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Internazionale a Ferrara: sabato, la lunga strada verso il kebab

In2010, attualità, Cina, Internazionale a Ferrara, ITALIANO, Loretta Napoleoni, politica internazionale su 5 ottobre 2010 a 1:33 pm

La giornata di sabato a Ferrara è iniziata all’insegna della fame. Non la nostra, che eravamo ben nutriti dal pasticcio ferrarese con bignè e ragù, ma quella di cui si parlava nella conferenza “Quando il cibo non basta” con il grande David Rieff (e i suoi stivali texani), Stephane Doyon di Medici senza frontiere e Giovanni Porzio dell’Espresso, come moderatore. La conferenza è stata molto interessante. Il primo punto da chiarire è stata la differenza tra denutrizione e malnutrizione. La prima si verifica nel caso di conflitti e guerre, la seconda è più silenziosa e invisibile, ma si sviluppa durante un tempo molto più lungo. Quest’ultima, la malnutrizione, colpisce 195 milioni di bambini nel mondo che la soffrono in forma cronica. E’ la mancanza, soprattutto dalla nascita ai 2 anni, d’elementi nutritivi fondamentali, e può causare danni celebrali, ritardi nello sviluppo e crollo delle difese immunitarie. Per questo ogni anno muoiono dai 3 ai 5 milioni di bambini per malnutrizione o malattie ad essa collegate. Il dato più scioccante però è che per tutto ciò, esiste già una cura. Sono i “ready to use terapeuthic food”, una cura di principi nutritivi che viene fatta durante un ricovero in ospedale. Il problema è che i costi di queste cure sono piuttosto alti, e i fondi che arrivano a questi programmi, sono scarsi perché non sono casi di emergenze, non ci sono foto tragiche da mostrare per raccogliere gli aiuti e quindi la società non si mobilita facilmente. Rieff con la semplicità e la schiettezza che sempre contraddistingue i suoi interventi, ha detto che è inevitabile che ci sia un “triage” delle crisi, cioè che nella scelta del progetto su cui investire, si intervenga sul più impellente, sulle emergenze. Ha poi citato il motto della stampa americana “if it bleeds, it leads” (se sanguina, vince!) per la scelta di quali emergenze finiscano in prima pagina. Altro elemento che rende difficile l’intervento, a parte la mancanza d’attenzione mediatica, è la reticenza dei governi nel dichiarare che la loro popolazione stia soffrendo di malnutrizione. Questa parola pare richiami altri concetti come fame e carestia, che a loro volta provocano instabilità sociale e politica, cose di cui i governi hanno il terrore. Inoltre, essendo un problema che soprattutto riguarda i bambini, non c’è neppure il rischio che si crei un movimento di protesta. Semplicemente soffrono in silenzio.

In questo campo, i casi d’intervento con successo sono quelli del Brasile e della Cina (cosa che corrobora l’entusiasmo di Loretta Napoleoni nella sua analisi dei recenti cambiamenti in Cina). Un pessimo intervento è invece quello dell’India la cui situazione di malnutrizione ascende a livelli tragici. Il 38% dei bambini di questo paese ne soffre (un livello eguagliato solo dal Congo).

La successiva conferenza è stata quella sulla Corea del nord: “Dietro le quinte del regime”, un tema del quale ammetto che ero a digiuno. I conferenzieri erano Mads Brügger, Pepe Escobar e Brian Reynolds Myers con Junko Terao di Internazionale come moderatrice. Il più interessante è stato Brian Reynolds Myers, autore del libro The Cleanest Race. Lui è stato quello che ha introdotto i punti principali del dibattito per poi coinvolgere agli altri. Si è parlato fondamentalmente dell’errata definizione della dittatura coreana. Secondo il signor Myers, la Corea del nord non è una dittatura marxista con tocchi di confucianesimo come spesso si dice, ma è una dittatura quasi fascista e più simile al Giappone dell’epoca imperiale, con forti tocchi razziali e razzisti. Infatti, il libro di Myers tratta dell’ossessione dei coreani per la purezza della loro razza, un tema che è alla base anche dell’antiamericanismo coreano. Altro punto interessante affrontato è stato l’inadeguatezza degli interventi della dittatura nelle sfide economiche e sociali. E proprio per coprire questo suo grave ritardo, la dittatura ha puntato tutto sullo spauracchio dell’antiamericanismo e della potenza militare e atomica.

Malgrado sia una dittatura, l’appoggio politico al dittatore Kim Jong, non si basa solo sulla dura repressione, ma anche su una legittimazione di massa. Il leader è adorato come una figura genitoriale da molti coreani, e la sfida in questi anni sarà per il figlio del leeder che dovrà subentrare. Egli, essendo vissuto in Svizzera durante i suoi studi e durante gli anni più duri della storia nord coreana, dovrà dimostrare d’essere ancora un vero coreano e di non aver assorbito i deboli costumi della nostra “razza”.

Alla conferenza c’era anche Mads Brügger, il regista di The Red Chapel, un documentario, pare, molto carino, basato sulla storia di una finta compagnia teatrale danese (Mads è un giornalista, ma si è finto artista di teatro) che si reca in Corea del nord per uno scambio culturale e filma di nascosto la vita quotidiana in uno dei paesi più chiusi al mondo.

Dalla Corea, con le sue chiusure e le sue bugie dittatoriali, mi sono recata alla conferenza: “Le Paure degli europei” dove, in anteprima, hanno presentato gli ultimi dati d’ottobre del Rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza. I dati emersi da questa conferenza sono stati illuminanti, e servono come base per molte altre conferenze o interventi ascoltati in questi giorni, soprattutto sulla singolarità dell’Italia, con le sue paure, il suo strano sistema dei media ed il suo aberrante teatrino politico. Proprio per le sue connessioni con altri temi e conferenze, credo meriti un articolo a sé. Vi dirò solo che l’anomalia italiana non risiede tanto nella testa di noi cittadini italiani, quanto nel nostro sistema mediatico. Le nostre paure non differiscono da quelle degli altri popoli europei, però una differenza enorme è la rappresentazione distorta che delle nostre paure danno i media italiani, molto spesso pilotandola a fini politici. Presto approfondirò il tema, intanto, un ringraziamento ad Unipolis per averlo finanziato  e all’Osservatorio di Pavia e a Demos&Pi per averlo realizzato ed avercelo presentato. Spero che quell’aumento di fondi di cui si è parlato nella conferenza arrivi, perché mi pare un lavoro veramente importante.

