Scrivere per vivere

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©Samara Croci

Ciò che mi emoziona di più di avere un blog è che comincio a guardare le cose intorno a me per conto degli altri. Quello che mi accade, quello che vedo. Penso, questo glielo posso raccontare. E così faccio chiarezza in testa, mi obbligo a mettere giù i pensieri sfuggevoli, mi sveglio la notte con le idee ingarbugliate e metto giù i concetti al mattino. Si, è emozionante vedere che in alcuni giorni c’è gente sconosciuta che legge il tuo blog, però è un lavoro che funziona anche per me stessa, per scrivere qualcosa che rimanga. Quando ero piccola avevo in me storie meravigliose, sogni fantastici. Io non ricordo di aver avuto questo tesoro immenso eppure giorni fa ho ritrovato i miei quaderni di scuola elementare con i temi liberi che le maestre ci facevano fare e ne è emerso un mondo avventuroso e meraviglioso, fatto di viaggi, sfide, luoghi fantascientifici e personaggi buffi. Se qualcuno non mi avesse obbligato a scrivere quelle cose, oggi sarebbero perdute per sempre dato che prima di ritrovare i quaderni io non ricordavo nulla. Scrivere è sempre faticoso ma mi sembra che a mano a mano che il tempo passa, le emozioni più forti dal passato mi vengano da ciò che ho scritto e dalle foto.

Però quando si diventa adulti, chi ci obbliga a scrivere? Nessuno. Ed è per questo che credo perdiamo quei mondi meravigliosi, perdiamo quell’urgenza di raccontare agli altri e a noi stessi il mondo. Ed esso ci sfiora accanto senza lasciare tracce, senza toccarci veramente. Ciò che ho scritto in questi anni, pur non essendo tanto quanto avrei voluto, è come un album di foto della mia vita. D’altra parte il segno grafico che la scrittura, come le foto, hanno lasciato delle mie esperienze è una manifestazione tangibile del mio passare per il mondo, è un ricordo prezioso che altrimenti sarebbe sparito. Perché non pubblichiamo più le foto per guardarle una sera sul divano e ricordare? Perché non scriviamo più del nostro mondo interiore e del mondo fuori come nei temi liberi delle elementari? Io credo che così facendo rischiamo di perdere il presente e poi il nostro passato. Io con i miei quaderni ho riscoperto un tesoro incomparabile quindi cercherò di non smettere di scrivere. E’ il mio investimento sul presente e sul futuro. E poi quando uno ha qualcosa da dire, è un po’ come un parto, doloroso, ma finché non partoriamo, gli altri pensieri sono bloccati li e non possono crescere come dovrebbero. E’ un meccanismo che ha i suoi lati dolorosi e di sofferenza quello dello scrivere.

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©Samara Croci

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©Samara Croci

C’è un film che si chiama “The Notebook”. Non è un capolavoro ma ha una cosa che mi affascina. Una donna anziana è in ospedale e un vecchietto per intrattenerla inizia a raccontarle una storia da un libro. E’ una meravigliosa storia di vita, di passioni e di amore. Alla fine del film scopriamo, insieme alla donna anziana che quella è la sua storia, sono i suoi diari e che lei è una malata di Alzheimer e che ogni giorno lui, il marito, le racconta la loro storia per farle tornare la memoria anche solo per pochi minuti, baciarla e abbracciarla come una moglie, ballare con lei al lume di candela prima che l’oblio della malattia si divori tutto un’altra volta e con i suoi lunghi artigli si riporti lei nell’oscurità e nella solitudine della dimenticanza.

Questa per me è l’importanza della scrittura, il suo potere. Fissare qualcosa come gli eventi, i ricordi ed i pensieri in un gesto grafico materiale. Intrappolare qualcosa che altrimenti sarebbe sfuggevole ed etereo come una farfalla.

Ricordo la nota della mia prof di inglese che dietro la foto di classe mi diceva che le ricordavo Emily Dickinson. E ricordo la mia tesi di laurea sulla paura della morte con le citazioni rubate ai grandi, e le mie lettere dagli Stati Uniti, che non sono ancora pronta per rileggere perché mi addolorano troppo. Le mie poesie, gli inizi di storie interrotte e i diari di viaggio da Kabul e dall’India. Segni scritti, pensieri, riflessioni.

Siamo piccoli e delicati noi esseri umani, però viviamo esperienze meravigliose e piene nelle nostre brevi vite e dimentichiamo velocemente quel mondo con cui ci scontriamo tanto animatamente tutti i giorni, le persone, le esperienze, i piccoli gesti. Dobbiamo salvaguardarle perché i nostri limiti dell’esperienza sono diventati vastissimi ma il nostro cervello è una macchina delicata e spesso sembra tradire con l’oblio i nostri sogni, i nostri ricordi e i nostri piani per il futuro.

Quindi la mia ricetta è questa. Se volete salvare idee, ritmi, armonie, colori, forme e immagini, scrivete parole, ballate, suonate, disegnate, costruite teorie, fotografate e filmate. E se volete scrivere sogni, lavorate con quanto più amore, dedizione e rispetto per voi stessi possiate, state con la gente e ascoltate ciò che ha da raccontare, ma stategli vicino quando sembra che non abbiamo più nulla da narrare. Correte nei prati veloci e non smettete di chiudere gli occhi quando passate sotto le fronde degli alberi con il sole che penetra attraverso le foglie e lancia lampi di luce dentro gli occhi chiusi. Non smettete di aprire le braccia quando in montagna ammirate estasiati un panorama appena conquistato e l’aria vi premia accarezzandovi. Scrivete di ciò che fa schifo intorno a voi e urlate forte. Fate figli e non dimenticate di raccontargli favole avventurose perché guardino il mondo con meraviglia.

Per questo dico sempre che sono fortunata. Tutto questo mi ronza intorno, mi sostiene, mi fa più forte, allunga e allarga i limiti della mia vita.

Buona scrittura!

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©Samara Croci

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©Samara Croci

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©Samara Croci

Samara Croci

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8 pensieri su “Scrivere per vivere

  1. trovo bellissimo ciò che hai scritto sulla scrittura e la memoria, dà gioia leggere il tuo scritto e si sente la gioia e la ricchezza in te.
    Paolina

    1. Ciao Emilio! Ti ringrazio tantissimo del tuo complimento! Un saluto grande a te e alla bella Cuneo con le sue montagne e il cielo limpido che mi manca tanto!

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