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Internazionale a Ferrara: sabato, la lunga strada verso il kebab

In2010, attualità, Cina, Internazionale a Ferrara, ITALIANO, Loretta Napoleoni, politica internazionale su 5 ottobre 2010 a 1:33 pm

La giornata di sabato a Ferrara è iniziata all’insegna della fame. Non la nostra, che eravamo ben nutriti dal pasticcio ferrarese con bignè e ragù, ma quella di cui si parlava nella conferenza “Quando il cibo non basta” con il grande David Rieff (e i suoi stivali texani), Stephane Doyon di Medici senza frontiere e Giovanni Porzio dell’Espresso, come moderatore. La conferenza è stata molto interessante. Il primo punto da chiarire è stata la differenza tra denutrizione e malnutrizione. La prima si verifica nel caso di conflitti e guerre, la seconda è più silenziosa e invisibile, ma si sviluppa durante un tempo molto più lungo. Quest’ultima, la malnutrizione, colpisce 195 milioni di bambini nel mondo che la soffrono in forma cronica. E’ la mancanza, soprattutto dalla nascita ai 2 anni, d’elementi nutritivi fondamentali, e può causare danni celebrali, ritardi nello sviluppo e crollo delle difese immunitarie. Per questo ogni anno muoiono dai 3 ai 5 milioni di bambini per malnutrizione o malattie ad essa collegate. Il dato più scioccante però è che per tutto ciò, esiste già una cura. Sono i “ready to use terapeuthic food”, una cura di principi nutritivi che viene fatta durante un ricovero in ospedale. Il problema è che i costi di queste cure sono piuttosto alti, e i fondi che arrivano a questi programmi, sono scarsi perché non sono casi di emergenze, non ci sono foto tragiche da mostrare per raccogliere gli aiuti e quindi la società non si mobilita facilmente. Rieff con la semplicità e la schiettezza che sempre contraddistingue i suoi interventi, ha detto che è inevitabile che ci sia un “triage” delle crisi, cioè che nella scelta del progetto su cui investire, si intervenga sul più impellente, sulle emergenze. Ha poi citato il motto della stampa americana “if it bleeds, it leads” (se sanguina, vince!) per la scelta di quali emergenze finiscano in prima pagina. Altro elemento che rende difficile l’intervento, a parte la mancanza d’attenzione mediatica, è la reticenza dei governi nel dichiarare che la loro popolazione stia soffrendo di malnutrizione. Questa parola pare richiami altri concetti come fame e carestia, che a loro volta provocano instabilità sociale e politica, cose di cui i governi hanno il terrore. Inoltre, essendo un problema che soprattutto riguarda i bambini, non c’è neppure il rischio che si crei un movimento di protesta. Semplicemente soffrono in silenzio.

In questo campo, i casi d’intervento con successo sono quelli del Brasile e della Cina (cosa che corrobora l’entusiasmo di Loretta Napoleoni nella sua analisi dei recenti cambiamenti in Cina). Un pessimo intervento è invece quello dell’India la cui situazione di malnutrizione ascende a livelli tragici. Il 38% dei bambini di questo paese ne soffre (un livello eguagliato solo dal Congo).

La successiva conferenza è stata quella sulla Corea del nord: “Dietro le quinte del regime”, un tema del quale ammetto che ero a digiuno. I conferenzieri erano Mads Brügger, Pepe Escobar e Brian Reynolds Myers con Junko Terao di Internazionale come moderatrice. Il più interessante è stato Brian Reynolds Myers, autore del libro The Cleanest Race. Lui è stato quello che ha introdotto i punti principali del dibattito per poi coinvolgere agli altri. Si è parlato fondamentalmente dell’errata definizione della dittatura coreana. Secondo il signor Myers, la Corea del nord non è una dittatura marxista con tocchi di confucianesimo come spesso si dice, ma è una dittatura quasi fascista e più simile al Giappone dell’epoca imperiale, con forti tocchi razziali e razzisti. Infatti, il libro di Myers tratta dell’ossessione dei coreani per la purezza della loro razza, un tema che è alla base anche dell’antiamericanismo coreano. Altro punto interessante affrontato è stato l’inadeguatezza degli interventi della dittatura nelle sfide economiche e sociali. E proprio per coprire questo suo grave ritardo, la dittatura ha puntato tutto sullo spauracchio dell’antiamericanismo e della potenza militare e atomica.