Mentre la mia fedele corrispondente andava alla conferenza su Obama e la destra americana, di cui vi scriverò presto qualcosa dai suoi appunti, io mi sono recata alla presentazione di Maonomics, il libro di Loretta Napoleoni.

Loretta Napoleoni a Ferrara 2010 ©Samara Croci

In realtà il libro l’avevo già letto, ma Loretta è sempre Loretta, e al festival ha sempre un pubblico affiatato. E non è stata una delusione. La presentazione è stata scandita dalle domande di Giovanni De Mauro, direttore d’Internazionale, e da alcune del pubblico. Il libro di Loretta vuole essere un’analisi su di noi e la crisi economica che recentemente ci ha colpiti, usando la lente del boom economico cinese. Secondo Loretta, malgrado i problemi che la Cina ha ancora, il suo boom e il suo sistema economico può avere diverse cose da insegnarci. Anche su questa conferenza prometto un post più esteso, integrato anche da alcuni concetti del libro. Il punto di partenza è molto interessante, e perfino coloro che non amano la Cina dovranno ammettere che l’analisi della Napoleoni offre spunti importanti di riflessione, soprattutto sulle scelte degli ultimi anni fatte dai nostri paesi e dai nostri governanti.

La mia serata si è chiusa nel chiostro di San Lorenzo con la proiezione fotografica di Christian Caujolle sul tema, iniziato la sera prima, del viaggio. I fotografi di cui si è parlato con i link alle loro foto, li potete trovare nel Blog di Orazio. Io sono rimasta particolarmente colpita dal reportage di Juan Manuel Castropietro in Perù e dalle foto dei guardiani dei musei russi fatte dall’americano Andy Freiberd.

Comprando un kebab a Ferrara ©Samara Croci

Aspettando il kebab © Samara Croci

Domani è un altro giorno, e mezza infreddolita mi avvio con Raúl ed Edoardo a mangiare un kebab all’inizio di via Mazzini. Abbiamo passato un’ora di simpatica coda chiacchierando, con fondo musicale turco (Raúl sa il nome del cantante). Alla fine è valsa la pena, la piadina con il kebab era deliziosa!

Samara Croci

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In cerca di volatilità?

Inattualità, ITALIANO, Loretta Napoleoni, pensieri sparsi su 12 maggio 2010 a 9:09 pm

statue parco di Praga ©Samara Croci

“Era più o meno il 1999, e io ero già assurto alle cronache italiane come uno che stava rivoluzionando il processo decisionale di investimento di un ente previdenziale e quindi tutti volevano parlare con me. Venne a trovarmi una delle tante iene travestite da educati broker della City, uno di quelli che riusciva a farsi il Porche e la casa a South Kensington con un solo anno di bonus. Disse: “Paolo, devi assolutamente comprarti della volatilità”. Io rimasi molto perplesso e detti l’unica risposta possibile in quel momento: “Ma la volatilità si vende?”. “Certo, come no, anzi adesso la danno via a prezzi di saldo”. Mi ci volle un po’ di tempo per capire che non stavamo parlando di televisori o di divani, ma della roba più immateriale, più eterea e impalpabile che esista al mondo. (…) Oggi, mio malgrado, vendo e compro volatilità senza neanche farci più caso, ma il malessere quando torno a casa è evidente e la notte sogno di costruire bulloni per avvitare tubi Innocenti. “ (Intervista a Paolo Tosi, gennaio 2010).

Quest’estratto viene dal libro che sto leggendo, Maonomics, di Loretta Napoleoni. Non l’ho ancora finito, quindi non mi addentro nei contenuti del libro. Basti dire però che questo paragrafo è inserito in un capitolo dal titolo: “Neoliberismo finanziario predatore”, che parla degli squali dell’alta finanza che trafficavano e speculavano in derivati “fuffa”, gonfiando la bolla finanziaria. Una storia che ormai conosciamo fin troppo bene.

Però il trafiletto mi ha spinto ad una piccola riflessione. Non solo la nostra economia occidentale e i nostri governi in questi anni si sono lasciati andare alla volatilità della finanza che non produce nulla, ma specula solo su valori ipotetici di cose lontane e, appunto, volatili, ma anche le nostre vite sono diventate volatili. La cosa non è necessariamente un male, perché può avere aspetti positivi, però si che è interessante indagare sul fenomeno.

Molti di noi hanno amici virtuali, incontrati semplicemente su fb con cui chiacchierano e condividono esperienze. Altri avranno una account di Anobii dove riuniscono la loro libreria virtuale e si scambiano recensioni. Se poi qualcuno si è già comprato l’ipad, non avrà neppure una copia cartacea dei suoi libri, piuttosto una manciatina di bit. Stessa cosa per le riviste. I soldi con cui viviamo, facciamo acquisti e che, se siamo fortunati, mettiamo da parte, sono virtuali e ben l’ha sperimentato qualcuno con l’ultima crisi, quando è andato a ritirare i suoi soldini dal conto e ha scoperto che, anche li, c’era solo una manciatina di bit. Le case in cui viviamo appartengono per la maggior parte, alle banche: un po’ come dire, a tutti e a nessuno, dato che è difficile dire chi possieda cosa. Ricordo una divertentissima scena del film Louise-Michel (2009) in cui le operaie di una fabbrica cacciate, decidono di vendicarsi uccidendo il proprietario. Si mettono allora alla sua ricerca ma seguendo le tracce della dirigenza, scoprono d’essere parte di una multinazionale che in fin dei conti non esiste, e seguendo l’investigazione, arrivano ad una cassetta postale in Belgio o Svizzera con solo una sigla. Dietro tutte le fabbriche del gruppo, dietro tutti gli uffici, i lavoratori stipendiati e i milioni di euro mossi, non c’è nessuno, nessuno a cui esigere responsabilità, nessuno a cui dare la colpa. Un sistema perfetto e diabolico, fondato sulla volatilità.

