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“L’odio non è mai un’opzione”

InAntonio Salas, attualità, Internazionale a Ferrara, Islam, ITALIANO, persone, politica internazionale, Roberto Saviano su 28 agosto 2010 a 4:53 pm

Finestra (Colombia) ©Samara Croci

Riprendo in mano il mio taccuino di qualche tempo fa. Ritrovo una nota scritta durante il primo festival d’Internazionale a Ferrara. Era una conferenza di David Rieff sugli Stati Uniti e la guerra al terrorismo. Riporto gli appunti sulla parte di David Rieff, anche se non ho riscontro di quanto siano esatti rispetto alle sue parole dato che sono mie trascrizioni. — L’attivismo deve esistere per chi ne sente la necessità, ma non risolverà i problemi e non cambierà le cose…le associazioni umanitarie fanno compromessi…i motivi per cui nei paesi in guerra si combatte, sono profondi, dovuti  a problemi di vita e morte. Per cambiare le cose servono interventi radicali. Chi può farli sono le nazioni nazionaliste che sono disposte ad investire nell’esercito e nella milizia
Ricordo anche che, nella conferenza, Rieff disse di come era stato scioccato dalla guerra dei Balcani, una guerra che aveva perfino spinto molti giornalisti a passare alla fazione armata per aver visto l’inutilità di altri tipi d’intervento.

Ricordo che le sue parole, mi avevano scosso moltissimo, e non smettevo di pensare, tra me e me, che sí, è vero, una popolazione massacrata e che muore di fame, non vuole interventi umanitari che si prolunghino per decenni, come succede per esempio in Palestina, ma vuole un intervento armato in difesa della popolazione. Ma allora il pacifismo? Allora alla guerra e alla violenza si poteva solo rispondere con una forza violenta uguale e contraria? Ero sconvolta, veramente. Poi ebbi un pensiero e lo trascrissi sul mio taccuino riassumendo il problema che mi assillava. Ok, ci sono due strade, quella militare e quella pacifica/umanitaria. Ammettiamo che quella militare sia quella che più velocemente ed efficacemente risolve le cose in guerra, mentre l’altra è estenuantemente lenta come una goccia che cerca di rompere una roccia. Chi è nella morsa della guerra in cui, da un giorno all’altro, può perdere la vita, sceglierebbe o vorrebbe che si scegliesse quella militare. Chi è qui (nel primo mondo per intenderci), spinge per l’altra. Immaginiamo uno stupro. Se chiedessimo alla vittima o ai familiari di dettare una sentenza contro gli aguzzini, sceglierebbero ovviamente la vendetta immediata. La società civile sceglie, normalmente, pene diverse. Non si può chiedere alle vittime dirette di un rapimento o di una violenza di dare una sentenza. La società, con maggior distacco e attraverso un apparato di leggi, detta la sua sentenza che sarà diversa dalla vendetta tipica da legge del taglione. Lo si fa per un bene più ampio e duraturo, sebbene questo forse non renda giustizia alle vittime e ai familiari. In questo modo, scegliamo di essere una goccia che cerca di rompere la roccia, invece che dinamite. E’ un pensiero che appoggio, ma che spesso, di fronte ad alcune cose che capitano nel mondo, ritorna a vacillare. In questi ultimi mesi sono tornata a pensarci su, soprattutto in occasione della lotta all’islamismo radicale e al terrorismo.

Salida (Colombia) ©Samara Croci

Leggendo El Palestino di Antonio Salas mi sono addentrata con lui nelle logiche e nelle rivendicazioni dei gruppi terroristi e, malgrado la sicurezza completa che nutro sul fatto che il terrorismo e la violenza siano sbagliatissimi, mi chiedo come si possano convincere altri, che invece li ritengono un arma di ribellione contro soprusi che altrimenti non saprebbero combattere. In una delle ultime pagine, Salas racconta che si trovava con alcuni amici palestinesi a Zaragoza, ascoltando le notizie che arrivavano dalla Striscia di Gaza durante il bombardamento israeliano nell’Operazione Piombo Fuso. I suoi amici palestinesi, disperati, gli dicono: “aiutaci, abbiamo bisogno di aiuto, non di elemosina. Bisogna fermare tutto ciò…se ti hanno tolto la tua casa, la tua famiglia, il tuo lavoro, almeno che ci sia data la dignità di vendicare i nostri morti”. Salas dice che “nella rabbia, nell’impotenza e nella frustrazione che contenevano quelle lacrime (dei suoi amici che guardavano il massacro), si trovava la porta d’entrata del terrorismo. E li no c’era retorica politica possibile, ne spiegazioni ideologiche o colte o filosofiche. Non c’era propaganda di destra o sinistra. Solo c’era l’odio e la rabbia”. E’ un filo sottile quello su cui si muovono i nostri giudizi in un caso del genere. Noi siamo qui, nel primo mondo, siamo la società civile “distaccata”, e dobbiamo prendere decisioni razionali, che ovviamente non dovrebbero mai e poi mai contemplare la violenza e la vendetta come risposta. Però, è vero che la tentazione per chi invece le vive, è fortissima. Dall’altra parte, penso alle parole di Saviano, a La Bellezza e l’Inferno, in cui racconta di chi, anche in situazioni di grande violenza, non si è lasciato andare alla vendetta e non ha ceduto agli istinti brutali, ma ha mantenuto forte la sua etica, la morale e soprattutto la sua umanità. Il fatto che ci siano persone così, e un sollievo contro chi predica che “homo hominis lupus”. Non si può però ignorare il fatto che la violenza, genera spesso un genere di vendetta che per le vittime è legittima. Gli idealisti, che non vogliono neppure sentir parlare di ciò, io credo che sbaglino e stiano chiudendo la porta ad una parte del mondo che soffre e che chiede vendetta, e a cui, una risposta che non sia violenta, ma che sia giusta, bisognerebbe darla.
Io, mi ritrovo molto nelle parole di Salas che dice: “ In quel preciso istante, mentre le lacrime rigavano le guance del mio amico palestinese, compresi per la prima volta che tutte le mie utopiche tesi contro la violenza, tutte le mie spiegazioni razionali contro l’utilizzo di fucili e bombe, e il mio energico rifiuto di qualunque forma di lotta armata, sono frutto della mia condizione di comodo borghese occidentale. Io posso permettermi d’essere pacifista e di aborrire la violenza. Posso spiegare, dalla mia comoda tastiera di computer, che le armi e le bombe solo generano dolore e vendetta. E in più so che è così. Però posso farlo perché sono un giornalista europeo che vive in un comodo appartamento lontano dal conflitto. Oggi so, che se io fossi stato a Gaza o nella foresta colombiana o nelle strade di Baghdad, probabilmente il mio comportamento e le mie opinioni sul terrorismo sarebbero molto diverse”.
E’ giusto che sia così. E’ giusto che, chi non è vittima diretta della violenza, sia chi da i giudizi più moderati e riflessivi, e in fondo, più adeguati per il futuro della civiltà. Però, c’è un focolaio di violenza da parte di chi è vittima, che non si può ignorare, e che se lasciato troppo a lungo a ribollire, può diventare incontrollabile.
In occasione di un altro libro (Diario di uno skin), Salas scrive che “l’odio non è mai un’opzione”. E’ vero, ma le vittime non sempre condividono questo pensiero, e io sono assillata dal pensiero di come si possa uscire da questa trappola, di come si possa conservare la propria umanità anche in mezzo alla violenza più incontrollabile, di come si possa dare uno sbocco non violento al dolore di chi vive nella guerra da tanto tempo. Saviano dice che il dolore, se non ha uno sbocco, ti pietrifica. Se lasciamo que questo succeda, lasciamo aperta la porta alla vendetta e al terrorismo.

