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Le regole dell’italiano a Madrid

InITALIANO, pensieri sparsi, viaggi su 24 febbraio 2010 a 10:44 pm

Puerta de Toledo, Madrid ©Samara Croci

1° Siamo dei rompicoglioni. Lo dico sempre a me stessa e ai miei amici: italiani rompicoglioni! Non facciamo altro che lamentarci e pensare alla bella Italia (io non faccio eccezione).

2° Non ti mettere a fare un dibattito con uno spagnolo sul prosciutto italiano e il jamon iberico, perderesti! Io ancora ci provo! Stessa cosa sull’olio. Gira voce che gli italiani prendano l’olio spagnolo e lo rimpacchettino per farlo passare per italiano.  Che bestialità! E intanto io mi porto l’olio buono da casa in valigia, tiè! Per gli spagnoli, cucina italiana significa: pasta e pizza ed è difficile spiegargli che c’è altro…

3°Qui si mangia in modo diverso! Se sei a Madrid, devi rassegnarti a penetrare nelle arti oscure e parecchio untuose delle tapas. Il sabato e il venerdì sera, scordati un buon pasto completo! Spesso il pasto di tapas sarà in piedi, schiacciatello e un po’ stressante, ma molto animato!

4° Ricordati che è impossibile non passare giorno in questa città senza incontrare italiani. Spesso residenti e non turisti! Se ti perdi qui, chiedi indicazioni in italiano e, primo, gli spagnoli ti capiranno perfettamente, e secondo, è probabile che incontri un italiano con cui finirai in pizzeria a parlar male della Spagna in cui lui vive.

5° Cappuccino e pizza hanno prezzi proibitivi ma ogni tot, non se ne può fare a meno. Però, scegli bene i tuoi posti. Al di fuori di quelli, niente pizza e rassegnati al basico caffè con leche.

6° Ogni giorno che Dio ha mandato in terra, ne El Pais c’è un articolo e una foto di Berlusconi. Avrei dovuto ritagliarle pazientemente e tappezzarci le pareti di camera mia per contare i miei giorni qui, come le tacche sulla pietra che faceva Robinson Crusoe.

7° Bisogna rassegnarsi al clima: d’estate, caldo secco stile deserto con miraggio e dune incluse, e d’inverno, freddo penetrante, che forse supera il freddo di Milano a causa del vento, micidiale in alcune giornate (che però regala cieli stupendi).

Palacio de Cristal, Parque del Retiro, Madrid ©Samara Croci

8° Gli spagnoli si danno del tu, quasi subito, e si baciano quasi sempre, e in ordine opposto al nostro. Quindi, è una buona scusa se volete baciare una persona facendo finta che sia per sbaglio, ma è una pessima cosa in tutti gli altri casi. Fate attenzione e nel dubbio, definite con anticipo la guancia alla quale vi dirigete!

9° Attenzione alla morcilla di sanguinaccio e alle cotenne di maiale in forma di patatine. Entrambe sottraggono anni di vita! Anche il cocido è rischioso, se uno è debole di stomaco!

10° Se un giorno avessi problemi di stomaco, pensa all’emigrazione ad un altro paese.

11° Tempi e distanze: Quando sei in metrò, più o meno, conta che per arrivare in qualunque posto mediamente in centro, ci metterai un ora. Attorno alle ore 8.00, alle ore 14.30 e dalle 19 alle 20.30 sarai una sardina in scatola nei vagoni di alcune linee. Camminare fa bene e Madrid ha degli scorci stupendi!

Palazzo, Madrid ©Samara Croci

12° (A questa ci tengo) Ebbene si, Madrid ha un fiume. Pochi lo sanno, anche dopo averla visitata. E’ il celebre Manzanarre che scorre pigro e grigio sotto il maestoso ponte di Toledo da cui si vede lo stadio Vicente Calderon. Il fiume, è più consistente visto dalla seggiovia che porta a Casa de Campo. La seggiovia più bassa del mondo! Una volta ero su con degli amici in visita dall’Italia e abbiamo visto uno che faceva la cacca, con il suo sedere bianco che risplendeva tra i pini. Un esperienza da non perdere!

13° Gli spagnoli sono convinti che la mafia qui non ci sia, e che da noi sia un gruppetto di briganti montanari. Spesso, se sarai sopravvissuto agli insulti per aver votato Berlusconi (non importa che tu l’abbia fatto o no), ti daranno del mafioso italiano. Rassegnati e magari approfittane per riflettere.