L’anno scorso, quando sono stata in Islanda, ricordo di essermi chiesta di cosa vivevano gli islandesi. Non avevano grandi industrie e quelle poche che c’erano erano in disuso. Coltivazioni, non ne avevano, e i pascoli, erano enormi, ma abbastanza rinsecchiti, senza contare le dure condizioni del clima! Pescherecci, ci saranno anche stati, ma io non l’ho quasi mai visti solcare il mare dalla coste. Ora, nel libro dalla Napoleoni, scopro che vivevano di speculazione finanziaria! “Vivevano”, in passato, perché ora, la loro volatilità si è trasformata in un fin troppo “materiale” debito nazionale pari a 850 volte il loro Pil.

Vista la volatilità che pervade i nostri tempi, non c’è da sorprendersi se gli esperti annunciano che la piaga del prossimo decennio sarà la depressione. Una malattia che non si spiega con cause chiare, che non si manifesta con sintomi precisi, che è volatile per eccellenza e che miete vittime senza sosta.

"Sacchetto vuoto" ©Samara Croci

Ricordo l’anno scorso, prima di intraprendere il Cammino di Santiago, quando mia madre mi aveva mandato lo zaino da trekking dall’Italia, e dentro ci aveva messo delle cose per il viaggio. Tra queste, c’era un sacchetto arrotolato, con un’etichetta che diceva: “sacchetto vuoto”. E’ curioso no? Uno che manda dall’Italia alla Spagna un “sacchetto vuoto”. Mi era sembrato molto buffo. La verità è che però il sacchetto mi è stato utile, ricordo di averci accumulato le conchiglie raccolte sulle spiagge del Cammino e i legnetti. Regalare o mandare a qualcuno un sacchetto vuoto non è un delitto, ma lo scopo del vuoto, è il metterci qualcosa, il dargli un significato.

La nostra economia non può continuare a speculare con la finanza mentre le fabbriche che producono merci si spostano ad oriente, i nostri soldi non possono essere solo virtuali, in mano ad enti bancari che s’indebitano per 30 volte il loro capitale e dietro cui, scava che ti scava, non c’è nessun responsabile. Il denaro non può solo generare altro denaro, deve essere uno strumento di produttività, d’investimenti reali.

Attenzione ai “sacchetti vuoti”, la volatilità sembra innocua, ma può costare carissima.

Samara Croci

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Un video divertentissimo sui derivati:

“Vedo un uomo così stanco del giorno, che nei suoi vestiti c’è solo un’ombra”

“Quando perdemmo il lavoro, ci accorgemmo che vivere senza questa sofferenza sicura, era peggio che vivere sotto la sua costrizione. Poiché il nostro ambiente, che avessimo o no il lavoro, ci considerava dei falliti, lo diventammo anche ai nostri occhi. Benché esaminassimo tutti i motivi e li trovassimo tutti validi, continuavamo a sentirci così. Eravamo fiacchi, stufi delle dicerie sulla morte eminente del dittatore, stanchi dei morti per fuga, sempre spinti verso l’ossessione della fuga senza accorgercene” ( Il paese delle prugne verdi, Herta Muller)

Buon compleanno BLOG!

InInternet/blog, ITALIANO, Loretta Napoleoni, pensieri sparsi, Roberto Saviano su 25 febbraio 2010 a 11:19 pm

PERU' tempio Raqchi ©Samara Croci

Questo blog è iniziato un po’ per caso, durante una lezione del master di giornalismo investigativo, mentre un professore ci spiegava cos’era il giornalismo on line. Mi sono iscritta a WordPress circa un anno fa ma per diversi mesi il blog è rimasto vuoto, in attesa. Il primo articolo è arrivato il 25 settembre del 2009, giusto 5 mesi fa. Le ragioni che mi hanno spinta a riempire questi bit vergini di parole, le ho già espresse nell’articolo: Scrivere per vivere.

Ho scritto in questo blog tanti articoli diversi. Li ho scritti tutti perché pensavo fosse importante per me farlo, perché mi emozionavano i temi e perché scrivendo, mi chiarivo le idee che si erano ingarbugliate in testa. Ora, sono passati 5 mesi, ho scritto 37 articoli e ricevuto 16.550 visite. Un’avventura emozionante. E’ stato bellissimo vedere la risposta della gente ad alcuni articoli. Mi sono emozionata leggendo ognuno dei 96 commenti lasciati nel blog. Erano inaspettati. Alcuni lanciavano sfide, altri appoggiavano le mie posizioni e molti le completavano.

Per i cinque mesi di compleanno del blog volevo ringraziare chiunque sia passato di qui a dare un’occhiatina, ma anche tutte le mie fonti che sono le persone che hanno condiviso con me le esperienze della vita reale e quelli che mi hanno ispirata negli anni, e continuano a farlo. Sarà stupido forse, ma hanno alimentato, magari a loro insaputa, quello che sono oggi. Grazie quindi anche a: Internazionale (un giornale, per molti, ma per me una finestra sul mondo), Roberto Saviano, Loretta Napoleoni, la piccola comunità di guiris con cui condivido questo “tratto di strada”, i professori Gagliardo, Canova, Maggioni, Chiaramonte e Sanino. E poi, le persone che mi hanno “toccata” in questi anni, con cui ho vissuto, lavorato, scherzato, con cui ho fatto viaggi e scoperte. Ogni piccolo pezzetto di me nasce da quelle esperienze, così come ogni singolo bit di questo blog.

Un saluto a tutti

Samara Croci

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Sapere e non dire. E’ così che si dimentica. Quel che viene detto acquista forza. Quel che non viene detto, tende alla non esistenza. (C. Milosz, Reading the Japanese Poet Issa)

Qualsiasi studente nell’ora di física può provare con esperimenti l’esattezza di un’ipotesi scientifica. L’uomo invece, vivendo una sola vita, non ha alcuna possibilità di verificare un’ipotesi mediante un esperimento, e perciò non saprà mai se avrebbe dovuto a no dare ascolto al proprio sentimento. ( L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera)

Sculacciate cinesi

Inattualità, Cina, ITALIANO, Loretta Napoleoni, politica internazionale su 23 febbraio 2010 a 9:57 pm

LIMES 01/10 Paesi debitori (grigio scuro) e creditori (chiaro)

La storia della formica che mette da parte e della cicala che sperpera la sapete tutti. Quello che la favola non dice è che quando la cicala inizia a morire di fame, non se ne sta buona buonina ma va a visitare la formica e le chiede un prestito per sopravvivere. La formica intravede un business d’investimento e inizia a pagare per i debiti della cicala. In questo modo, lentamente, la cicala riprende il suo ritmo di vita e la formica la sostiene, perché ha accumulato tanto denaro e beni che non sa più dove investirli. Cosa credete che chiederà in cambio la formica alla cicala? Questo è il punto ed il pericolo. La cicala starà vivendo sopra le sue possibilità: comprerà una casa nuova più grande, mobili, andrà in vacanza e così via. Intanto, la formica, com’è nel suo carattere, continuerà a produrre e a mettere da parte, sfruttando anche le influenti amicizie della cicala che le apriranno nuovi mercati.

