando, con fondo musicale turco (Raúl sa il nome del cantante). Alla fine è valsa la pena, la piadina con il kebab era deliziosa!

Samara Croci

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Democrazia o ideologia?

In2010, attualità, Internazionale a Ferrara, ITALIANO, politica internazionale, politica italiana su 1 ottobre 2010 a 11:47 pm

dal Festival di Internazionale a Ferrara 2010 (4° edizione)

Siamo alla conferenza di “Informazione e potere: l’anomalia italiana”. Il vicedirettore d’Internazionale ha appena finito di dire, in coda alla conferenza, che le domande del pubblico dovranno essere brevi, ed essere domande, non dichiarazioni! E subito, il primo intervento, rompe le richieste appena fatte. Però, è da qui che voglio iniziare perché, anche un intervento banale, se colto da bravi conferenzieri, può aprire una breccia interessante su un tema. Allora, un vecchietto si alza, e dice ai quattro conferenzieri sul palco (Miguel Mora, Gerhard Mumelter, Alexander Stille e Antonio Padellaro) che tutti loro sono di una fazione, e non ci sono rappresentanti della fazione opposta e, aggiunge con enfasi: “siete tutti comunisti!”. La sala ridacchia, ma, se non sbaglio, è Stille a prendere la parola e a non lasciarsi sfuggire l’occasione per dare una chiave importante che forse spiega il punto della conferenza, più ancora che il resoconto dell’ora e mezza precedente.
La conferenza voleva affrontare l’annoso e, ormai per molti già insopportabile, problema dell’Italia e della sua anomalia politica e mediatica. Perché dico che la domanda del signore ha toccato un punto fondamentale? Perchè Stille subito ribatte che ormai alcuni considerano che parlare di conflitto di interessi sia una cosa di sinistra, quando invece è un problema di regole. E’ un problema di democrazia e di società liberale, con una divisione dei poteri, non un problema d’ideologie.
E forse, questo misunderstanding è ciò che sta alla base dell’anomalia italiana di cui si è cercato di parlare nella conferenza: un incomprensione tra ciò che è ideologia e ciò che è democrazia, tra ciò che è opinione politica ed i fatti ed i problemi reali.
Nella conferenza si è parlato tra le altre cose, dell’eccesso d’opinioni da un lato, e, dall’altro, della mancanza di fatti e di notizie che raccontino la vita reale della gente e i suoi problemi, più che i battibecchi della Casta. D’altra parte, come hanno fatto notare, il giornalismo degli opinionisti tv è molto più economico di un giornalismo di investigazione sui fatti!
Altra questione è la connivenza di una sinistra che non si è opposta a Berlusconi dall’inizio, per esempio rifiutandosi di battersi per la legge contro il conflitto d’interessi, ma che ha cercato di preservare la sua posizione di potere, e quindi lo status quo. Miguel Mora, corrispondente de El Pais, ha rimarcato come, a parte il teatrino della politica, una cosa pericolosa siano le ritorsioni personali messe in atto contro gli avversari politici,  com’è stato il caso Signorini o le vicende di Lele Mora e compagnia.
Altra unicità italiana sottolineata dai conferenzieri, è la situazione degli editori, che in Italia, non sono mai editori puri, ma imprenditori provenienti da altri ambiti e con forti interessi esterni.
E d’interessi si parla anche nel caso dell’Albo dei Giornalisti, un’istituzione tutta italiana che Mumelter propone di eliminare immediatamente (guadagnandosi l’applauso del pubblico in sala).
Personalmente, vorrei aggiungere che alla fine della conferenza mi sono avvicinata al signor Miguel Mora per fargli sapere, ironicamente, che il momento peggiore per noi espatriati italiani in Spagna, è la mattina quando a colazione apriamo El Pais e vediamo che c’è un suo articolo. E’ un puro momento di terrore! Lui mi ha risposto con un sorrisone e una scusa velata, ma dicendo che ovviamente non si può fare a meno di criticare all’occorrenza l’Italia. Poi gli ho chiesto se intravede dei focolai di cambiamento in Italia, in qualche personaggio o gruppo (Vendola o il popolo viola tra gli altri). Mi ha detto che gli piacerebbe, e che lo vede come una cosa inevitabile prima o poi, ma che per il momento non è chiaro da dove possa venire quella scintilla. Poi, tra i denti, mi ha sussurrato in tono d’intesa: “al massimo ci rimane sempre Madrid”. :(
Con l’amaro in bocca che sempre ci lasciano queste conferenze, sono andata a quella su Lula e il Brasile (Il Gigante al voto. Comincia il dopo Lula). Interessante, non c’è che dire, ma è dura sopportare una conferenza così ottimista dopo quello che c’era arrivato in testa sulla situazione dell’Italia! Si è parlato del grande balzo in avanti in questi anni di governo Lula in Brasile, delle famiglie passate dalla povertà ad un livello di classe media, e delle sfide che dovrà raccogliere la delfina di Lula, Dilma Rousseff.