14° Ora arrivo ad un’altra cosa che mi tocca da vicino e per la quale ho anche aperto un gruppo in fb. La Barilla non importa qui i biscotti del Mulino Bianco e questa è una catastrofe per molti italiani. Qui c’è solo un biscotto secco chiamato Maria (e l’umiltà della figura biblica, gli si addice) che ti si impasta in bocca come la calce tra i denti dei contadini peruviani. Solo che loro poi la sputano, tu te la devi trangugiare. Per colazione, o quelli o un toast con salsa della lattina di pomodoro o un panino con la salsiccia! Se vi va bene, trovate una Napolitana: fagottino con cioccolato. Che rimanga tra noi il fatto che non c’entra nulla con Napoli, gli Spagnoli non lo sanno.

Palacio de Crista, Parque del Retiro, Madrid ©Samara Croci

15° Se visiti la città per turismo: il museo Thyssen è meglio del Prado (a meno che tu non sia un critico d’arte). Percorri la calle de Alcalà da Cibeles a Callao, in questo senso, al tramonto. E’ spettacolare! Se puoi, sali alla terrazza del Circolo de las Bellas Artes da cui si vedono i più bei palazzi della città. Passa una giornata al Parque del Retiro e sdraiati di fronte al palazzo de Cristal. Fai uno spuntino alla cioccolateria Valor vicino a Callao (churros) e una pausa caffè da Grazie Mille in calle Mayor 31 (c’è la bandiera italiana attaccata fuori ed una vespa bianca sul marciapiede). Vai al tempio Debod per una vista panoramica e lascia perdere l’orribile cattedrale dell’Almudena, ma non perderti il convento delle Descalzas in Callao. Le suore sono un po’ difficili per le norme della visita e gli orari, ma vale la pena.

Una cosa che nessuna guida dice, è che Madrid è ventosa, portatevi una sciarpa! L’ombrello invece è quasi inutile perché, a parte il fatto che normalmente piove poco, se piove e c’è vento, solo l’ombrello di Schwarzenegger resiste alle raffiche senza rigirarsi come un calzino! Non stare il lunedì da turista in Madrid perché è quasi tutto chiuso. E’ per quello che hai trovato una buona offerta su Easy Jet! :S

Estanque del Retiro, Madrid ©Samara Croci

16° Se dopo il grande amore suscitato da Madrid, qualche giorno ti annoi, compra la Guia del Ocio e buttati nei mille eventi gratuiti o compra un biglietto per la Sierra e vai in montagna o per l’Escorial ad ammirare la croce di Franco e la cittadina o ancora per Segovia, con il suo imponente acquedotto romano. Se vai a Toledo (20 minuti in treno), la visita alla Cattedrale ti svuoterà il portafoglio, raddolcisci poi la vita con una toledana dalla pasticceria Santo Tomè e concediti delle tapas favolose presso La Abadia  (c/Nuñez de Arce, 3).

Cattedrale di Toledo ©Samara Croci

Scorcio chiesa di Toledo ©Samara Croci

17° Ultima cosa, non cercare di capire perché il simbolo di Madrid sia un orso con l’albero del madroño. I più coraggiosi cercheranno di spiegartelo, ma non capirai nulla, perché in realtà nessuno sa il perché della cosa! Però è tenero!

Ovest di Madrid all'alba con stemma della città ©Samara Croci

18° Quando ti commuoverai per l’arrivo dei bersaglieri di corsa nel consolato italiano a Madrid durante la festa della Repubblica, e sarai nostalgico per le burrate, la mortadella e i salamini venduti alle bancarelle, forse sarà meglio che pianifichi un breve ritorno a casa per smaltire gli ormoni di italianità che ti stanno bloccando il cervello!

EN FIN, Madrid è meravigliosa e gli spagnoli molto accoglienti! Buona permanenza!

Samara Croci

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P.S: Se avete voglia poi scrivetemi come vi va!

La gloria perduta del Manzanarre

InITALIANO, pensieri sparsi, viaggi su 4 febbraio 2010 a 7:22 pm

Puente de Toledo ©Samara Croci

Come si può salire così in alto e poi cadere così in basso? Parlo del fiume di Madrid, il Manzanarre. Com’è potuto passare da essere il simbolo dei confini dello sterminato impero napoleonico, a cadere nell’oblio. Oggi chi visita Madrid non sa del fiume, ne prima di venire, ne dopo averla lasciata. Solo ci si accorge di lui se si guarda attentamente la mappa del metro e si vede una lineetta azzurra che non è un’altra linea tra le tante, ma il río Manzanares. E agli italiani questo è un nome che risuona di antica e nobile memoria, dato che tutti abbiamo imparato a scuola la poesia de 5 maggio di Manzoni:

Dall’Alpi alle Piramidi,

dal Manzanarre al Reno,

di quel securo il fulmine

tenea dietro al baleno;

Scoppiò da Scilla al Tanai,

dall’uno all’altro mar.

E come nella finzione letteraria del Napoleone di Manzoni, anche qui ci ritroviamo a interrogarci se la gloria di questo fiume “Fu vera gloria?”.