Torniamo però al problema fondamentale? Fino a che punto la formica sovvenzionerà la cicala e in cambio di cosa? Ma ancora più fondamentale, se la Cina fosse la formica e gli Stati Uniti la cicala, cosa ci aspetta?

La scorsa settimana, uno degli uomini più potenti del pianeta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è stato rimproverato come uno scolaretto dalla Cina, per il suo incontro alla Casa Bianca con il Dalai Lama. L’evento non lascia spazio a dubbi su quanto strette stiano le palle della cicala nelle mani della formica! Dove sta la pericolosità di quest’incontro con un capo di stato spodestato come il Dalai Lama? Con tutto il rispetto, è un capo di stato senza stato, ha un potere spirituale piuttosto forte, ma, politicamente quasi nessuna influenza, e certo la Cina non si fa spaventare da un pugno di contestatori e monaci. Perché allora la Repubblica Popolare Cinese si impunta così duramente? Dato che l’incontro non sembra presentare rischi di nessun tipo, mi sembra proprio che la Cina si stia comportando come un bambino capriccioso che vuole far vedere che ormai gli Stati Uniti e quindi il mondo, devono sottostare alle sue richieste, anche se sono semplici capricci. Va bene, ma quando non saranno più solo capricci?

In marzo del 2008, Internazionale traduceva un interessante articolo del The Atlantic dal titolo Dollaro Cinese, scritto da James Fallows. Nell’articolo si diceva che negli ultimi 25 anni la Cina si era aperta ai mercati mondiali e che, mentre il paese aveva una crescita spettacolare, i cinesi vivevano in relativa povertà e con un tenore di vita molto basso. L’eccedenza della bilancia commerciale cinese era, in quel momento, di 1400 miliardi di dollari e ogni giorno cresceva di 1 miliardo. Dove metterla? Ai tempi, e negli anni precedenti, la soluzione più sicura erano sembrati i titoli del Tesoro statunitensi. Nell’articolo era riportato un dato incredibile:ogni americano negli ultimi 10 anni aveva preso a prestito 4.000 dollari da un cittadino cinese. E mentre gli americani consumavano più di quanto producessero, i cinesi consumavano la metà della produzione, e investivano l’altra, nel debito statunitense.

Gli Stati Uniti, con Bush e la Federal Reserve in testa, potevano permettersi di continuare la loro vita di consumi tenendo bassi i mutui e i tassi d’interesse e rendendo così i buoni del tesoro di Stato più convenienti di quelli privati. Ergo, Cina e Giappone si fiondarono sulla torta pronti a sorreggere il dollaro e tutta l’economia americana, sotto la quale si nascondeva il vuoto (come abbiamo visto ora). A questo, si aggiungono i diritti di signoraggio secondo cui gli Stati Uniti, avendo la valuta di riferimento, possono indebitarsi fino ad una cifra proporzionale all’ammontare di valuta circolante nel mondo (e non solo nei confini nazionali com’è per gli altri paesi). Grazie a quest’accordo, la Cina penetrava nel mercato con maggiore liquidità finanziaria e con più consumatori al mondo, creando un circolo, per loro, virtuoso.

Ora, i buoni del Tesoro statunitensi non sembrano più un gran investimento e, addirittura, il dollaro come moneta di riferimento comincia a tremare. La bella tana della cicala scricchiola e cade a pezzi.

Secondo i dati di cui parla Limes nel numero 1 del 2010 dedicato a Obama, il debito pubblico degli Stati Uniti è passato dal 37% del Pil (2007) al 67% (2009), con una previsione per il prossimo decennio di un 84%. Ma forse è più chiaro il dato che dice che il debito in termini assoluti ammonta a 4000 dollari per ogni cittadino statunitense (12 trilioni totali). E brava la nostra cicaletta! Di questo debito, gli investitori stranieri detengono un valore in bond di 3,5 trilioni di dollari, la Cina da sola, 800 miliardi.

Sull’argomento ha scritto anche Loretta Napoleoni, con degli spunti molto interessanti. In La Morsa, la Napoleoni rimarca come la Cina sia più ricca degli Usa anche perché, mentre la Cina produce beni, gli USA, consumano e speculano con la finanza che non crea ricchezza, come invece fa l’economia reale. Bellissima è anche la riflessione che la Napoleoni fa sulla differenza tra la cultura occidentale e quella cinese. E’ una spiegazione che tutti dovremmo leggerci e che qui riporto con le poche frasi che mi sono appuntata, dato che non ho il libro sotto mano. Secondo quanto scrive la Napoleoni, la saggezza cinese si fonda sul farsi guidare dalle circostanze sempre mutevoli, e non da modelli ideali permanenti come nella cultura occidentale. Per questo la cultura Cinese prospera nel caos e si adatta velocemente.

Quale la soluzione a tutto ciò? Cosa facciamo noi intanto?

C’è da dire che, se il valore del dollaro crollasse, anche l’euro ne sarebbe danneggiato perché non avrebbe abbastanza moneta in circolazione e, stampandone di nuova, si svaluterebbe. E se la Cina decidesse di investire il suo surplus in oro invece che in dollari, dovrebbe praticamente assorbire tutta la produzione mondiale e farebbe schizzare alle stelle il prezzo del metallo, oltre a lanciare i mercati nel caos.

Sulle previsioni per il futuro, mi sembra che le opzioni siano ben spiegate nel numero di Limes di gennaio, in cui si parla anche delle scelte che l’Europa deve fare per stare a galla in questo nuovo mondo multipolare.