Samara Croci

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“Ed era talmente stanco e talmente solo, che l’infelicità gli urlava dentro senza posa” (La camicia di ghiaccio, W. T. Vollmann)
“Vedo un uomo così stanco del giorno, che nei suoi vestiti c’è solo un’ombra” (Il paese delle prugne verdi, H. Muller)
“Una volta arrivato, il silenzio mise radici in lui e cominciò a diffondersi. Con il passare degli anni Estha si ritirò dal mondo” (Il dio delle piccole cose, A. Roy)

Amor (e rabbia) di patria

Inattualità, ITALIANO, politica italiana, Roberto Saviano su 27 giugno 2010 a 1:54 pm

Italia by Yocci

Ci sono dei post che scrivo ma non pubblico perché mi rendo conto che qualcosa ancora mi sfugge. Questo è uno di quelli. Lo scrissi qualche settimana fa quando qualcuno mise in facebook questo video chiamato: “Ma quale fuga di cervelli, questa è la rivoluzione del non esserci”

Dalla prima stesura questa è una delle entrate del blog che più è cambiata. Nella prima versione attaccavo l’idea di questo video e poi, mano a mano, ripensandoci, accettavo sempre di più le sue critiche e perfino a volte il suo tono, quando la rabbia per qualche notizia d’attualità mi attanagliava. Come spesso mi è successo in passato, le parole di Saviano mi hanno chiarita e spinta finalmente a chiudere questo post.

Parliamo dell’affetto che uno prova per il proprio paese e per le proprie radici. Nel caso di noi italiani, senza dubbio, un sentimento più spesso di amore e rabbia. Spero che a questo punto avrete visto il video e vi sarete fatti la vostra opinione. Il tono è duro, d’accusa ma il problema è che alla fine sembra lavarsene le mani. Credo sia uno sfogo, come anche a me ne sono capitati tanti. Lo sfogo di chi, quasi ogni giorno deve sopportare le domande stupefatte che spagnoli, tedeschi, francesi e inglesi ci fanno; di cosa stia succedendo in Italia e di come possiamo continuare ad affondare senza ribellarci, senza opporci a questa staticità malata. E’ una cosa frustrante, che a volte provoca degli scoppi emozionali.

La sostanza però del video mi pare sia: avete tutti questi problemi e ci avete obbligato ad andare via dal paese? Beh, noi ci siamo rifatti una vita e non ce ne frega più nulla di quello che succede in Italia, ora abbiamo una nuova patria e voi, arrangiatevi. E in più aggiunge, come per levarsi di dosso un incipiente senso di colpa: tanto l’Italia a noi non ci ha dato mai nulla.

Su quest’ultimo punto io ho i miei dubbi. Per me, quello che siamo, le persone che siamo diventati (anche noi cervelli in fuga) non è solo merito nostro, ma anche del paese in cui siamo cresciuti e che ha formato i nostri genitori e poi noi. E se a formarci non sono state le scuole e le istituzioni che magari ci hanno messo i bastoni tra le ruote, sono state le sfide, le persone, i libri e le piccole ribellioni quotidiane. In ogni caso, non è solo merito nostro. Mi viene allora da chiedermi se non dobbiamo in qualche modo ripagare questo debito che secondo me abbiamo con il nostro paese.

Molte volte mi sono chiesta se bisogna tornare in Italia dopo essere vissuti all’estero. Credo sia stato Saviano in alcuni dei suoi interventi a dire che bisogna andarsene dall’Italia, ma poi ritornare. Anche se ognuno poi fa le sue scelte e la vita ci impone le sue, credo più nel discorso di Saviano che in quello di lavarsene le mani di un Italia che si sta asfissiando nel suo piccolo spazio vitale. E’ vero che una parte dell’Italia è terra popolata di anime morte e di cancrene, ma è giusto voltargli la schiena e continuare a vivere altrove?

Vivere in Italia è come vivere con un parente anziano e malato in casa. Si può decidere di rimanere ad assisterlo negli anni della malattia, o di andare via e magari occuparsene a distanza, ma cercare una nuova vita altrove. Mettiamo che siete giovani e con una vita davanti da intraprendere, molti progetti e un’energia scatenata dentro. I principi di libertà e autodeterminazione e il vostro senso d’indipendenza vi direbbero che la vita è una, che dovete cercare la vostra strada, che se non chiedete nulla a nessuno e intraprendete la vostra vita con le sole vostre forze, siete nel diritto di farlo. Ma l’indipendenza ha una doppia faccia terribile che può lasciarci impantanati in conflitti morali e personali complicati. Cosa fareste quindi? Tempo fa l’Economist pubblicò un articolo interessante sugli espatriati, che venne tradotto da Internazionale. Citando Hemingway si diceva: “la condizione di straniero era un mezzo di evasione fisica, psicologica e morale. (…) consentiva di liberarsi dai condizionamenti imposti dalla famiglia, dal lavoro, dalla classe, dall’accento e dalla politica. Dava la possibilità di reinventare se stessi, magari anche nella propria testa”. E per un italiano, fuggire dall’immobilismo del suo paese e trovarsi in questa nuova condizione, non c’è dubbio che sia un’esperienza eccitante. Giusto o sbagliato che sia il rimanere e resistere, o l’andarsene e iniziare con una nuova vita, quello che non mi pare giusto è, dopo essersene andati, voltarsi e gridare “vaffanculo” a chi è rimasto (“vaffanculo Italia”) come succede nel video