Oggi, per quelli che hanno occasione di visitare il tratto più cittadino del fiume, lo spettacolo può essere piuttosto deludente. Anche perché il ponte che hanno costruito sul fiume, quello di Toledo, è abbastanza pretenzioso rispetto alla pozzanghera che scorre fumosa sotto il bianco ponte appena restaurato. In questi giorni in più, nella zona di cantiere che c’è attorno, deve esserci stata una rottura delle tubature e su un lato del corso del fiume, si è formato un lago che contiene più acqua di tutto il resto del fiume. Come ha detto un papà a suo figlio l’altro giorno: “hay más agua fuera del río, que dentro”.

Io, che adoro le città con un fiume, e che da più di un anno vivo vicino al ponte, continuo a sognare che presto un fiume in piena scorrerà sotto il ponte e si perderà laggiù dove sorge lo stadio, abbracciando sinuosamente la città. Per ora mi accontento di ammirarlo al tramonto quando il riflesso sull’acqua moltiplica la luce rossa del sole o la sera quando posso immaginare che sia più grande e che il ronzio dell’autostrada M30 che vi passa sotto, sia in realtà lo scorrere delle acque.

Ma cos’è successo a questo fiume e perché dalla seggiovia di Casa de Campo sembra quasi un fiume vero e riesce a riempire il letto mentre qui al ponte di Toledo, nulla, si perde tra il fango e le canne. Perché in sostanza il Manzanarre sopravvive solo sulla mappa del metrò di Madrid?

Manzanarre in Casa de Campo ©Samara Croci

Manzanarre in Casa de Campo ©Samara Croci

In wikipedia español, raccontandone la storia, dicono che l’unico tratto non protetto di questo fiume, è quello che passa per la città di Madrid ed è qui che tutto diventa oscuro e inspiegabile. La città ne ruba le acque limpide provenienti dalla Sierra per restituirgli quelle fetide della capitale. Pare che ci sia una commissione, la Confederazione idrografica del Tajo, che si occupa di tutelare il flusso del fiume in ogni sua parte, eccetto nel ramo cittadino di cui si dovrebbe occupare il municipio di Madrid. Avrei voluto gettare la responsabilità di questo assottigliarsi del fiume ai lavori di interramento della M30, la circonvallazione di Madrid. Ma pare che storicamente questo fiume sia sempre stato un po’ carente, tanto da aver guadagnato il nome di “apprendista fiume”. Da un lato rappresentava il simbolo di Madrid ed era raffigurato perfino nei quadri di Goya come un ampio biscione rilucente. Dall’altro, altri artisti lo deridevano e si facevano beffe del progetto nato nel XVII secolo di renderlo navigabile. E dire che Madrid nacque forse proprio grazie a questo fiume. Gli arabi vi crearono una fortezza per controllare il passaggio lungo la strada che affiancava il fiume e per contrastare l’avanzata dei Regni Cristiani nel IX secolo.  Io credo che meriterebbe un po’ più di rispetto. Se Esperanza Aguirre ha deciso di raccontare a tutti che una parte del cammino di Santiago di Compostela passava per Madrid, per non perdere le ricche celebrazioni di quest’anno composteliano, trovo che un’altra piccola bugia per il fiume, non possa fare tanto male. Magari potremmo ricordare che la via di Santiago passava proprio lungo le sponde del rio e che qui i pellegrini si fermavano a fare il bucato per poi stenderlo sulle sue ampie spiagge e riprendere poi il camino che li avrebbe portati a Finisterre. Realistico, non credete?

Madrid dal Ponte di Toledo ©Samara Croci

Lo stadio Vicente Calderon che sorge sul fiume e sarà presto demolito ©Samara Croci

Alcuni visionari, poeti e artisti hanno creduto in questo fiume e l’hanno immaginato come poteva diventare: Goya, Pedro de Ribera (che vi costruì il pretenzioso Ponte di Toledo), i Mori che ne fecero un punto strategico edificandoci una fortezza… Perché oggi nessuno torna a vederci un sogno, un progetto importante? Tra l’altro, con la demolizione dello stadio Vicente Calderón, lungo la riva, si aprirà una spianata gigantesca che potrebbe essere una tela bianca per qualche architetto avanguardista. D’altra parte è quello che è successo anche a Bilbao, che è rinata dal grigiore grazie al pretenzioso progetto di recupero del fiume e alla visionarietà di un architetto geniale. Lo spazio non manca, il fiume c’è ed è bisognoso di cure. Se solo Madrid avesse vinto le Olimpiadi, forse il Manzanarre avrebbe avuto una possibilità. Ora, dovrà aspettare, nell’indifferenza dei madrileñi e dei turisti, e con soltanto i vecchietti, i bambini e forse i poeti ad ammirarlo e a sognarlo migliore!