Cosa saranno obbligati a fare gli Stati Uniti per la Cina, io non lo so, ma vorrei che tutti tenessimo ben presente la dipendenza reciproca di queste due grandi potenze che a loro volta hanno interessi e paesi amici a cui non possono calpestare i piedi. Sapendo questo, credo che gli affari di politica estera siano più facilmente prevedibili. E se questo non bastasse, vi invito ad osservare meglio la foto di quest’articolo (tratta da Limes di gennaio p.40). Se per capire le cose del mondo è sempre utile seguire la scia del denaro, vi chiedo di osservare questa mappa dei paesi debitori e creditori. Osservate bene le cosiddette potenze classiche del mondo, le ex potenze colonialiste. Osservate gli Stati Uniti, ma anche l’Europa, e poi guardate i paesi del vecchio “terzo mondo”, i paesi arabi, l’Oriente. Se di colpo sentite la terra che un po’ vi trema sotto i piedi, è perché state guardando dritto in faccia il cambiamento che si stà profilando all’orizzonte. E con questo non voglio dire che sia solo negativo, pero sì che sarà epocale.

Samara Croci

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Limes

Internazionale

Loretta Napoleoni, La Morsa

NUOVO libro di Loretta Napoleoni, proprio su economia e impero cinese: Maonomics

Le paludi della tristezza nella politica italiana

Inattualità, ITALIANO, Loretta Napoleoni, politica italiana su 13 gennaio 2010 a 12:15 am

©Samara Croci

Scusate se la metafora vi parrà banale, ma per quelli della mia età, forse sarà più sentita. Ricordate nel film La storia infinita la scena in cui Atreyu e il suo cavallo, Artax, attraversano le paludi della tristezza per compiere la loro missione e salvare la principessa e Fantasia. Ricordate l’ingresso nelle paludi dove tutto diventa improvvisamente triste e oscuro. Le paludi sono chiamate “della tristezza” perché chi soccombe ad essa, affonda nelle sabbie mobili per sempre. Dopo diversi giorni di cammino, sfiniti, i due si trascinano a vicenda finché il cavallo, Artax, non si lascia affondare. Atreyu si dispera, urla ad Artax di resistere, di lottare, piange ma non serve a nulla. Artax è divorato dalla melma. Ricordate? Atreyu era un gran guerriero, rispettato da tutta la sua tribù, e avrebbe potuto vivere la sua gloriosa vita con il suo cavallo se non avesse accettato la grave missione di salvare il suo mondo.

Bene, ora non so dirvi perché, ed è buffo, ma quando ho saputo che Loretta Napoleoni si sarebbe presentata alle primarie del Pd per la regione Lazio, ho ripensato a questa scena. Ho un grandissimo rispetto e ammirazione per la Napoleoni, per i suoi libri, per il suo lavoro, il modo in cui racconta il momento in cui ha abbandonato l’Italia da giovanissima e per la persona che è in pubblico (specialmente ai festival d’Internazionale).  Pensando a lei, che entrava nelle paludi della tristezza del sistema politico italiano, mi si è creato subito un nodo allo stomaco. Era un sentimento duplice in cui ho provato un grande entusiasmo per un cambiamento tanto promettente, e insieme una grande preoccupazione per quello che la politica italiana poteva fare ad una persona come lei. So che la politica un po’ ovunque è roba da pezzi duri, da gente con la pellaccia e le unghie e sono sicura che la Napoleoni sia all’altezza di tutto ciò, ma quella italiana…quella italiana gioca con altre regole. In Italia la politica si fa con l’aria fresca. Se ne parla molto, ma sempre aria è! E come può una persona preparata e seria come lei, competere con un modo di far politica così? Le doti di serietà, non sembrano contare in assoluto (e in questo noi abbiamo una bella responsabilità come elettori). Ho provato la stessa sensazione di confusione quando alcuni chiedevano a Saviano di candidarsi. Da un lato, avere la Napoleoni e Saviano in posti importanti della politica italiana, sarebbe un regalo bellissimo, dall’altro, ho paura che le paludi li soffocherebbero e allora li preferisco come voci di contestazione e di analisi “dall’esterno”. Perché la politica italiana non mi sembra un gioco leale, non si basa sulle competenze ma sugli intrighi, sui favoritismi, sui favori e sulla diffamazione dell’avversario. E allora come può la Napoleoni competere con questo? E se lo fa, inizierà a giocare sporco come loro? Poi mi dico che sono pessimista. Se qualcuno può trovare una strada alternativa, quella è lei! E in più, non abbiamo molte altre speranze e qualcuno deve pur lottare dall’interno.

©Samara Croci

Ora, com’era prevedibile, già si sente odore di diffamazione, insulti e disprezzo! Io ho deciso di rimanere con la mia ambivalenza sul tema. Loretta, ti appoggio pienamente e spero che il Pd per una volta apra i suoi occhioni sognanti, si faccia una doccia fresca e si metta in marcia con la tua presenza alle primarie! Tu non soccombere alle paludi della tristezza, resisti e mantieni la grinta e il sorriso che sempre ti abbiamo visto quando eri tra noi a spiegarci delle grandi manovre economiche. Spero che saremo in tanti ad appoggiarti, lo spero veramente perché solo così faremo in modo che nella melma ci finiscano tutti i vecchi bacucchi della nostra politica invece che tu. Ammiro tantissimo e provo un gran rispetto per il discorso fatto da Loretta al momento di accettare la candidatura. Avendo sempre parlato dell’importanza dell’intervento civile, dice che non poteva tirarsi indietro. Però non sono tanti quelli che dopo essere stati “delusi” dall’Italia ed essere dovuti emigrare, hanno avuto un successo meritato come il suo e invece di guardare solo avanti alla carriera, hanno rivolto l’occhio di nuovo all’Italia e hanno deciso di accettare il grave compito (nessuno può dire che non lo sia) di cercare di fare un po’ di pulizia e di mettere la testa nelle paludi della tristezza.

Io ti appoggio, come detto e, indipendentemente da come finirà questo nuovo attacco dei piccoli dittatori della vecchia politica che spingono per non far entrare gente nuova, sono contenta della disponibilità che hai dato. Noi emigranti ti appoggiamo, i giovani ti appoggiano e ti appoggeranno perché è contagioso l’entusiasmo che mostri! So che non siamo una parte dell’elettorato interessante e maggioritario in Italia però spero che sapremo farci ascoltare nel momento del bisogno!

Intanto dico che gli attacchi che sento ora nell’aria, ancora una volta mi fanno pensare alle paludi della tristezza. Quella tristezza in cui, questa volta, tutti noi italiani rischiamo di cadere, quella che ti mangia e ti soffoca l’anima prima del corpo, quella che ti fa sentire invidia e ti fa denigrare tutto ciò che non conosci, che viene da fuori, che ha avuto successo. E così continuiamo a sguazzare nella palta.

