Appunti di Internazionale a Ferrara: venerdì

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©Samara Croci

Come sempre e ancora di più quest’anno le giornate di Internazionale risvegliano una forte volontà di partecipazione, protesta ed attivismo civile. Quest’anno la cosa si è fatta sentire particolarmente perché il popolo dei festivalieri di Ferrara ha dovuto scegliere nella giornata di sabato tra le conferenze di internazionale e la manifestazione sulla libertà di stampa di Roma. Per me la scelta era già fatta, sapevo che andare a Ferrara era altrettanto importante segnale di attivismo civile anche se forse più silenzioso. Ma, dopo la giornata di venerdì, la sera un po’ di senso di colpa per non essere a Roma il giorno dopo c’era.

Ciò che è emerso nella giornata del venerdì, è una forte necessità di rinegoziare le basi democratiche e di partecipazione e il bisogno di una manifestazione di popolo forte. Che Roma potesse essere un’occasione? Il nostro sentimento è contrastante. Qui a Ferrara i nostri cervelli si nutrono per l’azione ma a Roma qualcosa si muove (almeno speriamo).

Della giornata di venerdì, è stato interessante il parallelo su cui calcava la mano Conchita De Gregori nella conferenza sul crack economico dell’Islanda. La De Gregori ha marcato tutto il tempo un filo conduttore tra il crollo dell’economia e del governo islandese con la protesta popolare che ne è seguita, e il simile crollo avvenuto in Italia e la scioccante mancanza di una protesta popolare. Più volte la De Gregori ha pungolato i nostri ospiti su come si possa risvegliare la ribellione e la coscienza civica di un popolo sopito che subisce passivamente e ha chiesto se ci sono segni premonitori dell’ondata rivoluzionaria.  Purtroppo a mio avviso l’esempio islandese non può servirci da modello e dirò un solo piccolo fatto per spiegare il perché. Dopo che furono evidenti le conseguenze del crack, la popolazione decise di riunirsi ogni sabato nella piazza principale di Reykjavik per protestare e organizzarsi e dibattere. Tutti i sabati per diversi mesi! Ve l’immaginate questo livello di costanza in Italia. Non ha forse più potere una piccola protesta continua e costante che non si arrende piuttosto che forse una gigantesca e unica manifestazione come quella di Roma che una volta finita lascia un po’ in bocca il sapore amaro dell’evento mediatico più che dell’attivismo vero e proprio? Io non so dare una risposta certa.

La conferenza sull’Islanda ha anche introdotto il discorso sui blogger e sulla loro maggiore capacità di avere il polso della popolazione, di conoscere le realtà locali e saper offrire chiavi di lettura più adatte oltre che aggregare attorno a se una comunità attiva. Era presente una blogger islandese, Alda Sigmundsdottir, che scrive in inglese e che ha seguito il crack islandese e i processi successivi dandone una analisi lucida e riflessiva dal di dentro (http://icelandweatherreport.com/ ).

Quello dei blogger è stato anche il tema cuore nella conferenza di David Randall che ha evidenziato le differenze tra l’informazione data dai blogger e quella dei media mainstream che comunque continueranno ad esistere in parallelo. La chiave dei blogger è il localismo, la conoscenza approfondita dei temi che trattano e un’estetica con canoni totalmente diversi da quelli del giornalismo televisivo professionale (tutti ancora da inventare).

Altro spunto interessante è stato quello della conferenza sul narcotraffico in Messico in cui si è evidenziata la grave degradazione delle istituzioni politiche e la corruzione che fanno si che il problema del narcotraffico, già di per se grave, diventi una ragnatela di violenze, soprusi e degradazione che intrappola tutto il tessuto sociale. Tutti sono stati concordi sul fatto che il peggioramento è avvenuto in parallelo con gli anni di governo Calderon e che la sua politica di lotta al narcotraffico non ha avuto effetti. Tra i conferenzieri era presente anche Adela Navarro Bello, giornalista d’assalto della rivista messicana Zeta, specializzata in narcotraffico e giornalismo investigativo. Poche ore prima Adela aveva ricevuto per mano della sorella di Anna Politkovskaja il premio di giornalismo intitolato alla giornalista assassinata. ((C’è da aggiungere che domenica Loretta Napoleoni ricorderà che in Messico non si possono più acquistare armi (una misura contro la guerriglia incontrollabile) ma negli Stati Uniti sì per cui, tutti i messicani comprano armi li. Curioso quindi come gli Stati Uniti stiano cercando di combattere il narcotraffico e le violenze.))

In altri casi, non sono mancate le battute divertenti come nella conferenza di Italieni. Mihai Mircea Butcovan, di origine romena, ha raccontato dell’agghiacciante cena con i genitori della sua prima fidanzata italiana,  dei leghisti padani ultraconvinti. Mentre Muin Masri raccontava del suo arrivo in Italia dalla Palestina (“la terra dove è nato Gesù” era un modo per spiegarlo agli italiani e fare bella figura) e dello shock nel vedere le ragazze mezze nude di cui aveva paura e per le quali si vergognava. Di qui la sua idea che l’Italia sia come un bordello: ti vergogni quando entri e quando esci ma quando sei dentro ti diverti come un matto!

Ha chiuso la mia giornata una bellissima proiezione fotografica introdotta da Caujulle con, tra le altre, le foto del fotografo spagnolo Rafael Trobat, in Nicaragua. Bellissime! (http://fotografodigital.com/2009/04/la-nicaragua-de-rafael-trobat-en-almeria/ )

Come sempre la vita del festival è stata intensa, a pranzo un panino al volo muovendosi per la piazza tra l’Apollo e il Teatro, le code e le chiacchiere sulla nuova grafica di Internazionale che mia madre definisce “maschile” e che a mio parere da al nostro giornale un rigore da testata economica perdendo un po’ in leggerezza e scanzonatezza. E poco prima della mezzanotte, si va a fare incetta di libri negli ultimi minuti prima della chiusura della libreria.

Samara Croci

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Altre cosucce interessanti:

Da Italieni – “Immigrato innamorato” di Mihai Mircea Butcovan

Da Islanda – “Un paradiso all’inferno” di Rebecca Solnit (sulle catastrofi e i loro risvolti economici, un po’ sul filo di Shock Economy)

3 pensieri su “Appunti di Internazionale a Ferrara: venerdì

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