Samara Croci

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Il progetto di recupero dell’aria del fiume:

http://www.abc.es/canales/nuevo_madrid/index/rio01.asp

Il camino di Madrid, tanto promosso dalla recente amministrazione, malgrado la mancanza di prove storiche della sue esistenza

http://compostela.pellegrinando.it/sezioni.php?seid=1985

Pellegrinaggi

InITALIANO, pensieri sparsi, viaggi su 26 settembre 2009 a 4:05 pm

Il cammino di Santiago è un viaggio che inevitabilmente ti cambia. Non perché sia un antico cammino religioso o per le sue connotazioni sacre ma perché quando qualcuno si propone di farlo, in particolare se si lancia solo in questa sfida, è per mettersi alla prova.

Indicazioni

©Samara Croci

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©Samara Croci

Io ho deciso di affrontare la prima metà quest’estate. L’ho deciso un po’ come uno scherzo, non ero allenata ed il giorno prima di partire ero convinta che dopo un paio di giorni sarei tornata sconfitta. Invece no.

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Il cammino è stato splendido, ho incontrato delle persone carinissime, abbiamo condiviso fatiche, risate stupide colme di stanchezza, birre fresche alla fine della giornata, noccioline energetiche e letti a castello di accoglienti ricoveri per pellegrini.

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ciringuito

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Il solo stato di pellegrino è come una droga che inizia a scorrerti nelle vene quando ottieni il tuo carnet del pellegrino e da li in poi non si ferma fino alla fine della marcia e forse continua a scorrerti latente per sempre. Nell’associazione del cammino ci avevano detto che il carnet era per chi faceva questo percorso con motivazioni spirituali che non dovevano essere legate a nessuna religione in particolare e incluso a nessuna religione in assoluto, semplicemente una ricerca… Bello no? Ma ho trovato quello che cercavo? Non so, però sicuramente nel percorso mi sono divertita e sono stata battezzata dall’estasi per la natura solitaria, quella che ti entra nelle vene solo quando vai a passo di marcia e sudi con la tua casa dietro le spalle e nient’altro. Quella che ti crea un groppo in gola al pensiero che quello che hai davanti, li, in quel momento, è così bello che non sai se sarai in grado di ricordarlo per sempre o di raccontarlo.

spiaggia

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Costa con spazio

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Il mio essere pellegrina è stato il più grande punto di forza. Sai che l’essere pellegrino, in quanto viaggiatore “spirituale” richiede forza d’animo, curiosità e bontà di cuore. Non importa che siano leggende o ideali lontani. E’ come un compito che ti è stato assegnato su tua richiesta e che cambia la tua visione sul mondo, ti rende più aperta con la gente e ti spalanca il cuore alle piccole emozioni che nel quotidiano non hanno accesso. Sono sicura che la bellezza sia in ogni luogo e in ogni tempo ma li, lungo quella strada, che alla fine è semplicemente un sentiero, la bellezza è nel cuore e negli occhi del pellegrino in quanto tale. I pellegrini sono cercatori di bellezza e la gente sembra accorgersene. E come se il mondo si facesse più dolce. E lo diventa veramente! So che può sembrare tutta una illusione per matti ma, come ho detto, l’essere pellegrino è un po’ come una droga, come un estasi religiosa che colpisce anche gli atei.

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©Samara Croci

Al di la dei paesaggi mozzafiato, in particolare nel camino del nord che ho fatto io, si conosce gente di ogni parte, si dorme in rifugi di volontari che tengono pulito il tutto solo per spirito di altruismo, che accettano qualunque offerta, anche la più misera e che spesso preparano anche succulenti cene e colazioni! La gente per strada ti augura buon cammino e ti sorride e ti saluta guardando ammirata il tuo zaino e i tuoi scarponi. Molti ti fermano e ti confidano frammenti della loro vita. Altri offrono acqua mettendola sul percorso e lasciandoti di stucco per la dolcezza di un gesto così semplice ma importante (l’acqua è tutto per un pellegrino).  Altri ancora offrono i loro servigi, proprio così, le loro doti di medici, psicologi e fisioterapeuti al servizio del viandante! So che sembra un altro mondo però questi sono esempi reali, capitati a me. E ti accorgi dell’affetto nascosto nei gesti più piccoli e ti commuovi per tante cose forse stupide e forse invece importantissime.

Porto Castro Urdiales

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costa del cammino

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terrazzo su spiaggia

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Samara camminando

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Al ritorno sai che per un tratto della tua vita sei stato parte di qualcosa e che se vuoi, se lo tieni stretto, non ti lascerà più. Quella sensazione di essere a casa in ogni posto della terra, di poter vivere con molto meno di quello che pretendi ogni giorno da te stesso e dal mondo e di poter essere soddisfatto con veramente poco.