Beh, io sono stufa! E altri pure. Nelle paludi della tristezza, sguazzateci voi politichesi! Noi vogliamo Loretta alle primarie, per poter scegliere NOI quello che è giusto per la NOSTRA Italia. E altrimenti, se a qualcuno fa paura, se non volete darci le alternative che ci meritiamo, fate di testa vostra, ancora una volta, e tornate a dimostrarci quanto poco vale l’opinione degli elettori nella politica italiana. Noi torneremo a farvi vedere quanto poco vale il PD alle elezioni. Continuiamo così, nelle paludi!

Samara Croci

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“Cominciò a tirare vento e a piovere e a

farsi molto buio…Le notti e il gelo

cominciarono ad addensarsi su di noi”

(Pellham 1631)

Gli articoli delle ultime polemiche, botta e risposta.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/11/per-emma-si-subito-niente-loretta.html

http://www.unita.it/news/loretta_napoleoni/93617/il_rinascimento_politico_e_gli_insulti

http://www.eddyburg.it/article/articleview/14500/0/131/

Il gruppo di appoggio alla candidatura in fb:

http://www.facebook.com/pages/Loretta-Napoleoni-alla-Presidenza-della-Regione-Laziodecidi-tu/233367423745?ref=ts

La scena de La storia infinita!

http://www.youtube.com/watch?v=y688upqmRXo

Scanner corporali 0 –mutandoni esplosivi 1

Inattualità, ITALIANO, Loretta Napoleoni su 8 gennaio 2010 a 8:54 pm

©Samara Croci

Ma perché i grandi della terra s’incasinano sempre per le cose più semplici? L’unica domanda che mi sembra importante è: gli scanner corporali avrebbero rilevato il mutandone esplosivo dell’ultimo terrorista nigeriano? Se la risposta è no (come sembra) allora cosa ne discutiamo a fare? Se è si, allora controlliamo che non facciano male alla salute e poi, se fanno sentire più sicuri gli americani, procediamo anche noi come dei pecoroni ad installarli. Pare che la domanda però, non importi a nessuno.

Penso, in ogni caso, che stiamo dando una risposta sbagliata a  questa presunta “minaccia” terroristica all’occidente. Noi siamo qui, pronti a spendere 150.000 euro a scanner e ad aumentare le altissime spese per la sicurezza, e loro, i terroristi, possono uccidere decine di persone con un pannolone. E’ imbarazzante, non credete?

Ieri, un politico di Izquierda Unida, qui a Madrid, ha rimarcato giustamente che più che di scanner corporali e altre cose complicate, abbiamo bisogno di condividere meglio le informazioni che già abbiamo. Infatti l’errore sembra sia stato che il terrorista non era sulla no flying list malgrado si avessero avuto avvisi al riguardo. E questo è anche quello che sottolinea Loretta Napoleoni, uno dei più grandi esperti di terrorismo al mondo. Manca collaborazione e condivisione delle informazioni tra i diversi soggetti implicati.  Nel suo ultimo libro inoltre, la Napoleoni collega la crisi economica mondiale, in parte, con la follia della War on Terror di Bush che durante il suo mandato ha accumulato un debito pari al 18% dell’economia mondiale e al 70% dell’economia USA. Noi europei vogliamo davvero seguire quest’ossessione che porta alla rovina?

©Samara Croci

Vogliamo credere a questa guerra tra una parte del mondo mussulmano e l’Occidente? Beh, se ci vogliamo credere, con queste misure che stiamo prendendo, credo che la perderemo! Vi pare che con le nostre costosissime tecnologie, possiamo pensare di fermare in qualche modo persone che sono così convinte della loro causa e dei loro ideali da sacrificare le loro preziose vite?  A me sembra che invece ci stiamo mettendo i paletti tra i piedi da soli. L’economia americana affonda anche per colpa delle imponenti spese militari di due guerre basate sulle bugie. Noi ci sottoponiamo ai raggi e al controllo degli scanner e un pazzoide rischia di far esplodere tutti con un pannolone. Controlliamo i cittadini che vengono dai paesi mussulmani e alcuni attentatori dell’11/9 avevano passaporto americano. Non possiamo portare bottigliette d’acqua oltre i controlli aeroportuali e il processo in Inghilterra contro gli attentatori che portavano liquidi, è finito in un nulla di fatto (non si sa che cavolo si poteva fare con questo liquido, forse nulla). Non so cosa ne pensiate voi, ma qualcuno ha decisamente un malato senso dell’umorismo e ci sta prendendo in giro. Però io sono stufa che mi dicano di aver paura e di pagare per queste cose inutili.

Eccovi alcuni numeri su cui la Napoleoni ci invita a riflettere:

Costo degli attentati dell’11/9 per gli attentatori: 500.000$

Costo attentato a Madrid per gli attentatori: 20.000$

Costo attentato a Londra per gli attentatori: 15.000$

E ora attenzione a questa!

Bilancio preventivo mensile del Pentagono per la guerra in Iraq e Afghanistan: 12.000.000.000$ (si, sono miliardi e gli 0 ce li metto tutti perché sono impressionanti!). Gli USA spendono in difesa, il doppio di quanto spendono insieme le 15 nazioni che hanno la maggiore spesa militare, incluso il Regno Unito.

Non vi pare che stiamo sbagliando strategia? E mi sembra anche che sia un gorgo senza fondo che può solo portarci alla rovina, ed è molto più pericoloso del rischio di attentati. Un americano infatti rischia di morire statisticamente più per un fulmine che gli cade in testa che per un attentato. Forse l’Europa è gelosa degli impressionanti costi della difesa americana e vuole tentar eguagliarne la grandezza, mettendosi in groppa al ronzino pazzo dei crociati che cavalcano verso la distruzione. E ancora una volta mi ronza in testa la domanda della Napoleoni: perché non si prendono misure serie per colpire il terrorismo nel suo punto di Achille, i SOLDI? Perché non si segue la traccia dei capitali e si combattono le economie sommerse che finanziano il terrorismo? Non si è fatto dopo 11/9 e anche ora, preferiscono discutere di questi scanner, piuttosto che prendere misure serie.

