Le lacrime di Eros

Donna di Botero

©Samara Croci

Questa domenica sono andata a vedere la mostra “Lagrimas de eros” al museo Thyssen di Madrid. Ci sono 120 opere esposte per raccontare l’eros e i suoi risvolti nell’arte religiosa e non. La mostra prende il nome dal libretto di uno dei più grandi esperti sull’argomento: George Bataille.

Ma che cos’è l’eros e quali altri temi sono relazionati? In realtà l’eros, un po’ come il tema della morte. Sono due di quei pochi argomenti che fagocitano quasi tutto. Ogni cosa sembra relazionata con questi grandi temi trasversali e ogni comportamento umano sembra inspiegabile se non si mette in relazione con queste due entità, che in questa mostra, si fondono insieme: eros e thanatos.

Secondo un bellissimo articolo di Mario Vargas Llosa, uscito proprio domenica 1 su El Pais, l’eros rappresenta il momento culminante e risolutivo di quel conflitto che da sempre oppone natura e cultura. Da un lato abbiamo appunto la cultura e le caratteristiche dell’essere umano, e dall’altra, l’istinto animale, l’indole irrazionale e distruttiva di thanatos. L’eros ha saputo tenere a bada l’istinto animale e trasformare l’atto sessuale in qualcosa di più creativo, di condiviso, qualcosa che diventa opera d’arte grazie ai rituali, ai dettagli e alle piccole raffinatezze. Ed ecco come nascono tutte queste opere d’arte. Però la verità è che le opere non sono erotiche in sé. E’ anche lo sguardo a renderle tali, perché l’erotismo non è qualcosa che etichetta per sempre e inequivocabilmente. L’erotismo nasce nello sguardo dello spettatore su una cosa o una persona. Di qui, la convinzione che anche una donna o un uomo “brutti” (perché non rispettano i canoni della bellezza perfetta), possano essere erotici. Siamo noi che erotizziamo la realtà ed è per questo che l’idea di erotismo così come l’atteggiamento nei confronti della morte, sono grandi temi che se analizzati ci restituiscono una storia della nostra civiltà che si evolve, che cambia i suoi costumi e che investe di significati differenti, oggetti ogni volta diversi.

Autoritratto Botero

©Samara Croci

La mostra inizia logicamente dalla base dell’erotismo che è quell’equilibrio così precario tra tabù e trasgressione. Secondo Bataille, la proibizione illumina ciò che è proibito, con una luce che è insieme sinistra e divina, una luce religiosa. Di qui la sua convinzione che la battaglia tra eros e thanatos si spieghi solo alla luce del sacro, dell’arte religiosa e dei miti rappresentati nell’arte.

Per questo tutta la mostra è organizzata in forma di percorso attraverso i grandi miti di cui si è servita l’arte erotica. Inoltre, il percorso è pensato per essere un’evoluzione o, involuzione, nella spirale degenerativa dell’eros.

Donna Botero

©Samara Croci

Iniziamo con l’INNOCENZA, tra le onde del mare, nella spuma, da cui nasce, vergine, la bella e intoccata Venere, la cui forza erotica è legata proprio alla purezza, alla possibilità di macchiarla e di trasgredirla. Si passa allora alla TENTAZIONE. Qui è forte la proibizione e il rischio di trasgredirla che ben conosce Sant’Antonio, ritiratosi ventenne nel deserto come eremita, e che viene tentato dal maligno con, tra le altre cose, una bellissima donna nuda. Ma altre immagini di tentazioni vengono dalle numerose rappresentazioni delle Sirene e delle Sfingi, figure duplici tra l’animalesco e l’umano, mostri in grado di portare gli uomini alla follia. La tentazione, sfocia allora nel SUPLIZIO DELLA PASSIONE, il momento in cui è più visibile il sacrificio insito nella tentazione e la violenza dell’erotismo, che diventa dominazione e sottomissione con le figure mitiche di San Sebastiano trafitto dalle frecce e di Andromeda, offerta al mostro marino ed incatenata in mezzo ai flutti.

La mostra poi sembra darci una tregua più pacifica. Arriviamo alle delizie della COPPIA, un duo che si fonde in una cosa sola. Ma in realtà, questa fusione implica una violenza, che sfocia nella passione cannibale e vampiresca del “divorare l’altro” per fondersi totalmente.

IMG_2872

©Samara Croci

In ultimo, tocchiamo il punto più cupo dell’arte erotica. Oggetto dell’erotismo, diventano, infatti, i corpi morti, che scatenano grande attrazione. Esemplari sono i casi delle commoventi scene di Apollo disperato per aver ucciso, per sbaglio, il suo amato Giacinto o quelle del pastore Endimione condannato ad un eterno sonno dalla bella Venere che vuole rimanere ad ammirarlo eternamente. Infine, simboli per eccellenza, sono i corpi inerti, ma pieni di potenza erotica, di Cleopatra e di Ofelia, le belle suicide che giacciono immobili a beneficio del voyeur, che può infine godere indisturbato della loro bellezza.