Cammino di Santiago del Nord da San Sebastian a Santander. Dal 19/06/09 al 30/06/09.

Samara Croci
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Pèlerinage (FR)

Le pèlerinage de Santiago est un voyage qui inévitablement change les personnes.

Cela n’arrive pas parceque c’est un ancien chemin religieux mais parceque quand une personne décide de le faire, surtout si en solitaire  c’est pour se mettre à l’épreuve.

J’ai decidé d’aborder la premiere partie du chemin cette étée. Au debut c’était un peu un jeu. Je n’étais pas entrainée  et le jour avant de partir je craignais déjà de ne pas être à même de le terminer e que j’aurais étée défaite en peu de jours.

Mais cela n’est pas arrivé.

Le pélegrinage a étè magnifique, j’ai rencontré des personnes tres gentiles, nous avons partagé fatiques, simples éclat de rires, pleins de fatigue, des bières bien froides  fin journée, noisettes energetiques et lits superposes dans des accueillant abri pour pélerins.

Le fait meme d’être un pélerin c’est comme une drogue qui commence a te rouler dans les veines au premier carnet de pèlerinage et de ce moment en avant , jusqu’a la fin du parcours, et même après ce feeling vous reste dedans jusqu’à la fin et encore apres.

L’Association des pèlerins nous avait dit que le carnet était pour ceux qui faisaient les pèlerinages pour des raisons spirituelles qui ne devainet  necessairement pas etre liéès à une réeligion  en particulier, mais simplement une “recherche”.

Cela est beau! Ais je trouvé ce que je chercais?

Je ne le sais pas. Surement le long de la route je me suis amusée  et j’ai été baptisée par l’extase de la nature solitaire, celle qui entre dans ton ame seulement quand tu marche avec ta maison sur tes  épaules et rien d’autre. La nature qui te donne un noeud dans la gorge si tu pense que ce que tu vois dans ce moment est tellement beau et unique que tu crains de n’etre pas à même de le partager quand tu rentrera à la maison ou de pouvoir rappeller cette sensation pour toujour.

Etre pèlerine c’est le point de force, tu sais que faire ce voyage spirituel  demande  de la force et de la bonté d’âme et de la curiosité.

Rien à faire avec histores, legendes ou ideals du passé. C’est plutôt un dévoir que tu même t’est donné et qui change apres ta vision du monde. Apres tu est plus ouverte envers le monde, ton coeur s’ouvre plus facilement aux petites émotions qui n’entraien pas avant dans la quotidianité de ta vie. Je suis convaincue que la beautée peut etre partout et dans tous les temps, mais quand tu marche le long de cette route qui en fin de compte n’est autre qu’un sentier, la beautée est dans le coeur et dans les yeux du pèlerin en tant que pèlerin. Les pèlerins sont des chercheurs de beauté et les personnese semblent s’en apercevoir. C’est comme si le monde autour de toi devenait plus douce et en effet cela arrive!

Je sais que cela peut paraître une illusion pour des pauvre fous  mais comme je disais etre pèlerin est comme un drogue, comme une extase religieuse qui frappe aussi les athées.

Au e la des paysages qui vous laissent essoufflés, en particulier dans le chemin du nord, que j’ai fait, on rencontre du monde de partout, on dort dans des abris de volontaires qui s’occupent d’offrir des sites confortables et propres seulement pour ésprit d’altruisme, qui acceptent n’importe quel offre, même la plus pauvre et que parfois preparent aussi des  succulents repas et petis déjeuners. Les gents dans la route te souhaite bon voyage, ont un sourir pour toi, et te dissent bonjour tout en régardant ton sac a dos et tes chaussures de montagne.

Parfois quelqu’un t’arrête pour te raconter un morceau  de sa vie. D’autres preparent de l’eau le long du chemin pour toi et tu reste choqué par la  douceur d’un geste si simple mais très important parceque l’eau pour le pèlerin c’est tout.

D’autres encore offrent leur aide professionnel, par exemple  les médecins, les psicologues ou les physioterapeute qui son au service du pèlerin.

Je sais qu’il peut sembler que je parle d’un autre planète, d’une autre humanitée  mais ceci sont des exemples réels qui me sont arrivés.

Et tu t’aperçois de l’affection cachée sous ces petites attentions apparaimment banales mais très importantes , qui arrivent à t’émouvoir.

Quand on rentre chez sois on sais que pour une petite partie de ta vie tu a étè part de quelque chose, et si tu veux, si tu garde fort ce souvenir dans toi tu n’arriveras jamais à l’oublier.

Tu ne pourras pas oublier cette sensation d’être chez tois dans n’importe quel site, partout, de pouvoir vivre avec beaucoup moins  de ce que tu pretend chaque jour de toi même  et du monde  et   d’être tout de maime  satisfaite.