Oggi su El Pais esce un’intervista fatta a Saviano in occasione della sua presenza qui a Madrid per ritirare un premio. In quest’intervista Saviano ipotizza l’idea di andarsene via dall’Italia per un po’, e riprende un pensiero fatto a suo tempo sull’Italia. Lo riporto qui traducendolo da El Pais:

“…l’Italia è un paese cattivo in cui vivere, un paese feroce. (…) Perché è da troppi anni che non ha diritti garantiti. Alla fine succede che per la gente il nemico non è il sistema, ma l’individuo che ha ottenuto ciò che l’altro non ha. Il disoccupato odia a chi lavora, però non fa nulla per cambiare le cose. Se hai un lavoro, la gente si chiede chi ti avrà raccomandato. Se sei in televisione pensano: chi l’avrà introdotto? E nel 80% dei casi è così. Quindi si sentono in diritto di continuare a pensarla così. Non è genetico, è come funziona il paese. E’ la sua frustrazione. (…) tutta l’Europa sta diventando più mafiosa…”

Saviano ha ragione e questo rende ancora più difficile la scelta per noi espatriati tra tornare o no, e per gli italiani in patria, tra rimanere o andare via. A ciò si aggiunge l’esempio di persone come Saviano appunto, che resistono a costo di grandi sacrifici nel paese, per continuare a tenere viva l’attenzione sui temi importanti, per evitare il coma completo. E in risposta che cosa gli arriva? Tanto fango. Tanto affetto anche, l’ho potuto vedere al festival di Internazionale quando Saviano venne ricevuto con un’interminabile standing ovation. Però anche tanta amarezza e accuse e insulti e disprezzo. E allora la scelta tra il proprio paese ed il proprio futuro si fa pesante come un macigno, così come i dubbi: ma il paese a cui mi sento tanto unito è l’Italia reale o è quello che porto nel cuore? E forse, in questo secondo caso, è meglio cercare un paese più “meritevole” degli sforzi dei suoi cittadini per migliorarlo. Un paese in cui, quella patria che portiamo nel cuore, possa essere creata davvero con lo sforzo di tutti. Forse in Italia bisognerà prima o poi tornare per provare a fare qualcosa per quelle anime morte che asfissiano il mio bel paese, che è bello davvero, ma che a volte è troppo presuntuoso per accorgersi dei suoi errori, è troppo cattivo e sospettoso per lasciare che alcuni cerchino di raccontarlo e di migliorarlo e prendersene cura. Però rimane mio, e mentre molte di quelle “anime morte” preferirebbero che io e altri ce ne andassimo per sempre per sguazzare in pace nel loro piccolo impero, dovremmo cercare invece di fare in modo che ad andarsene siano loro! Però la scelta si fa sempre più difficile. Le accuse non servono, parlare di “noi” e “voi” neppure. Siamo italiani, e la rabbia con cui Federico Bonelli si accanisce nel video, credo che in fondo riveli il suo amore per il nostro paese e la voglia di denunciarne i problemi che sono assolutamente reali.

Nel ’96 il Sudafrica uscì dall’epoca più difficile dell’appartheid anche creando la Commissione di Verità e Giustizia che portava in tribunale i crimini e i criminali per fare chiarezza, e in molti casi concedere amnistia in cambio della verità su quello che era successo. Molti non furono d’accordo e non lo sono ancora, e si può discutere molto sulla correttezza di quella scelta, ma credo che a volte la verità si debba ricercare a costo del perdono. Una parte degli italiani dovranno imparare a perdonare a quest’Italia i danni causati, denunciarli, renderli pubblici ma alla fine perdonare per ricominciare una nuova epoca di chiarezza e di garanzia dei diritti civili. Il cuore degli italiani è troppo pieno d’amarezza, rabbia ed impotenza per poter intraprendere un nuovo percorso di cambiamento. Sono sentimenti che ci appesantiscono troppo e a volte ci rendono meschini e ci anestetizzano.

Samara Croci

(Vivere all’estero) “è un atto di sfiducia nei confronti del proprio paese natale”

“Gli emigrati di lunga data, finiscono per sentirsi come gli esuli, il paese che si sono lasciati alle spalle cambia e cominciano a sentirsi stranieri anche li. C’è sempre un prezzo da pagare”

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“MA QUALE FUGA DEI CERVELLI QUESTA E’ LA RIVOLUZIONE DEL NON ESSERCI” from Daniele Ciabattoni on Vimeo.

Vita da Stranieri_Internazionale 829, scaricabile

Articolo de El Pais con spezzoni dell’intervista a Saviano durante l’evento di Madrid

Yocci è una bravissima disegnatrice giapponese che abita in Italia. Durante un lungo periodo ha collaborato con Internazionale. Ecco qui alcuni riferimenti: un intervista, una pagina in flicker con alcuni suoi lavori e il suo blog.

Buon compleanno BLOG!

InInternet/blog, ITALIANO, Loretta Napoleoni, pensieri sparsi, Roberto Saviano su 25 febbraio 2010 a 11:19 pm

PERU' tempio Raqchi ©Samara Croci

Questo blog è iniziato un po’ per caso, durante una lezione del master di giornalismo investigativo, mentre un professore ci spiegava cos’era il giornalismo on line. Mi sono iscritta a WordPress circa un anno fa ma per diversi mesi il blog è rimasto vuoto, in attesa. Il primo articolo è arrivato il 25 settembre del 2009, giusto 5 mesi fa. Le ragioni che mi hanno spinta a riempire questi bit vergini di parole, le ho già espresse nell’articolo: Scrivere per vivere.

Ho scritto in questo blog tanti articoli diversi. Li ho scritti tutti perché pensavo fosse importante per me farlo, perché mi emozionavano i temi e perché scrivendo, mi chiarivo le idee che si erano ingarbugliate in testa. Ora, sono passati 5 mesi, ho scritto 37 articoli e ricevuto 16.550 visite. Un’avventura emozionante. E’ stato bellissimo vedere la risposta della gente ad alcuni articoli. Mi sono emozionata leggendo ognuno dei 96 commenti lasciati nel blog. Erano inaspettati. Alcuni lanciavano sfide, altri appoggiavano le mie posizioni e molti le completavano.

Per i cinque mesi di compleanno del blog volevo ringraziare chiunque sia passato di qui a dare un’occhiatina, ma anche tutte le mie fonti che sono le persone che hanno condiviso con me le esperienze della vita reale e quelli che mi hanno ispirata negli anni, e continuano a farlo. Sarà stupido forse, ma hanno alimentato, magari a loro insaputa, quello che sono oggi. Grazie quindi anche a: Internazionale (un giornale, per molti, ma per me una finestra sul mondo), Roberto Saviano, Loretta Napoleoni, la piccola comunità di guiris con cui condivido questo “tratto di strada”, i professori Gagliardo, Canova, Maggioni, Chiaramonte e Sanino. E poi, le persone che mi hanno “toccata” in questi anni, con cui ho vissuto, lavorato, scherzato, con cui ho fatto viaggi e scoperte. Ogni piccolo pezzetto di me nasce da quelle esperienze, così come ogni singolo bit di questo blog.