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E poi mi chiedo, non metteranno mica gli scanner corporali in TUTTI gli aeroporti? E allora, perché i terroristi dovrebbero essere così stupidi da partire da Malpensa e non da Orio al Serio per esempio! Cos’è, i poveri disgraziati passeggeri di Orio possono saltare in aria per un mutandone esplosivo e quelli di Malpensa no? Ancora una volta allora, stiamo cercando di rimpolpare il Gruviera con i mezzi sbagliati, e quello è ancora pieno di buchi! E poi vi immaginate, passare tutti, uno per uno per quegli affari, con le guardie interpretando ogni segnetto strano. Immaginate le code? In alcuni casi diventerà più veloce andare in treno che in aereo (cosa che forse farà pensare anche i terroristi). Spero che almeno si possano richiedere le lastre da portare a casa, così almeno liberiamo il sistema sanitario italiano di un po’ di ingorghi nelle radiografie!

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Comunque, non è sospettoso che per la prima volta degli esperti di sistemi di sicurezza americani e la “ministra” della difesa americana si riuniscano insieme agli esperti della comunità europea per discutere di questi scanner? Per me, gatta ci cova. Però quando gli Stati Uniti cercano di trascinare l’Europa in questa folle mania della lotta al terrorismo e dell’ossessione per la sicurezza, non ci vedo nulla di buono. L’ossessione del controllo è sempre stata e sarà sempre un’illusione, tanto più se pretendiamo combatterla con questi costosissimi e inutili giocattoloni. Sono convinta che la pista del denaro, nel terrorismo, così come nelle indagini di mafia non deluda mai. Il problema è quali panni sporchi potrebbe rivelare quella pista del denaro e soprattutto di chi. Per questo mi sa che c’è chi preferisce comprare il giocattolone dell’aeroporto ed illudersi di aver fatto qualcosa per il terrorismo, piuttosto che scavare tra i panni sporchi che appestano la ritorta via del denaro. E’ la via più semplice ma anche la più oscura per noi europei.

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Samara Croci

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La paura e l’umiliazione sono il seme dell’odio e dell’inimicizia e anche l’invidia. (…) Quando hai assoggettato, resti schiavo a vigilare quelli c’hai reso impotenti a nutrirsi da soli… (Goliarda Sapienza, L’arte della felicità)

Non stavano arrestando un uomo, stavano esorcizzando una paura (Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy)

We must leave Iraq, and we will leave Iraq, and we can’t leave Iraq, and that is the equation that turns sand into blood (Robert Fisk)

Journey nell’orrore: rapite, violentate e svuotate

InAntonio Salas, arte, attualità, donne, ITALIANO, Loretta Napoleoni su 13 dicembre 2009 a 10:15 pm

©Samara Croci

Prima ancora di entrare si è soffocati dalla puzza: un misto di cacca, urina, liquidi umani, sangue e sudore rancido. Quando si è dentro, non possono che venire le lacrime agli occhi. Il resto della mostra, è inutile e accessorio, ma questa stanza degli orrori è un gioiellino nel senso macabro del termine! Parlo di una parte della mostra “Journey”, sulla tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale. La promotrice di questa mostra itinerante è Emma Thompson. La mostra sarà a Madrid fino a questo martedì 15 dicembre, nello stradone grande a nord del Retiro (calle de los Coches). Sono 7 container dove vari artisti hanno cercato di rappresentare l’inferno in cui vivono le donne come Elena, che dal loro paese, con la promessa di un lavoro e di una prospettiva di vita, vengono portate in altri paesi ricchi e, con minacce e ricatti, sono ridotte alla schiavitù sessuale. A queste donne viene tolto immediatamente il passaporto, privandole così di un’identità e di una possibilità di scappare. Dicono loro che devono ripagarsi le spese del viaggio lavorando, e le scaraventano nel terrore di essere improvvisamente in un paese estraneo, sole, spaventate, disperate e senza nessun aiuto. Viene dato loro un tanga, delle calze e dei tacchi, indumenti che non hanno nemmeno mai visto. Sono obbligate ad andare con più di 40 uomini al giorno, spesso senza protezioni, picchiate, torturate, violentate e annichilite come persone.

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La stanza di cui dicevo all’inizio è una parte della mostra, ed è la ricostruzione della stanza in cui viveva ed era torturata Elena, la protagonista della mostra. Questa ricostruzione, è quella che più fa capire come la violenza non stia solo nell’atto in sé, ma anche nelle condizioni di vita. Ciò che si presenta ai nostri occhi è una stanza squallida, puzzolente all’inverosimile. Per terra ci sono macchie enormi sulla moquette, il soffitto ha delle infiltrazioni gialle, il piccolo letto ha le lenzuola accartocciate, macchiate. Per terra ci sono profilattici usati, pezzi di carta, schizzi, liquidi. Un piccolo lavandino è tutto sporco di marrone, lo specchio coperto di condensa rivela una scritta “help me”. Sotto il letto tanga sporchi e arrovogliati, alle pareti, vestagliette e babydoll che hanno lo scopo di soddisfare le malate fantasie sessuali di figli di puttana che approfittano di queste donne ormai svuotate e violentate in ogni aspetto. Loro, le schiave, sono obbligate ad aspettare qui gli uomini che vengono ad umiliarle, tra le urla e i pianti delle stanze vicine, con il terrore, la paura, la mancanza di vie di fuga e con il tempo che, improvvisamente, sparisce in un’eterna tortura. E poi arriva un uomo: i falsi giochi, le lusinghe, i prezzi appesi alla parete come in un menù. L’impossibilità di lavarsi e gli uomini che si susseguono, uno dopo l’altro. Elena, non piange, non urla, non si dispera, diventa semplicemente un’altra, diventa Maria, per sfuggire. Con il tanga usato e le calze che le hanno dato, assume una nuova identità e nasconde sé stessa in un angolino oscuro, sperando che qualcosa in questo modo si salvi, sperando che qualcosa rimanga pulito in questo zozzore. Ma la piccola Elena, nell’angolino nascosta, giorno dopo giorno, uomo dopo uomo, scompare. Elena cerca di occupare il minor spazio possibile in questo mondo che è un incubo. Ma, mano a mano che la speranza di salvarsi scompare, scompare pure lei.