Chemin de Santiago du Nord de San Sebastian à Santander. Du 19/06/09 au 30/06/09.

Ubriache di profumi

InITALIANO, viaggi su 25 settembre 2009 a 11:30 pm

Qual è il segreto del profumo perfetto? E può questo veramente far innamorare e cadere ai piedi di chi lo possiede l’umanità intera come si raccontava nel bellissimo libro Il Profumo di Süskid? Con tutte queste speranze olfattive, mia madre ed io ci siamo messe in viaggio verso Grasse, la patria dei profumi che si trova nell’interno della Provenza, tra montagne e paesini arroccati sui cucuzzoli.

Arrivare nell’interno, in mezzo al verde delle montagne, è rilassante dopo la strada della Costa Azzurra ed il passaggio attraverso Nizza e Montecarlo con la loro sfacciata dimostrazione di onnipotenza. Qui si respira un’aria più tranquilla e ben presto, anche più profumata! A Grasse ci sono le fabbriche di due dei più grandi profumieri al mondo: Molinard e Fragonard e ci sono ovunque fuori città, campi di coltivazione di ogni tipo di fiore.

Tutto qui gira intorno alla profumeria e così anche il nostro viaggio. Andiamo a fare una lezione per profumieri.

Abbiamo visitato la fabbrica di Molinard, ci hanno raccontato i metodi di produzione e la storia di questa antica famiglia e infine, ad un enorme tavolo ovale coperto di essenze, siamo affogate nei profumi.

Profumiere

©Samara Croci

Era la parte pratica del corso dedicata a produrre il proprio profumo. A disposizione: 80 essenze, decine di fettuccine da intingere nei profumi per annusare, pippette misuratrici, bottigliette e purtroppo un solo naso. A pochi minuti dall’inizio dell’impresa, i nostri nasi erano già saturi di odori e i nostri cervelli ubriachi di profumi ed essenze. La formula della piramide olfattiva sembra semplice: 3 essenze di testa (le prime che si apprezzano annusando un profumo ma anche le più volatili), 3 essenze di cuore e 3 di fondo (il cuore del profumo, il suo carattere più intimo e quello che rimane passato un po’ di tempo). La messa in atto di questa formula è tutt’altro che semplice. Indovinare come starà un’essenza con un’altra sembra un’impresa e capire qualcosa nel bouquet di odori prescelto è un’illusone. Alla fine, decisi i componenti e quasi sfinite dall’ampolla profumata dove siamo cadute, ci mettiamo con le pippette a misurare i millilitri e a formare quel mostro di profumo che dovrà rappresentarci e che ha il grave compito di concentrare in sé le 9 essenze che più ci sono piaciute tra le 80 che abbiamo annusato!

Le jeux son fè! Usciamo da Molinard avvolte da una sorta di nube atomica profumata. Chi ci passa vicino, quasi sviene ma più che per la potenza del fascino dei profumi di nostra creazione, è per la tormenta di essenze che ci avvolge.  Non contente dei nostri profumi, per lo meno io (che sono uscita di li con una boccetta di diserbante!), ci infiliamo nel negozio ufficiale di Molinard dove spendiamo il ristretto spazio di pelle delle nostre braccia per provare i profumi, questa volta deliziosi, creati dai profumieri. Io non mi lascio sfuggire uno alla cioccolata (Fleur de Chocolat) che sono sicura, avrà il tanto atteso effetto di cui parlava Süskid alla fine del suo libro! Poi mi lancio su quello che è stato il primo profumo a base di essenze orientali creato per donna (prima pare fossero essenze dedicate agli uomini). Divino! Una nube di Lawrence d’Arabia da poter mettere ogni mattina sul collo per essere avvolti dalle sabbie sahariane. Sono sicura che se ad un colloquio mettessi Fleur de Chocolat mescolato con le spezie di Habanita, non avrei rivali!

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©Samara Croci

Ovviamente la nostra gita continua con una lezione di cucina a base di rosa a cui ci dedichiamo fin dal mattino presto, subito dopo una meravigliosa colazione con marmellate ai frutti e fiori. Il menù? Antipasto di foie gras con acqua di rose e chantillì, poi gamberoni con verdure croccanti in aceto di rose, servito con riso bianco con petali di rose canine rosse. Infine salmone in salsina di rose fatto con confettura di rose, acqua di rose ed aceto di rose. Divino!

Ristorante

©Samara Croci

Un ultima incombenza floreale ci aspetta nei campi di fiori dove al tramonto o all’alba i raccoglitori colgono fior da fiore per l’industria della profumeria. Alla fine stremate ci rifugiamo nella magica terrazza del ristorante con stella Michelin, appena fuori Grasse. Anche qui, il menù ci riserva sorprese floreali e culinari cha danno luogo ad esplosioni di gusto orgasmiche date da combinazioni di cibi che non sappiamo spiegarci ne cerchiamo di comprendere. Nella collina di fronte a noi, Grasse illuminata di notte e dietro di noi, frondosi alberi bassi dai tronchi tracagnotti e poderosi che ci sovrastano. Attorno il profumo della notte carica si essenze.