Un saluto a tutti

Samara Croci

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Sapere e non dire. E’ così che si dimentica. Quel che viene detto acquista forza. Quel che non viene detto, tende alla non esistenza. (C. Milosz, Reading the Japanese Poet Issa)

Qualsiasi studente nell’ora di física può provare con esperimenti l’esattezza di un’ipotesi scientifica. L’uomo invece, vivendo una sola vita, non ha alcuna possibilità di verificare un’ipotesi mediante un esperimento, e perciò non saprà mai se avrebbe dovuto a no dare ascolto al proprio sentimento. ( L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera)

Cantori sotto attacco

Inattualità, ITALIANO, persone, politica italiana, Roberto Saviano su 29 novembre 2009 a 11:39 pm

©Samara Croci

Caro signor Berlusconi, ci vuole un bel coraggio ad accusare autori, scrittori e registi di farci fare brutta figura per la loro lotta e i loro tentativi continui di denunciare la mafia. Non si può dire che il suo comportamento e alcune misure del suo governo ci abbiano fatto salire nell’indice di credibilità europea. Purtroppo però sembra che in Italia si sia perso perfino il senso della vergogna e noi, stiamo perdendo noi stessi per il fatto di mantenere come capo e rappresentante del nostro paese una persona che fa simili dichiarazioni.

L’ultima trovata, è che non si può più neppure raccontare cos’è diventata l’Italia, non si può raccontare della mafia e chi lo fa è un infame che mostra agli italiani e all’estero i panni sporchi dell’Italia, le storie tragiche che si dovrebbero tenere nascoste. Zitti dovete stare! Ma perché diavolo parlate?

In questi giorni in Spagna stanno emergendo una marea di scandali di corruzione politica. Alcuni dicono che per questo la Spagna è un paese corrotto e inaffidabile e anche qui, c’è chi dice che con queste indagini il paese dà una brutta immagine di se all’estero. Io dico che la Spagna è un paese che invece sta lottando contro la corruzione accanitamente, e per questo è molto più affidabile e credibile di altri che la tengono nascosta lasciando estendere la cancrena nel silenzio. Nessuno si fa illusioni che un governo possa essere sano e ben regolato se non ci sono continue investigazioni, controlli e denunce. La corruzione è insita nell’esercizio del potere e per questo, bisogna sempre stare all’erta e mettere in dubbio ogni cosa. Se non c’è qualcuno che mette il naso, che apre porte che non si devono aprire, quello che c’è dentro rimane lì a marcire e, prima o poi, la cancrena si estende. Ma a lei sembra proprio che non piacciano le persone che aprono le porte e che danno fastidio al potere. Si accanisce contro la giustizia, quando il suo dovere di capo del governo dovrebbe essere una riforma che la potenziasse, che le desse più fondi per modernizzarsi e per fare indagini a tutti i livelli, ma soprattutto contro la mafia. E si è accanito contro i giornalisti, che insieme alla magistratura, potevano essere quelli che investigavano, che smuovevano la polvere. Ora, si accanisce contro gli artisti, gli scrittori e gli autori. Ma se ormai ci rimangono solo loro per cercare di denunciare quello che ormai nessuno più racconta.

©Samara Croci

Certe volte, credo che lei abbia agito come un genio, iniziando un lento lavoro di logorio della popolazione italiana dagli anni ’80 in poi: rendendola distaccata, anestetizzata e indifferente con i suoi programmi televisivi e plasmandola come le faceva comodo, fino a farci diventare i suoi elettori perfetti. Poi però penso che nessuno possa avere tanta capacità di vedere nel futuro e che forse, lei ha avuto semplicemente la fortuna e le doti giuste per stare sempre al comando, per attirare sempre più potere su di sé e, in questo modo, per influenzare, volente o nolente, il nostro paese.

Mi preoccupa il fatto che questa forma di distacco, questo stato anestetizzato in cui noi cittadini ci troviamo, porta ad accontentarsi, a preoccuparsi del proprio piccolo orticello, genera sospetto e paura, e il sospetto genera risentimento e sfiducia. La sfiducia acutizza le divisioni e fa si che non ci siano confronti e che non si possa creare un opinione pubblica, uno spazio sociale di discussione, che è quello di cui più avrebbe bisogno l’Italia. E quando qualcuno ha il potere in una situazione del genere, è molto facile approfittarne.

©Samara Croci

Ho sempre pensato che la gente al momento giusto si sarebbe ribellata a questo suo controllo totale, che si sarebbe risvegliata. Ma non è totalmente vero. Gli individui si ribellano a ciò che gli pare ingiusto e scorretto ma, per comprendere e scoprire l’ingiustizia, noi cittadini, ci basiamo sulle informazioni che riceviamo. Serve qualcuno anzi, tanti e diversi, che raccontino! Se i dati e i fatti non sono raccontati, narrativizzati, possono essere capiti solo dagli addetti ai lavori, che sono la minoranza. Per questo, è così preoccupante che lei cerchi di zittire e di screditare coloro che possono raccontare e denunciare i malfunzionamenti del sistema.