Malgrado sia una dittatura, l’appoggio politico al dittatore Kim Jong, non si basa solo sulla dura repressione, ma anche su una legittimazione di massa. Il leader è adorato come una figura genitoriale da molti coreani, e la sfida in questi anni sarà per il figlio del leeder che dovrà subentrare. Egli, essendo vissuto in Svizzera durante i suoi studi e durante gli anni più duri della storia nord coreana, dovrà dimostrare d’essere ancora un vero coreano e di non aver assorbito i deboli costumi della nostra “razza”.

Alla conferenza c’era anche Mads Brügger, il regista di The Red Chapel, un documentario, pare, molto carino, basato sulla storia di una finta compagnia teatrale danese (Mads è un giornalista, ma si è finto artista di teatro) che si reca in Corea del nord per uno scambio culturale e filma di nascosto la vita quotidiana in uno dei paesi più chiusi al mondo.

Dalla Corea, con le sue chiusure e le sue bugie dittatoriali, mi sono recata alla conferenza: “Le Paure degli europei” dove, in anteprima, hanno presentato gli ultimi dati d’ottobre del Rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza. I dati emersi da questa conferenza sono stati illuminanti, e servono come base per molte altre conferenze o interventi ascoltati in questi giorni, soprattutto sulla singolarità dell’Italia, con le sue paure, il suo strano sistema dei media ed il suo aberrante teatrino politico. Proprio per le sue connessioni con altri temi e conferenze, credo meriti un articolo a sé. Vi dirò solo che l’anomalia italiana non risiede tanto nella testa di noi cittadini italiani, quanto nel nostro sistema mediatico. Le nostre paure non differiscono da quelle degli altri popoli europei, però una differenza enorme è la rappresentazione distorta che delle nostre paure danno i media italiani, molto spesso pilotandola a fini politici. Presto approfondirò il tema, intanto, un ringraziamento ad Unipolis per averlo finanziato  e all’Osservatorio di Pavia e a Demos&Pi per averlo realizzato ed avercelo presentato. Spero che quell’aumento di fondi di cui si è parlato nella conferenza arrivi, perché mi pare un lavoro veramente importante.

Mentre la mia fedele corrispondente andava alla conferenza su Obama e la destra americana, di cui vi scriverò presto qualcosa dai suoi appunti, io mi sono recata alla presentazione di Maonomics, il libro di Loretta Napoleoni.

Loretta Napoleoni a Ferrara 2010 ©Samara Croci

In realtà il libro l’avevo già letto, ma Loretta è sempre Loretta, e al festival ha sempre un pubblico affiatato. E non è stata una delusione. La presentazione è stata scandita dalle domande di Giovanni De Mauro, direttore d’Internazionale, e da alcune del pubblico. Il libro di Loretta vuole essere un’analisi su di noi e la crisi economica che recentemente ci ha colpiti, usando la lente del boom economico cinese. Secondo Loretta, malgrado i problemi che la Cina ha ancora, il suo boom e il suo sistema economico può avere diverse cose da insegnarci. Anche su questa conferenza prometto un post più esteso, integrato anche da alcuni concetti del libro. Il punto di partenza è molto interessante, e perfino coloro che non amano la Cina dovranno ammettere che l’analisi della Napoleoni offre spunti importanti di riflessione, soprattutto sulle scelte degli ultimi anni fatte dai nostri paesi e dai nostri governanti.

La mia serata si è chiusa nel chiostro di San Lorenzo con la proiezione fotografica di Christian Caujolle sul tema, iniziato la sera prima, del viaggio. I fotografi di cui si è parlato con i link alle loro foto, li potete trovare nel Blog di Orazio. Io sono rimasta particolarmente colpita dal reportage di Juan Manuel Castropietro in Perù e dalle foto dei guardiani dei musei russi fatte dall’americano Andy Freiberd.

Comprando un kebab a Ferrara ©Samara Croci

Aspettando il kebab © Samara Croci

Domani è un altro giorno, e mezza infreddolita mi avvio con Raúl ed Edoardo a mangiare un kebab all’inizio di via Mazzini. Abbiamo passato un’ora di simpatica coda chiacchierando, con fondo musicale turco (Raúl sa il nome del cantante). Alla fine è valsa la pena, la piadina con il kebab era deliziosa!

Samara Croci

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Dei diritti e dell’arte di copiare

Inattualità, Cina, Internet/blog, ITALIANO su 6 aprile 2010 a 9:51 am

Mongolfiere in Cappadocia ©Samara Croci

Ci pensate che, con l’industria dell’aeronautica già avviata, gli aerei non potevano sorvolare i cieli delle fattorie americane perché i proprietari terrieri consideravano che il loro diritto di proprietà andava dalle fondamenta fino al cielo? Alla fine, in una famosa sentenza del 1946 (Stati Uniti vs. Causby) un giudice illuminato si fece guidare dal buon senso (come dice nella sentenza) e decretò che lo spazio aereo apparteneva al governo degli Stati Uniti, permettendo così il volo.