Il giorno successivo lo dedichiamo alla disintossicazione, andiamo a Gourdon e percorriamo una gola nella montagna fino a riprendere la strada che ridiscende a Tourette Sur-Loup e poi a Vence e Saint Paul. La zona è disseminata di città murate arroccate sui picchi come dei presepi. Gli odori ci inseguono ma ora sono i panorami naturali a farla da padroni.

Un viaggio bellissimo per essere stati solo 4 giorni, intenso sotto tutti i punti di vista e tutti i sensi!

Ora ogni volta che metto uno dei miei profumi penso a quei quattro giorni così unici e divertenti e penso all’olfatto, un senso che non usiamo pienamente ma che può dare così tante piccole soddisfazioni e farci viaggiare in luoghi immaginari meravigliosi!

Samara Croci

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Sballonzolata tra i fiordi

InITALIANO, viaggi su 25 settembre 2009 a 11:17 pm

Viaggio breve ma intenso in Islanda. Partenza il 9 per arrivo in serata con cambio ad Amsterdam ed addirittura il tempo, arrivati a Reykjavik di andare a fare un bagno rilassante tra i fumi e nelle acque bollenti delle sorgenti termali del Blue Lagoon. Un paesaggio lunare con rocce asciutte, porose e rossicce e fumi azzurrini provenienti dall’acqua e mossi in turbini di vapore dalle ventate gelide che falciano la superficie dell’acqua. Noi con il corpo bollente e la testa al gelo. Il cervello ti si apre e i muscoli si rilassano. Dopo questo rilassamento del primo giorno però, non ce ne sono stati concessi molti altri, soprattutto a me, presa tra fotografie e riprese!

Land Rover Defender

©Samara Croci

La sera, in un ristorante di stile vichingo, giusto fuori della capitale, facciamo esperienza dei costi proibitivi del cibo in Islanda. Io cado nella trappola di mangiare quello che poi scoprirò essere l’uccello marino simbolo dell’Islanda e dell’amore eterno perché vive con lo stesso compagno tutta la vita. 5 h in questa terra ed ho già creato da qualche parte un vedovo a vita! Però ho comprato la spilletta con l’uccellino e spero che i miei soldi siano devoluti alla sua conservazione ;)

Davanti a noi ci sono solo 4 giorni di viaggio prima del volo di ritorno quindi la mattina dopo, di buon’ora, ci mettiamo in marcia cercando di abituarci il prima possibile alla guida dei Land RoverDefender 110. Siamo divisi in tre macchine con 4 driver.

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©Samara Croci

Ci aspettano molti chilometri, speriamo meravigliose avventure in fuoristrada e bellissimi paesaggi. Quest’ultima speranza, vediamo che non è tradita fin dal primo minuto. Comincia il nostro tragitto sempre lungo i fiordi, da Reykiavik a Borgarnes e poi attraverso i fiordi di Flokalandur e Vatnsfjordur. Dormiamo in un albergo sulla costa nella punta di un fiordo dove non c’è nulla. La sera tutto e buio e vediamo solo una rete di stelle che ci avvolge tra le sue maglie luminose riflettendosi perfino sull’acqua.

Montagna e mare

©Samara Croci

La cosa più strana che si nota in Islanda è la neve con il mare, una cosa incredibile che nessuno si rende conto di quanto sia rara finché non la vede e si sorprende.

Nei giorni successivi il territorio cambia continuamente; I ghiacciai che si allungano fino alle sponde dei fiordi e in altri angoli, il verde brillante dell’erba che cresce su alcune colline o le spiagge sabbiose e rossicce che si perdono a vista d’occhio o entrano sinuose nell’interno formando dei deserti di dune. Costeggiamo quasi sempre fiordi ma il panorama attorno riesce a toglierci il fiato ad ogni secondo e non è solo per le buche e il fuoristrada che ci sballonzola qua e la!