©Samara Croci

Lei accusa le persone che raccontano la mafia, utilizzando la scusa della “decenza” che si dovrebbe avere di non lavare i panni sporchi in pubblico. A me sembra incredibile che un capo di governo possa usare questa scusa così vecchia, retrograda e così mafiosa nelle sue implicazioni: i problemi si trattano in famiglia, con discrezione, senza rendere partecipe chi non è della famiglia. Ma veramente crede che all’estero la gente ci prenda in giro e ci consideri dei “mafiosi” perché hanno sentito parlare della Piovra, di Falcone e di Gomorra? E anche fosse? Le sembra normale che mentre in Italia la mafia arriva a controllare lo Stato, a inquinare le nostre acque, a far ammalare la gente, ad ammazzare le persone in strada tra l’indifferenza di tutti, fuori non si debba sapere nulla? E che finché tutto rimane tra noi italiani, le cose vadano bene? Le pare normale? E un modo adulto di affrontare il problema? So che molti italiani appoggiano quest’idea e ad altri, che non sono toccati dal problema direttamente, neppure importa, fintanto che il loro orticello funziona. E lo capisco anche se non lo giustifico. La gente lavora per la maggior parte della sua giornata, non ha tempo da perdere per cercare informazioni da diverse fonti, non ha la possibilità di confrontare opinioni, è stanca dei problemi e pensa che, più o meno, non ce la caviamo tanto male da quello che dice la tv. Questo, la maggior parte dei giornalisti e degli intellettuali sembrano non capirlo. Loro vivono dell’informazione, navigano tutto il giorno tra racconti, opinioni dall’estero e dall’Italia, leggono atti processuali, conoscono le leggi, conoscono la storia e la filosofia, possono prevedere sulla base del passato, possono confrontare fatti accaduti all’estero con elementi in incubazione qui da noi. La gente normale non è così, sono ingegneri, sono operai, elettricisti, scienziati, dipendenti e sanno tutto di tutto sul loro lavoro, ma non hanno tempo per tutto il resto o se ne hanno, è molto poco. Una volta usciti dall’ambito scolastico, tutto quel bombardamento di informazioni che fa di noi delle menti aperte e affamate, si blocca, inevitabilmente, ci specializziamo nel nostro lavoro, e tutto il resto ci arriva solo se ci è spiegato con un linguaggio accessibile, se ci è raccontato.

E’ per questo che sono sempre esistiti i cantori. Abbiamo bisogno che qualcuno ci racconti la realtà che ci circonda, che è sempre più vasta. Con tutto il rispetto per i magistrati e la polizia che lavora alle investigazioni di mafia, il loro lavoro agli occhi dei cittadini non è visibile se non viene raccontato da scrittori, giornalisti, artisti e sceneggiatori. Nessuno di noi cittadini può capire gli atti giudiziari o seguire processi che durano anni. Per questo, è così pericoloso che lei attacchi i nostri cantori. Facendo ciò, distrugge il filo della narrazione che alimenta la cultura e che fa crescere il livello di consapevolezza della popolazione, già indebolito da tanti tagli al sistema scolastico e ai centri di ricerca, che sono il cuore della cultura e dell’educazione di una nazione. Se ci sembrava che l’educazione costasse cara, aspettate di vedere quanto cara pagheremo la mancanza di educazione!

©Samara Croci

E’ scandaloso che lei cerchi di attaccare anche quei pochi cantori che ancora resistono per raccontare quello che succede nel nostro paese a chi non può sentire tutte le urla, a chi non può vedere tutti gli assassini e le violenze come invece può fare lei dalla sua posizione privilegiata di capo del governo. Lei dovrebbe saperlo molto meglio di chiunque altro: il compito di un buon capo è rimuovere la benda che copre gli occhi dei suoi dipendenti per fargli vedere e raccontargli l’obiettivo comune a cui l’azienda aspira e lavorare insieme, in cooperazione. Se il capo mette le bende, più che rimuoverle, bisogna pensare che, più che altro, stia perseguendo un suo interesse personale, e che questo, non sia neanche tanto nell’interesse dei suoi dipendenti. Non le pare?

Inoltre non dimentichi che, sia che i panni sporchi si lavino in casa, sia che si lavino fuori, non cambia il fatto che il problema fondamentale rimangono i panni sporchi. Quelli sono l’elemento importante contro cui scagliarsi e chi lo fa è un eroe, un cantore, un valoroso, non un infame.

Ah! E di ottimisti, ne abbiamo piene le tasche!

Samara Croci

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http://www.corriere.it/politica/09_novembre_28/berlusconi_utri_non_indagati_firenze_50d7f4b2-dc0f-11de-abb8-00144f02aabc.shtml

La Bellezza e l’Inferno secondo me

Inattualità, ITALIANO, pensieri sparsi, Roberto Saviano su 9 novembre 2009 a 8:47 pm

cancello©Samara Croci

©Samara Croci

In occasione della partecipazione l’11 novembre di Roberto Saviano alla trasmissione Che tempo che fa, gli autori hanno chiesto alla gente, attraverso il sito della Rai, quello di Saviano e facebook, di inviare documenti di qualunque tipo (testi, video, audio, immagini) che raccontino cos’è per noi la Bellezza e l’Inferno. Mi unisco alla proposta con un testo scritto qualche settimana fa per un altro scopo o forse, in fondo, per lo stesso, che ben racconta la Bellezza e l’Inferno secondo me.

Lungo il marciapiede di casa mia, c’erano due ragazzi giovani ciechi, con i bastoni bianchi entrambi. Erano ad un incrocio di strade. Io mi sono spostata dal marciapiede per evitare di scontrarmi con loro ma ad un tratto ho visto che si sono fermati e si sono rivolti uno verso l’altro e con le teste tese, si cercavano. La ragazza ha allungato un braccio nel vuoto e delicatamente cercava nell’aria piena di tensione. Poi la mano ha incontrato il viso di lui e lo ha portato dolcemente vicino a sé. Si cercavano e si erano incontrati, ed è come se i corpi, prima persi in una nebbia lattigginosa, avessero trovato il loro equilibrio, la loro compenetrazione. I gesti erano impacciati, quasi da primo bacio. Lei sembrava più sicura di lui, ma in realtà mi pareva di poter sentire il suo cuore scuotere tutto il mondo intorno. Si sono baciati con i corpi distanti ma protesi e compenetrati. Poi lei lo ha salutato e si è diretta sicura lungo la strada da cui venivano. Lui era totalmente perduto, disorientato dall’aver perso il controllo dello sconosciuto spazio circostante. Avete presente quando a qualcuno bendato, per fargli perdere l’orientamento, gli fanno fare dei giri su se stesso? Beh, lui era appena sceso da una giostra impazzita e sorrideva come uno scemo, però non sapeva più dove andare, ed in realtà era incastrato tra una macchina e uno sbarramento. Lei gli urlava che l’avrebbe chiamato presto. Lui tentava con gesti lenti e ancora impacciati di divincolarsi dall’angolo. Poi l’attento orecchio di lei, deve essersi reso conto che qualcosa non andava. E’ tornata indietro, lo ha ritrovato e si sono avviati insieme a braccetto. Lui, aveva ritrovato la calma e lei rideva divertita, scanzonata e sicura. Ho pensato che magari era il loro primo incontro e lui era andato a trovarla a casa sua e non conosceva la zona. E ho pensato a quanto poteva essere difficile e imbarazzante  il momento del primo bacio, così al buio, con la paura di non incontrarsi, con l’ansia di perdersi nel nulla che sta intorno. E mi sono anche ricordata di come i loro corpi si fossero ritrovati, di come sembrava che avessero bisogno l’uno dell’altro e di come quel momento in cui si cercavano nell’oscurità, fosse una metafora di quello che in fondo accade a tutti in amore: non conoscersi, non vedersi veramente, fare un salto nel buio, il salto della fede e della fiducia incondizionata. Indipendentemente da come andrà, mi piace ricordarli in quel momento in cui i loro corpi si cercavano, in cui le loro menti perdevano quel controllo continuo e costante che la loro condizione richiedeva, quando quella trepidazione cancellava ogni paura, ogni dubbio e infondeva solo pace facendogli dimenticare l’oscurità in cui erano intrappolati.