Mongolfiere in Cappadocia ©Samara Croci

Oggi ho fatto un’altra scoperta che vi spiegherò a breve, e che mi ha fatto ricordare degli studi del liceo e dei miracoli che la Storia, quella con la S maiuscola, compie certe volte, se la si vede con la distanza del tempo.

Per esempio, poco prima del Medioevo, l’influenza, il potere e la cultura si spostarono ad oriente. Subito dopo, Roma e l’impero d’Occidente decadono ed entrano nell’oscurità e nell’ignoranza del Medioevo, un periodo di guerre, battaglie, roghi e distruzioni. Per miracolo però, il sapere dei grandi imperi (il greco, il romano, ma non solo) che era stato “copiato”, se volete, e portato ad oriente dai monaci, dai mercanti e dagli esploratori, sopravvive. Il sapere e la cultura, si nascondono e rimangono protetti nelle grandi biblioteche e nei monasteri d’oriente, dove gli amanuensi che hanno copiato i testi originari, poi perduti, passeranno gli anni bui a replicarli e a spargerli ai quattro angoli dell’impero per studiarli, diffonderli e preservarli.

Biblioteca a Praga ©Samara Croci

Biblioteca a Praga ©Samara Croci

Un altro episodio simile del quale sono venuta a conoscenza oggi è quello di un incontro misterioso avvenuto a Firenze nel 1433, tra una delegazione di cinesi della dinastia Ming e la corte fiorentina. Un evento poco documentato e quasi sconosciuto finché lo storico cino-canadese, Wang Tai Peng non lo riportò alla luce. Quello che è importante di quest’incontro, è che vi assistette l’astronomo fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli e quest’elemento potrebbe aver avuto ripercussioni storiche enormi. Infatti, secondo Wang Tai Peng, lo scambio di conoscenze scientifiche tra i cinesi, abilissimi in materia di astronomia e cartografia, e Toscanelli, permise i grandi viaggi di Colombo e di Amerigo Vespucci. Sono documentati infatti, scambi epistolari tra l’astronomo e i due viaggiatori in cui lo scienziato racconta di ciò che ha appreso dagli stranieri e di come potrebbe essere utile nei viaggi. Ancora una volta, curiosamente, mentre l’oriente cedeva queste conoscenze, e Toscanelli le copiava e le metteva in pratica, la Cina entrava nel suo Medioevo. Dopo un’epoca di grandi esplorazioni con l’ammiraglio Zheng He, la dinastia Ming crolla in un periodo oscuro e tormentato, mentre in occidente si inaugura l’era dei grandi viaggi e delle grandi esplorazioni.

Libro antico ©Samara Croci

Un miracolo no? Ma allora mi viene da pensare all’attualità. I cinesi hanno passato gli ultimi anni a copiare quello che vedevano negli Stati Uniti e in Europa, a comprare le macchine con cui in Italia tessiamo i tessuti più famosi e ad assoldare i nostri esperti per portarli da loro ad insegnare. Stanno facendo quello che facevano gli amanuensi o l’astronomo Toscanelli. Non è un buon segno per noi, se la storia di ripetesse nello stesso modo del passato, ma almeno sappiamo che la vita continua ed è rassicurante vedere come lo spirito umano, in questi modi contorti, sopravviva sempre e comunque.

Libro antico ©Samara Croci

Riallacciandomi anche alla prima storia, quella dei diritti sullo spazio aereo, alla fine questi tre episodi ci dimostrano anche come la Storia se ne freghi, per fortuna, delle nostre restrizioni, del razzismo e del nostro protezionismo. Oggi la battaglia è per il controllo del copyright nelle merci e in internet. Incapaci di mettere un limite e di regolare una rete che sfugge da tutte le parti, in realtà ci troviamo nel far west più assoluto. Da un lato c’è una generazione (i giovani) che non rispetta e non riconosce nessun diritto e scarica e copia a destra e a manca. Dall’altro, leggi vecchie ed inutilmente restrittive, impediscono ancora una volta “il volo in alta quota”, cioè il nuovo mondo globalizzato fatto di una cultura di condivisione e riciclo continuo. I ragazzi così come i cinesi copiano e diffondono liberamente modificando e mettendo in evidenza l’arretratezza di leggi e di privilegi vecchi e ormai superati. Cosa sarebbe successo se qualcuno avesse impedito agli amanuensi di copiare gli antichi libri o se la corte Ming avesse citato per plagio Toscanelli per avergli copiato il sistema dei meridiani e dei paralleli da loro inventato e che rivoluzionò la cartografia e i viaggi di lunga distanza?