Barca

©Samara Croci

Il secondo giorno inizia con il fremito di un’esplorazione come quelle dei grandi viaggiatori. Siamo diretti a Latrabjarg, una scogliera di 444 metri a picco sul mare che è il punto più a nord ovest d’Europa. Noi, come club di fuoristrada “Nordovest4x4”, non possiamo perdere la sfida. Il posto e incredibile, maestoso. Scogliera a picco, prato verde brillante e neve, tempo nuvoloso, mare mosso e le urla degli uccelli che popolano la scogliera. Tutto contribuisce a un’atmosfera grandiosa e di una bellezza drammatica che farebbe invidia ai paesaggi di Cime Tempestose. La sfida è vinta, arriviamo camminando in salita lungo la scogliera al punto più a nord ovest da cui si ammira l’oceano interminabile.

cascata

©Samara Croci

La giornata successiva è dedicata all’acqua con la visita alle sorgenti termali di Deildartunguhver e le cascate Hraunfossar e Barnafossar. In entrambi i casi, di nuovo la potenza della natura e i suoi segreti, ci lasciano inebetiti, soprattutto di fronte alla forza inarrestabile e turbinante delle cascate i cui schizzi e vapori bastano per lavarci tutti. Il rumore assordante poi, basta per zittirci e renderci piccoli piccoli spettatori di questo sfoggio di superiorità assoluta della potenza dell’acqua.

Ultimo giorno, ci aspetta il simbolo supremo di questo paese, lo spettacolo dei geyser in esplosione. Non molti sanno però che la vera foto da un milione di dollari non è l’esplosione del geyser quanto la bolla d’acqua sotto pressione che fa pochi istanti prima di esplodere. Mentre l’esplosione dura diversi minuti, questa bolla d’acqua traslucida è quanto di più transitorio e sfuggente esista però è un concentrato di potenza imbrigliata e calma prima dell’esplosione. Se non fossimo di corsa, è uno spettacolo che dà assuefazione. Durante l’esplosione, come dei bambini, la piccola umanità attorno a questo curioso pentolone della natura, esplode ogni volta con un sospiro di soddisfazione e stupore in contemporanea con lo sbuffo d’acqua. E la tensione di tutti si allenta. Dopo il geyser, ci aspetta la scalata al gran ghiacciaio Langjokull. Dopo i numerosi passaggi nei fiumi e torrenti, gli attraversamenti di deserti di dune e i voli a pelo del mare in bassa marea sulle spiagge verso l’orizzonte, questa per i nostri Land Rover è l’ultima prova di potenza. Si sgonfiano i giganteschi pneumatici da 38 pollici per avere più aderenza nella neve alta e sul ghiaccio. Si parte e poco dopo, qualunque riferimento sparisce nel bianco che ci circonda in ogni lato. Il vento sferza a meno 6° e quando faccio le riprese devo essere rapida perché le mani mi si congelano velocemente. L’unica traccia di un colore diverso dal bianco sono i nostri fuoristrada ricoperti di polvere.

Il nostro viaggio è finito, abbiamo superato molte sfide in soli 4 giorni di viaggio e abbiamo percorso parecchi chilometri. Quello che più ci ha lasciato interdetti di questo paese è il suo spirito selvaggio e insieme misterioso. La gente che decide di vivere qui si scontra da secoli e tutti i giorni con una natura selvaggia e crudele che non ha pietà e anzi si compiace di stupire e sorprendere l’uomo con la sua grandiosità e i suoi giochi più misteriosi. Il nostro viaggio è stato rapidissimo e la maggior parte di questo paese l’abbiamo vista dalla macchina.  Questo però è anche stato il suo bello. Il gusto, il sapore grandioso

Casette rosse

©Samara Croci

del duello contro la natura che qui raggiunge la sua massima potenza e la cui sfida dunque diventa molto più attraente. La macchina poi ci ha permesso di attraversare rapidamente molti paesaggi diversi in così poco tempo e passare dal mare ai ghiacciai, alle scogliere a picco fino alle meravigliose spiagge punteggiate di poche e rade casette con i tetti rossi in mezzo al verde.

Ma la cosa che non dimenticherò è la corsa in fuoristrada che abbiamo fatto su una spiaggia gigantesca che era coperta da un leggerissimo velo d’acqua della bassa marea al tramonto e tutto si rispecchiava ed i fuoristrada attraversavano veloci questo specchio rossiccio e traslucido creando delle scie d’acqua. Andavamo rapidi su quel pavimento fatato, io ero fuori dal finestrino per filmare ed è stato come volare.

Samara Croci

©Samara Croci

Gruppo

©Samara Croci

.Islanda 9/04/09 – 14/04/09.

IL MIO VIDEO: 

Samara Croci

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Proverbio islandese: “Tre cose in Islanda sono incalcolabili: le montagne, i laghi e le isole”

La lega dei Sognatori di Ghiaccio – “Di notte chiudevano gli occhi e sprofondavano in un’oscurità viola, che poco dopo si arrossava come acqua tinta dal sangue e poi indossavano con entusiasmo camicie dei sogni, di un intenso color azzurro e sognavano di stare in quel labirinto di ghiaccio che tanto ossessivamente li sconcertava: eppure ogni notte credevano di essere più vicini a trovare ciò che cercavano nel ghiaccio (anche se la verità era che ogni notte erano solo più vecchi di una notte”. (da La camicia di Ghiaccio di W.T. Wollmann)

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