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Quando la polizia arriva, Elena è già scomparsa e il suo involucro, Maria, si comporta come le hanno insegnato che deve fare: mente e protegge i suoi aguzzini. Elena non c’è più, che senso ha gridare? Elena è sporca, è colpevole, è morta. Che senso ha chiedere aiuto? E se poi Elena riesce, sussurrando piano, a dire la verità di ciò che le è successo, arriva la seconda violenza. La polizia non le crede perché non ha prove “mediche” da mostrare, si contraddice, non ricorda. Elena si era fatta piccola piccola, si era nascosta in se stessa, si era assentata dal proprio corpo. Ma questo la polizia non lo può capire e chiede, insiste, disprezza, mostra sfiducia, deride e mette in dubbio l’inferno. E allora Elena che non ha più la forza di tornare a sussurrare dal suo angolino buio, torna a nascondersi e ridiventa l’altra, Maria, la schiava degli uomini. Perché Elena è morta, e Maria non conosce altra vita ormai. Si vergogna a tornare a casa, ha provato a denunciare, ma non le hanno creduto, e allora non c’è più nulla. Elena ridiventa un guscio, l’ombra di una donna, una bambola di pezza con il tanga.

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Journey è una mostra attualissima non solo perché il tema non cessa di essere una tragedia costante e in crescita, ma anche per una ragione che nessun giornale o telegiornale ha citato.

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Mentre gli occhi del mondo sono puntati al Sud Africa per i mondiali di calcio dell’anno prossimo, sotto i nostri sguardi attenti, questo evento sta scatenando una tratta di schiave del sesso immensa. Mentre la struttura organizzativa dell’evento fatica a star dietro ai tempi stabiliti, le mafie africane e russe sono già preparatissime. Camion di schiave del sesso, come capi di bestiame, sono pronti per essere trasferiti al luogo dei giochi per soddisfare i ricconi che visiteranno il paese. E mentre tutti guardiamo con ansia questo spettacolo, mentre tutte le televisioni sono pronte a coprire l’evento, Elena e tante sue compagne sono rese schiave sotto i nostri occhi, ma pochi ne parlano, per ora. Addirittura il Sud Africa sta pensando, proprio in occasione dei mondiali, di depenalizzare la prostituzione. Un misura che darebbe ancora più libertà agli schiavisti che trafficano in bambini e donne. Ma in fondo abbiamo una buona scusa, nessuno ne parla e quei pochi che lo fanno sono sepolti immediatamente da altre notizie sportive più emozionanti. Elena si è fatta piccola, non grida, non ha diritti perché è senza documenti, neppure esiste.

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La scrittrice Arundhati Roy, nel suo libro Il dio delle piccole cose, descrive in modo commovente la tragedia di uno dei suoi personaggi: Estha, un bambino indiano che è stato violentato da un vecchio e non ha raccontato a nessuno ciò che gli è accaduto. Arundhati nel suo stile sempre affilato ma intimo e delicato, scrive: “ una volta arrivato, il silenzio mise radici in lui e cominciò a diffondersi. (…) col passare degli anni Estha si ritirò dal mondo. Si abituò alla piovra irrequieta che viveva dentro e che schizzava inchiostro anestetizzante sul passato. A poco a poco, la ragione del silenzio scomparve, seppellita in qualche punto profondo tra le pieghe consolanti di quella realtà”. Non credo ci sia altro da aggiungere. O facciamo qualcosa perché nessuno finisca in quel baratro buio, o facciamo in modo che ne esca. Mentre sarebbe preferibile la prima cosa, dato che molti sono già nel baratro, impegniamoci per denunciare questi fatti, per dare voce a chi ha dimenticato al propria voce e vive nel silenzio.

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Credo che noi donne occidentali/emancipate/dei paesi ricchi, dovremmo, in cambio della sorte che ci ha fatto nascere dove siamo nate (cosa che non era scontata), cercare di essere la voce e le unghie di queste donne. Se loro non possono o non riescono a denunciare, dobbiamo farlo noi. Noi che abbiamo dei diritti e il potere di farlo, noi che conosciamo i fatti e che viviamo in quella parte di mondo dove sta “la domanda” per il traffico di schiave, in quella parte di mondo che trae malati benefici da questo terrificante commercio di persone.

Samara Croci

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Alcuni dati per capire la misura della cosa:

In Italia, secondo alcuni studi, 1 uomo su 5 fa sesso a pagamento.

Israele è uno dei maggiori importatori di prostitute slave – Ogni mese un milione di israeliani fa visita a una prostituta. La cosa è estesa soprattutto tra gli haredim, gli ultraortodossi.

Ogni anno 3000/5000 donne dell’ex blocco sovietico sono vendute per la prostituzione. Prezzo: 8.000/10.00 dollari ciascuna.

In Russia, secondo uno studio del ’97 tra le studentesse, il 70% diceva di voler fare la prostituta. 10 anni prima, in un’intervista uguale, dicevano di voler fare le cosmonaute e le dottoresse.

12.300.000 persone nel 2008 sono state vittime del traffico di persone.

Sulla mostra

L’associazione promotrice:

http://www.helenbamber.org/AboutJourney.html

Video che ricostruisce la mostra: Journey

http://www.youtube.com/watch?v=9auqa9_VoiY

Video di Emma Thompson per la mostra. Elena diventa Maria, un gioco sessuale per gli uomini. Elena sparisce.

http://www.youtube.com/watch?v=BdW05BC4emw&feature=related

Articoli

Il traffico di gente in occasione dei mondiali del Sud Africa

http://www.citizen.co.za/index/article.aspx?pDesc=99923,1,22

http://pambazuka.org/en/category/16days/60747

http://www.nyasatimes.com/features/2010-world-cup-exposes-southern-african-women-to-human-trafficking.html

Blog sull’argomento

http://fto.co.za/opinion/human-trafficking-child-prostitution-rise-2010-fifa-soccer-world-cup-2009110115679.html

Sul piano per legalizzare la prostituzione in Sud Africa

http://blog.foreignpolicy.com/posts/2008/07/16/plans_to_legalize_prostitution_in_south_africa_gain_ground_critics

Libri

The Natashas. Inside the New Global Sex Trade, Victor Malarek

Economia canaglia, Loretta Napoleoni (1 capitolo dedicato alla tratta di schiave) – da qui sono tratti alcuni dei dati indicati

In spagnolo: El año que trafiqué con mujeres di Antonio Salas

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