Webtrend Map

Sono d’accordo sulla regolamentazione dei diritti d’autore, ma bisogna anche essere aperti all’inevitabile e trovare una strada, un percorso nel futuro che già si profila all’orizzonte. I limiti e le imposizioni rigide qui non funzionano. La cultura e il sapere, per fortuna si perpetuano in ogni caso e non hanno mai conosciuto ne conoscono limiti.

Samara Croci

P.S: L’ultima foto è una famosissima mappa di internet, realizzata a partire dalla mappa del metro di Tokio che evidenzia i collegamenti tra i “grandi” di questa industria della rete e ne racconta visivamente l’importanza. (Internazionale la regalò tempo fa in allegato)

Sull’incontro della delegazione Ming a Firenze: articolo su La Repubblica di Federico Rampini

Libro di Federico Rampini: Rinascere con saggezza

Libro di argomento simile, di Loretta Napoleoni: Maonomics

Un video curioso: 

 

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Sculacciate cinesi

Inattualità, Cina, ITALIANO, Loretta Napoleoni, politica internazionale su 23 febbraio 2010 a 9:57 pm

LIMES 01/10 Paesi debitori (grigio scuro) e creditori (chiaro)

La storia della formica che mette da parte e della cicala che sperpera la sapete tutti. Quello che la favola non dice è che quando la cicala inizia a morire di fame, non se ne sta buona buonina ma va a visitare la formica e le chiede un prestito per sopravvivere. La formica intravede un business d’investimento e inizia a pagare per i debiti della cicala. In questo modo, lentamente, la cicala riprende il suo ritmo di vita e la formica la sostiene, perché ha accumulato tanto denaro e beni che non sa più dove investirli. Cosa credete che chiederà in cambio la formica alla cicala? Questo è il punto ed il pericolo. La cicala starà vivendo sopra le sue possibilità: comprerà una casa nuova più grande, mobili, andrà in vacanza e così via. Intanto, la formica, com’è nel suo carattere, continuerà a produrre e a mettere da parte, sfruttando anche le influenti amicizie della cicala che le apriranno nuovi mercati.

Torniamo però al problema fondamentale? Fino a che punto la formica sovvenzionerà la cicala e in cambio di cosa? Ma ancora più fondamentale, se la Cina fosse la formica e gli Stati Uniti la cicala, cosa ci aspetta?

La scorsa settimana, uno degli uomini più potenti del pianeta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è stato rimproverato come uno scolaretto dalla Cina, per il suo incontro alla Casa Bianca con il Dalai Lama. L’evento non lascia spazio a dubbi su quanto strette stiano le palle della cicala nelle mani della formica! Dove sta la pericolosità di quest’incontro con un capo di stato spodestato come il Dalai Lama? Con tutto il rispetto, è un capo di stato senza stato, ha un potere spirituale piuttosto forte, ma, politicamente quasi nessuna influenza, e certo la Cina non si fa spaventare da un pugno di contestatori e monaci. Perché allora la Repubblica Popolare Cinese si impunta così duramente? Dato che l’incontro non sembra presentare rischi di nessun tipo, mi sembra proprio che la Cina si stia comportando come un bambino capriccioso che vuole far vedere che ormai gli Stati Uniti e quindi il mondo, devono sottostare alle sue richieste, anche se sono semplici capricci. Va bene, ma quando non saranno più solo capricci?

In marzo del 2008, Internazionale traduceva un interessante articolo del The Atlantic dal titolo Dollaro Cinese, scritto da James Fallows. Nell’articolo si diceva che negli ultimi 25 anni la Cina si era aperta ai mercati mondiali e che, mentre il paese aveva una crescita spettacolare, i cinesi vivevano in relativa povertà e con un tenore di vita molto basso. L’eccedenza della bilancia commerciale cinese era, in quel momento, di 1400 miliardi di dollari e ogni giorno cresceva di 1 miliardo. Dove metterla? Ai tempi, e negli anni precedenti, la soluzione più sicura erano sembrati i titoli del Tesoro statunitensi. Nell’articolo era riportato un dato incredibile:ogni americano negli ultimi 10 anni aveva preso a prestito 4.000 dollari da un cittadino cinese. E mentre gli americani consumavano più di quanto producessero, i cinesi consumavano la metà della produzione, e investivano l’altra, nel debito statunitense.