sorriso©Samara Croci

©Samara Croci

panettiera©Samara Croci

©Samara Croci

pupetta triste©Samara Croci

©Samara Croci

Per me la Bellezza è tutto ciò che con le unghie e con gli artigli, riusciamo a strappare all’oscurità dell’Inferno. E quest’Inferno può essere tante cose, ma cos’è veramente, lo può dire solo chi c’è dentro, chi è perseguitato da esso, chi lotta. Gli altri, possono riconoscerlo, devono fare uno sforzo per comprenderlo, ma è difficile che ne percepiscano appieno l’oscurità. Questa storia, credo possa essere paradigmatica di tutto questo, della lotta che ogni giorno ognuno fa per tirare fuori la Bellezza dall’Inferno. Per tanto tempo Bellezza e Inferno sono state parole usate solo nella filosofia, nella poesia e nella religione che le contrapponevano in un’eterna sfida. Io credo invece che appartengano al mondo reale, a quello quotidiano, come questa storia che ho raccontato e che ho visto prendere forma davanti a me. E credo anche che queste due entità, non siano contrapposte, ma che la Bellezza nasca necessariamente dall’Inferno. Per questo è così importante che addestriamo i nostri occhi e le nostre menti a cercare e a trovare la Bellezza nell’oscurità, perché non succeda che possiamo perderla di vista a causa della nostra cecità.

pistola©Samara Croci

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Sulle foto: Le ho scattate a Kabul, Afganistan, diversi anni fa. Quando ho dovuto pensare alle foto di questo articolo sulla bellezza e l’inferno mi sono subito tornati alla memoria i volti e i sorrisi della gente di Kabul.

Italia pietrificata

Inattualità, ITALIANO, pensieri sparsi, politica italiana, Roberto Saviano su 29 ottobre 2009 a 11:20 pm

madonna©Samara Croci

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Mille cose mi frullano in testa dopo aver visto l’indifferenza in cui è avvenuto l’assassinio di camorra di Mariano Bacioterracino, nel quartiere Sanità, a Napoli, l’11 maggio scorso. Ho uno sciame di pensieri, anche molto distanti tra loro.

La connessione, tra questi miei pensieri, è l’analisi di Albert Camus nel suo libro “L’uomo in rivolta”. Nel libro, lo scrittore analizza il fatto che l’omicidio, possa diventare un gesto accettato e giusto quando avviene in una società dominata dal Nichilismo.

Allora, seguendo la riflessione di Camus, anche io mi chiedo come possa una società accettare così tranquillamente un omicidio, e non pensare neppure di contemplare il suicidio, nemmeno in un caso come quello di Eluana Englaro? Eppure se in qualche modo accetti l’omicidio, non puoi rifiutare il suicidio. Come possiamo essere così cinici e freddi ad entrambe le sofferenze, seppur diverse: l’omicidio di Bacioterracino e la dura richiesta di un padre, immerso nel dolore più insopportabile?

Quando vediamo immagini degli attentati in Afghanistan e in Iraq, la gente accorre, grida e piange. Noi nulla? A me, viene la pelle d’oca. Cosa c’è di diverso che possa giustificarci?

Camus scrive: “Se il nostro tempo ammette agevolmente che l’omicidio abbia una sua giustificazione, ne è ragione quell’indifferenza alla vita che distingue il nichilismo”. Allora però, un’altra cosa mi preoccupa. Camus dice che non si può essere nichilisti e “uomini in rivolta” allo stesso tempo. Secondo Camus, l’uomo in rivolta dice: “grido che a nulla credo e che tutto è assurdo, ma non posso dubitare  del mio grido e devo almeno credere alla mia protesta” e poi continua spiegando: “La rivolta nasce dallo spettacolo dell’irragionevolezza, davanti a una condizione ingiusta e incomprensibile. Ma il suo slancio rivendica l’ordine in mezzo al caos, e l’unità al cuore stesso di ciò che sfugge e scompare. Essa grida, esige, vuole che lo scandalo cessi”.

Io non ho sentito grida, solo un silenzio assordante. Né caos, né ordine e neppure la presenza di esseri umani, a mio parere. Come può essere? So che la cosa va avanti così da decenni, è la legge dell’omertà, ma vederlo in un video, così freddo, con immagini asciutte, gesti rapidi, colori desaturati e mancanza di suono, ha fatto un vuoto pneumatico nel mio cuore. Se avessi visto questo video in una sala del Guggenheim, non mi sarei sorpresa: sembra videoarte. Sembra un testamento della nostra Italia oggi, un manifesto del torpore, del nichilismo e della freddezza indifferente. E ciò che mi preoccupa è che, se nemmeno stiamo gridando, se non ci sciocchiamo di fronte all’immagine del caos e dell’irragionevolezza, allora, la rivolta al momento non è una opzione possibile in Italia. A meno che da domani, non piovano una fiumana di denunce che rompano, questa volta, il sudario dell’omertà.

Rimango con un’ultima riflessione in testa, sempre di Camus, che ci mette in allarme: attenti “all’assenza di dolore, è la felicità delle pietre”. E di pietra siamo, come la moglie di Lot che guardava la distruzione di Sodoma a Gomorra e si trasformò in una statua di sale. Saviano in La bellezza e l’inferno, cita questo passo per spiegare ciò che fa il dolore quando non ha uno sbocco e non ha un senso: “ti pietrifica”.

Samara Croci

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Il video commentato da Roberto Saviano: http://tv.repubblica.it/copertina/così-uccide-la-camorra/38501?video

La scorta a Roberto Saviano

Inattualità, ITALIANO, pensieri sparsi, Roberto Saviano su 13 ottobre 2009 a 11:26 pm

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/13-ottobre-2009/napoli-capo-mobile-la-scorta-roberto-saviano-eravamo-contrari-1601873987787.shtml

Ci avete veramente  scocciato con questa cosa della scorta a Roberto Saviano. Vi da fastidio che la scorta si mangi un po’ di quel bel gruzzoletto delle nostre tasse su cui contate per le vostre spesuccie? Beh, io pago le tasse apposta per la scorta a Saviano! Va bene?!