Ad Alt(r)a voce © Samara Croci

Mi ha colpito invece meno la conferenza dal titolo “Ad alt(r)a voce” in cui si parlava di media interculturali. Mi aspettavo un riflessione più ampia sulla convivenza si culture, che non c’è stata tanto, ma mi è stata utile per venire a conoscenza di alcune realtà molto interessanti (soprattutto in Emilia) che elencherò sul blog di Orazio con i relativi link.
Il finale della giornata è stato certamente in salita con la conferenza di Robert FiskCronache Mediorientali”. Il magnifico corrispondente d’Indipendent, è tornato a Ferrara per parlarci, con le sue incredibili doti oratorie e la sua simpatia, di cosa succede tra il Medio Oriente e l’Occidente. Fisk è rimasto in piedi un’ora, con il suo leggio, muovendosi e raccontando storie e analizzando il linguaggio dell’informazione e le sue trappole. La sua conferenza merita un articolo a parte che scriverò presto. Due punti m’interessa riportarvi brevemente. Fisk ha fatto notare la mancanza di lungimiranza e di capacità di predizione degli attuali politici, opponendola con la visione della vecchia generazione di politici che avevano fatto e conoscevano bene le guerre e potevano prevederne gli esiti come esperti giocatori di scacchi (un esempio citato è quello di Churchill). Altro punto dolente, che mi preme riportare, è che quest’uomo, che ha passato la vita in Medio Oriente studiandone le storie e i conflitti, ha detto di non vedere un futuro positivo per la questione palestinese. Crede che tutto finirà con uno stato israeliano e che i palestinesi saranno cacciati o saranno cittadini di secondo grado d’Israele. Triste, e detto da lui, una terribile previsione che ha confini molto reali!


Nell’insieme, la giornata è stata abbastanza intensa e, rispetto ad altri venerdì dei precedenti tre festival a cui ho partecipato, c’è stata un’affluenza sproporzionata, cosa che mi fa preoccupare per le giornate di domani e domenica, anche se infondo, come sempre, mi rende anche felice. Spero sempre che la partecipazione a festival come questi, possa essere il barometro della salute del nostro paese o almeno di una parte di esso!
Ecco il breve resoconto della giornata, ci vediamo domani, e a presto per approfondimenti su questi temi.

Samara Croci

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Caricamento programma ossigenazione mentale: Internazionale a Ferrara 2010

In2010, attualità, Internazionale a Ferrara, Internet/blog, ITALIANO su 26 settembre 2010 a 10:30 pm

©Samara Croci

Non so se vi ricordate i giorni prima dell’inizio delle lezioni all’università. L’emozione di quello che verrà, delle lezioni che parleranno di quello che finalmente avete scelto, dei nuovi compagni che condividono la vostra passione per un argomento, delle penne nuove, del quaderno, dell’agenda e del planning delle lezioni settimanali. Ormai quei tempi sono passati, alcuni degli anni più belli che ricordo. La sensazione però di questi giorni, mentre aspetto il festival d’Internazionale a Ferrara (1,2,3 ottobre, 2010), è la stessa!
Per me è il terzo anno del festival, e il secondo anno che prendo un volo da Madrid apposta per raggiungere la bella Ferrara e partecipare a quest’evento emozionante. Come nelle settimane prima d’iniziare l’università, sto leggendo il programma del festival, studio i dossier sui conferenzieri, preparo appunti e cerco di incastrare il maggior numero di conferenze possibili. In parallelo, contatto gli amici che in quest’ultimo anno o in questi ultimi anni, in alcuni casi, ho conosciuto grazie ad Internazionale e al festival. Alcuni li conosco di persona e non vedo l’ora di rivederli, altri, via fb, e spero ci conosceremo li.
Ho già parlato di cos’è l’otaku, per cui c’è poco ancora da aggiungere, tranne che questo sarà un nuovo momento per celebrare insieme la nostra passione per l’attualità e l’informazione. Per la tribù degli Internazionalisti, sarà La cerimonia sacra! Sarà qualcosa comparabile alla scena di Avatar in cui i membri della tribù si uniscono in una rete di condivisione e d’energia.
Sono emozionata mentre preparo la valigia per il mio volo. Controllo di avere tutto: i miei taccuini degli anni passati in cui ci sono gli appunti delle conferenze di allora, le mie penne, il programma, la macchina fotografica…  Fin dalla prima edizione ho scoperto che per me i tre giorni del festival erano una specie di portale spazio tempo. Un mondo a parte, con alcune caratteristiche in comune con quello che spesso succede in vacanza. In quei tre giorni il tempo si smaglia, le conferenze si susseguono, così come le ore in coda a parlare con sconosciuti che la maggior parte delle volte condividono la passione per questa rivista incredibile, e in generale, per tutta l’attualità italiana e internazionale. Sono tre giorni che diventano quasi un mese, intensissimi! Li paragonerei a quella frazione di secondo in cui in Matrix i personaggi si fanno caricare dei programmi d’addestramento. Caricamento: programma ossigenazione del cervello. Caricato. E zip, in tre giorni a Ferrara si assimilano le chiavi dell’attualità, le dritte su quello che succede nel mondo, gli stimoli per risvegliarsi.
Mi piacerebbe cercare di convincervi a venire, ma purtroppo c’è un serio ostacolo. Ferrara è stupenda per quest’evento, perché è a misura d’uomo ed accoglie il popolo di Internazionale come una casetta di marzapane. Il problema però è che, già un mesetto fa, era difficile trovare un alloggio per quei giorni, ora è impossibile. Per cui, anche se continuo a sperare che troviate una camera da qualche parte, se così non fosse, vi farò da megafono del festival attraverso il blog. Scriverò sia sul mio blog, sia sul “blog di Orazio”, insieme a Raúl, per brevi notizie e link che emergano interessanti.
Spero sarete con me al festival, virtualmente o in carne ed ossa. Sarà emozionante, come sempre! A tutti, buone code, buone chiacchierate e buone conferenze!

Rimanete connessi…a breve, caricamento programma ossigenazione mentale: “Internazionale a Ferrara 2010″

Giovedì sera, l'infopoint si prepara ©Samara Croci

Samara Croci

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il libretto del festival

Programma in inglese (english)

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