Gli Stati Uniti, con Bush e la Federal Reserve in testa, potevano permettersi di continuare la loro vita di consumi tenendo bassi i mutui e i tassi d’interesse e rendendo così i buoni del tesoro di Stato più convenienti di quelli privati. Ergo, Cina e Giappone si fiondarono sulla torta pronti a sorreggere il dollaro e tutta l’economia americana, sotto la quale si nascondeva il vuoto (come abbiamo visto ora). A questo, si aggiungono i diritti di signoraggio secondo cui gli Stati Uniti, avendo la valuta di riferimento, possono indebitarsi fino ad una cifra proporzionale all’ammontare di valuta circolante nel mondo (e non solo nei confini nazionali com’è per gli altri paesi). Grazie a quest’accordo, la Cina penetrava nel mercato con maggiore liquidità finanziaria e con più consumatori al mondo, creando un circolo, per loro, virtuoso.

Ora, i buoni del Tesoro statunitensi non sembrano più un gran investimento e, addirittura, il dollaro come moneta di riferimento comincia a tremare. La bella tana della cicala scricchiola e cade a pezzi.

Secondo i dati di cui parla Limes nel numero 1 del 2010 dedicato a Obama, il debito pubblico degli Stati Uniti è passato dal 37% del Pil (2007) al 67% (2009), con una previsione per il prossimo decennio di un 84%. Ma forse è più chiaro il dato che dice che il debito in termini assoluti ammonta a 4000 dollari per ogni cittadino statunitense (12 trilioni totali). E brava la nostra cicaletta! Di questo debito, gli investitori stranieri detengono un valore in bond di 3,5 trilioni di dollari, la Cina da sola, 800 miliardi.

Sull’argomento ha scritto anche Loretta Napoleoni, con degli spunti molto interessanti. In La Morsa, la Napoleoni rimarca come la Cina sia più ricca degli Usa anche perché, mentre la Cina produce beni, gli USA, consumano e speculano con la finanza che non crea ricchezza, come invece fa l’economia reale. Bellissima è anche la riflessione che la Napoleoni fa sulla differenza tra la cultura occidentale e quella cinese. E’ una spiegazione che tutti dovremmo leggerci e che qui riporto con le poche frasi che mi sono appuntata, dato che non ho il libro sotto mano. Secondo quanto scrive la Napoleoni, la saggezza cinese si fonda sul farsi guidare dalle circostanze sempre mutevoli, e non da modelli ideali permanenti come nella cultura occidentale. Per questo la cultura Cinese prospera nel caos e si adatta velocemente.

Quale la soluzione a tutto ciò? Cosa facciamo noi intanto?

C’è da dire che, se il valore del dollaro crollasse, anche l’euro ne sarebbe danneggiato perché non avrebbe abbastanza moneta in circolazione e, stampandone di nuova, si svaluterebbe. E se la Cina decidesse di investire il suo surplus in oro invece che in dollari, dovrebbe praticamente assorbire tutta la produzione mondiale e farebbe schizzare alle stelle il prezzo del metallo, oltre a lanciare i mercati nel caos.

Sulle previsioni per il futuro, mi sembra che le opzioni siano ben spiegate nel numero di Limes di gennaio, in cui si parla anche delle scelte che l’Europa deve fare per stare a galla in questo nuovo mondo multipolare.

Cosa saranno obbligati a fare gli Stati Uniti per la Cina, io non lo so, ma vorrei che tutti tenessimo ben presente la dipendenza reciproca di queste due grandi potenze che a loro volta hanno interessi e paesi amici a cui non possono calpestare i piedi. Sapendo questo, credo che gli affari di politica estera siano più facilmente prevedibili. E se questo non bastasse, vi invito ad osservare meglio la foto di quest’articolo (tratta da Limes di gennaio p.40). Se per capire le cose del mondo è sempre utile seguire la scia del denaro, vi chiedo di osservare questa mappa dei paesi debitori e creditori. Osservate bene le cosiddette potenze classiche del mondo, le ex potenze colonialiste. Osservate gli Stati Uniti, ma anche l’Europa, e poi guardate i paesi del vecchio “terzo mondo”, i paesi arabi, l’Oriente. Se di colpo sentite la terra che un po’ vi trema sotto i piedi, è perché state guardando dritto in faccia il cambiamento che si stà profilando all’orizzonte. E con questo non voglio dire che sia solo negativo, pero sì che sarà epocale.

Samara Croci

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Loretta Napoleoni, La Morsa

NUOVO libro di Loretta Napoleoni, proprio su economia e impero cinese: Maonomics

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