Cosa dobbiamo fare noi italiani che vogliamo che venga scortato? Dobbiamo segnalarlo nell’otto per mille? Paghiamo le tasse per tante schifezze che voi fate e che mi fanno rabbrividire e poi non volete lasciarne una parte per una persona così importante? Siete gretti e non avete la minima idea di cosa succeda fuori dall’Italia, dell’importanza di Gomorra nel mondo e per gli italiani. Ma come al solito i panni sporchi si lavano in Arno vero? Non sia mai che qualcuno spifferi fuori dalle stanze della politica e del potere, che attiri l’attenzione! Volete togliere la scorta a Saviano? Va bene, fateci avere, a noi che siamo i vostri datori di lavoro, l’elenco delle persone sotto scorta e vi riconsegneremo la lista rivista e approvata e chiuderemo forse un occhio sui soldi che sperperate delle nostre tasse, se continuerete a proteggere Roberto.

Non capite che uno dei pochi motivi per cui all’estero non ci ridono ormai in faccia è lui e pochi altri? Che è l’unico motivo per cui oggi in Italia la gente ha una speranza che la mafia possa essere combattuta?

Dite che ci sono persone altrettanto meritevoli della scorta e che non l’hanno? Questo è tutt’altro problema e vi ringraziamo per averlo portato alla luce e gradiremmo da voi la stessa energia, nel lottare contro ingiustizie come questa, che dimostra Saviano nel lottare contro il silenzio che da anni copre e nasconde comodamente la mafia in Italia. C’erano altri che hanno lottato prima di lui e con lui e che lottano ancora adesso? Verissimo! E Saviano è il primo a riconoscerlo. Anche loro meriterebbero la scorta? Vero anche questo. Allora fateci avere il consuntivo delle spese del Governo, vedrete che sapremo tirare fuori i soldi per proteggere chiunque gridi forte e con costanza contro la mafia perché siamo arcistufi, e il fatto che uno sia protetto e gli altri no, non è un motivo per smettere di proteggere anche quell’uno. O è che la gelosia vi mangia dentro e non siete in grado di distinguere tra giusto e ingiusto?

Non capisco perché la notorietà faccia così paura in Italia. Io credo che abbiamo una sproporzionata gelosia, perché altrimenti non si spiega.

E’ una regola del mercato, e Saviano lo dice sempre: la notorietà (il fatto che tanti l’abbiano letto) è quello che gli ha dato il potere di denunciare, e a sua volta è quello che ha fatto si che il problema esplodesse come un vulcano anche fuori dall’Italia che è poi l’unico modo per affrontare la cosa.

Dite che il libro è un’accozzaglia di cose risapute dagli “addetti ai lavori”? Beh, vi dico una cosa, gli addetti ai lavori qui non esistono! La mafia è COSA NOSTRA e se sapete qualcosa che non ci dite e non denunciate a noi cittadini “non addetti ai lavori”, fate malissimo. Risapute da chi poi? Io non le sapevo. Va bene?! E mi pare che molti altri non le sapessero, altrimenti non ci sarebbe così tanta gente entusiasta ad appoggiarlo. Siamo forse tutti dei disinformati, contadinotti che sono vissuti al buio finora? Può darsi ma la colpa cari miei non è nostra soltanto. E’ anche vostra. In quanto “addetti ai lavori” avreste dovuto dirci qualcosa e se non ascoltavamo, avreste dovuto insistere di più. E poi, anche fosse vero che non vi ascoltavamo quando denunciavate la mafia e i suoi intrighi politici ed economici, adesso ascoltiamo Saviano, non è comunque una vittoria anche per la vostra causa?

Azzardatevi a togliere la scorta a Saviano e vedrete. Forse abbiamo fatto l’errore di abbassare gli occhi troppe volte e non abbiamo protetto chi aveva lottato e spesso è stato assassinato nell’indifferenza generale però ora la questione è che non ci ricaschiamo. Volete togliere la scorta a lui per sentirvi più comodi voi e per premiare la vostra invidia? Non staremo a guardarvi e non lo faremo perché sappiamo che il silenzio e l’indifferenza è ciò che vi aspettate da noi per continuare a sguazzare nel vostro auto vittimismo e per fare i vostri comodi.

Rode che qualcuno abbia risvegliato una parte della popolazione sopita, vero?

Samara Croci

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“Tacere è lasciar credere che non si giudichi né desideri niente e, in certi casi, è effettivamente non desiderare niente. La disperazione, come l’assurdo, giudica e desidera tutto, in generale, e nulla in particolare. Ben la traduce il silenzio. (…) Con la perdita della pazienza, con l’impazienza, comincia al contrario un movimento che può estendersi a tutto ciò che veniva precedentemente accettato”. L’uomo in rivolta, Albert Camus.

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/viano-scorta/viano-scorta/viano-scorta.html

Dal nuovo programma: La bellezza contro le mafie di Francesca Barra su radio 1:  http://www.radio.rai.it/radio1/labellezzacontrolemafie/view.cfm?Q_EV_ID=300638

Y aun así, podemos volar

In2009, attualità, ESPAÑOL, Internazionale a Ferrara, pensieri sparsi, Roberto Saviano su 8 ottobre 2009 a 9:32 pm
Teatro nacional de Ferrara y saviano en la moltitud

©Samara Croci

Hoy Saviano representa muchos ideales diferentes en Italia. En primer lugar, es un hombre que ha tenido el valor de desafiar a la mafia, de revelar sus mecanismos más escondidos y de contar a todo el mundo que la mafia ya no es solo un problema de Italia. En segundo lugar, es un italiano que nos ha enseñado que se puede desafiar a los grandes mecanismos de la política corrupta, y que es nuestro deber hacerlo. Y por ultimo, Saviano es una persona que pertenece a ese grupo tan marginal en Italia que somos los jóvenes. Demasiado pocos para valer algo para cualquiera. No valemos para los partidos porque, al no ser muchos entre los votantes, no somos un segmento interesante. Tampoco contamos para los sindicatos que nos han abandonado en un mercado laboral de practicas y trabajos temporales y precarios. Para ellos al no tener ningún trabajo y consecuentemente a no ser socios de ningún sindicato, tampoco valemos. Inútil decir que contamos muy poco incluso para las empresas que pasan de un becario a otro sin vergüenza y sin tener que contratar o tampoco dar formación a alguien que solo se quedará unos 3 meses. No contamos para nadie y el gobierno habla de nosotros solo cuando se saca el tema de quien pagará las pensiones a los que se jubilan ahora y en el futuro. Pues nosotros, los jóvenes!

En este triste panorama, Saviano es una fuerza de esperanza y de cambio posible que habla desde el corazón, con palabras cercanas, que no se esconde detrás de programas políticos o manifiestos, sino que arriesga su vida por un ideal y termina siendo el mejor ejemplo posible para una generación en búsqueda de alguien que la estimule a la acción y que haga que podamos creer otra vez que un cambio es posible, que el mundo gerontológico y corrupto que nos rodea a todos los niveles puede ser suplantado.

No es solo lo que Roberto Saviano ha dicho (muchos dicen buenas cosas y no las acaban haciendo), sino su elección de un difícil camino, el más difícil, enfrentándose a las consecuencias para denunciar y cambiar las cosas. Este chico muestra valores que muy pocos personajes públicos italianos han demostrado. Ha sabido denunciar el sistema mafioso y al mismo tiempo recordarnos que no tenemos que sentirnos avergonzados por ser italianos y así esconder todo bajo tierra sin hacer nada al respecto. Ha sabido, sobre todo en su ultimo libro “La belleza y el infierno”, hablarnos sobre personajes ejemplares, italianos y no, personas que han luchado por el cambio.

A todos los italianos que estamos en el extranjero, nos ha pasado alguna vezque nos han llamados “italianos mafiosos” o que nos han atribuido comportamientos mafiosos explicándolos con el hecho de que somos italianos. Y mientras tanto, hablando con los extranjeros, muchas veces me he dado cuenta de que están convencidos de que la mafia es un grupo de bandidos locos y un poco poéticos que viven en las montañas y salen de vez  en cuando para robar y matar. En absoluto! Nada de eso. La mafia es una multinacional que se ha exportado a todos los países, como nos han dejado bien claro: Roberto Saviano (Gomorra), Loretta Napoleoni (Economía canalla) y Misha Glenny (McMafia) en la conferencia de Internazionale.  La Mafia, en todo el mundo, se aprovecha de los paraísos fiscales, blanquea el dinero, cierra alianzas con las otras mafias y exporta normas y mecanismos criminales a todo el mundo, sin excepciones. A Saviano le gusta repetir que la mafia nos ha robado algunas palabras importantes de la que tenemos que apoderarnos otra vez y son: amigos, compañeros y honor. En la conferencia de Internazionale Roberto ha terminado diciendo que el honor del país compete a los individuos pero que ahora tenemos que agruparnos para evitar que alguien pueda callarnos y no nos deje contar como es el país, que es nuestra única esperanza de un cambio!

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Pero muchos italianos no están tan convencidos de que las cosas puedan cambiar. Después de tantos años con la mafia colándose en el tejido de la sociedad, de la política y de la economía, Italia tiene, según muchos, una cultura mafiosa, clientelar y de listillos. Luchar contra esto parece muy difícil, un poco como combatir contra nosotros mismos, retarnos. Y eso me recuerda a un articulo publicado en su último libro “La belleza y el infierno” donde Saviano habla de la vida difícil y maravillosa del jugador Lionel Messi. Al final del artículo, Saviano compara a Messi con un avispón. El avispón, tiene un cuerpo grande y pesado mientras que sus alas son pequeñas y débiles en comparación. El avispón no debería poder volar con esta disparidad pero aun así, el avispón vuela. Y por qué vuela? Los científicos no saben explicárselo pero Saviano dice que vuela porque no sabe que no puede.

Algo parecido lo he experimentado estos años en España. Aquí he conocido muchos suramericanos y lo que siempre me ha encantado de su carácter es que son como niños, convencidos de que pueden alcanzar cualquier objetivo, que pueden ser cualquier cosa trabajando duro. Y muchas veces he visto que lo alcanzan, porque creen mucho en la posibilidad del éxito. Ni parecen saber que podrían fallar! Ahora se que ellos han aprendido del avispón y creo que deberíamos hacer lo mismo. La mafia es poderosa, ha penetrado en la sociedad y sus estructuras, se está expandiendo y fortaleciendo. Pues, hacer, lo que dice Saviano: olvidaos de todo esto, volar como si no supierais que no tenéis ninguna posibilidad de hacerlo! Yo me apunto!

Samara Croci

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La conferencia:

http://lanapoleoni.ilcannocchiale.it/2009/10/19/video_conferenza_di_loretta_na.html

Una fine che è anche un inizio – Un final que es también un gran comienzo

In2009, attualità, ESPAÑOL, Internazionale a Ferrara, ITALIANO, pensieri sparsi, Roberto Saviano su 5 ottobre 2009 a 9:47 am

FINITO!? Proprio così! Mentre eravamo tutti in piedi in una standing ovation al teatro Nazionale applaudendo Saviano, sapevamo che quella era la fine del festival mentre invece sembrava dovesse essere l’inizio di qualcosa di grande e potente, qualcosa di emozionante cui partecipare insieme. Forse in fondo, lo sarà, anche se non li, non immediatamente.

Saranno semi, che cresceranno lentamente nutriti di conoscenza, scambi e speranze instillate anche dal festival di Ferrara. Ho iniziato a comprare Internazionale 13 anni fa e da allora il seme è cresciuto in una pianta rigogliosa per cui credo fermamente che sarà così anche per il popolo di Internazionale! Grazie Internazionale e grazie Roberto, ci avete dato una bella iniezione di energia! E poi in fondo, come ci ha detto Paul Ginsborg: “ i cambiamenti saranno pur lenti, ma sono inesorabili”!

Prometto presto di raccontarvi tutto sul blog ma ora sentivo che era urgente questo pensiero di gratitudine anche verso tutto il popolo dei festivalieri di Internazionale.

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Se ha acabado! Así es. Mientras estábamos todos de pie, felicitando a Roberto Saviano con un aplauso durante 5 minutos en el Teatro Nacional, todos sabíamos que era el final del Festival pero parecía mas bien el comienzo de algo grande, de algo poderoso, emocionante y con una participación brutal. Puede que al final será así, aunque no en ese mismo momento y lugar.

Serán semillas que crecerán lentamente alimentadas por el conocimiento, el intercambio y las esperanzas trasmitida también por el Festival de Ferrara.

Compré mi primera copia de Internazionale hace 13 años y desde entonces la semilla ha crecido en una planta hermosa así que creo que lo mismo ocurrirá para los festivaleros de Internazionale! Gracias a Internazionale y a Roberto Saviano! Nos habéis empujado con una energía increíble! Al fin y al cabo, como dijo Paul Ginsborg: “los cambios aunque sean lentos, son imparables”!

Prometo cuanto antes contarlo todo sobre el festival en el blog pero me parecía que este agradecimiento era necesario y urgente, también para agradecer a todos los festivaleros de Internazionale.

Samara Croci

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