Donna in campagna

©Samara Croci

E qui finisce il percorso, ma merita accennare anche ad una piccola riflessione sull’acqua, che così dolcemente abbraccia la bella Ofelia. Dall’acqua, è iniziato il nostro percorso con Venere, e nell’acqua termina, con l’amata di Shakespeare. L’acqua è la materia prima dell’erotismo, così come della vita stessa, come ben si apprezza dal video di Bill Viola: “Incarnation”. Una coppia, nuda, avanza in un ambiente di interferenze, verso di noi. Poi ad un tratto passa una barriera, che presto si scopre essere una cascata d’acqua e luce. Lentamente e impauriti, i due amanti passano la barriera d’acqua e si guardano intorno. Lei, all’inizio più timorosa di lui, è quella che per più tempo è attratta da questa nuova realtà, è curiosa, guarda fiera verso di noi, verso la realtà. Lui invece, da coraggioso esploratore, si tramuta improvvisamente in un ometto impaurito e trascina prontamente indietro anche la donna. Lei sembra opporre un po’ di resistenza, ma poi torna indietro, oltre la cascata, nel mondo delle interferenze.

Non so se l’opera di Bill Viola rappresenti parte di quell’arte moderna dell’eros che Vargas Llosa tanto disprezza nel suo articolo. A me quest’opera sull’incarnazione è piaciuta, anche se, è vero che si distanziava un po’ dal tema dell’erotismo. Sono d’accordo con Vargas Llosa che malgrado gli sforzi del curatore, l’arte moderna dimostra di mancare di quell’erotismo tanto sottile che c’era ancora fino ai primi del ‘900. La spiegazione di Llosa è che la modernità, eliminando gradualmente i freni e le censure, ha annullato anche la trasgressione dell’eros, banalizzandolo, portandolo sull’arena della quotidianità, sulla piazza pubblica. E la banalizzazione dell’eros, ha fatto sì che emergesse il suo lato più volgare, ha lasciato via libera all’istinto animale che per anni era stato imbrigliato dalle proibizioni ma che, proprio per questo, ci aveva spinti a sfruttare la creatività come arma per superare ogni tabù. L’erotismo quindi, non sembra poter esistere senza la trasgressione. Ricordo una battuta di qualche filmetto di amori adolescenziali in cui un’amica diceva all’altra che il 50% del bello del sesso era parlare di sesso. Ed effettivamente, questa è una componente forte soprattutto agli inizi, durante l’adolescenza, quando si comincia a parlare di qualcosa di cui non si potrebbe parlare, di un tabù. Oggi invece, di sesso si parla ovunque e quando Vargas Llosa cita il fatto che l’eros sia arrivato nella piazza pubblica, non posso fare a meno di pensare alla tv italiana. Ci si può quindi ancora emozionare per l’infrazione del tabù di parlare di sesso alle amiche? Forse no, forse è uno dei tanti argomenti quotidiani e noiosi che siamo stufi di vederci propinare attivamente o passivamente dalla pubblicità e dalla tv. Mi ricordo anche di un intervento ascoltato ultimamente al festival di Internazionale, dove interveniva la regista iraniana, Firouzeh Khosrovani, e raccontava come a lei piacessero molto di più le feste dei giovani a Theran perché essendo tutto proibito, l’evento diventa più eccitante, più trasgressivo e c’era la costante tensione dell’essere scoperti.

Art Suite Bogota

©Samara Croci

Un’ultima nota la dedico ad un fatto che mi ha lasciata un po’ dubbiosa. Dopo aver visto la mostra presso il Thyssen sono uscita arrabbiata per il fatto che, a parte una statua e poco più, tutte le altre opere d’arte rappresentavano corpi di donne o nel caso di San Sebastiano, un uomo simbolo dell’amore gay. Infastidita, mi chiedevo se la spiegazione fosse che noi donne non eravamo considerate meritevoli di contemplare dei corpi erotici di uomini o se forse, era stata una scelta un po’ limitata del curatore. O forse, il fatto che nella storia gli artisti siano stati sempre più uomini che donne, ha fatto si che il corpo della donna fosse maggiormente rappresentato. Solo visitando l’altra parte della mostra, quella che si trova presso il palazzo della Fondazione Caja Madrid vicino a Callao (peraltro gratuita), mi sono tirata un po’ su di morale, e non per il video di Beckam che dorme, ma per i bei quadri e le statue di Endmione, il pastore amato da Venere. E finalmente, anche il nostro eros di donne, ha potuto avere delle soddisfazioni, dopo essere state private di San Sebastiano e di Giacinto, entrambi simboli dell’arte erotica omosessuale. Rimane in ogni caso il mio dubbio sulla minor presenza di arte erotica dedicata alle donne. Propendo però per una leggerezza del curatore, perché non posso fare a meno di ricordare alcune bellissime sculture di guerrieri ed eroi mitici, che sono custodite per esempio in Italia, sparse per i vari musei. Ricordo inoltre una scena bellissima del film Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright. Il film finisce senza neppure un bacio tra i due amati, solo carezze caste e sguardi. Eppure, la passione non manca. Il regista decide di esprimerla con le stesse limitazioni che aveva avuto Jane Austen nei primi dell’800: con il divieto di fare riferimento a qualunque scena di eros. Per questo, tutta la passione erotica, si concentra in due scene del film. La prima è quando la protagonista, Elizabeth Bennet, sogna di essere su una scogliera con il mare in tempesta e la natura in subbuglio. La seconda si svolge durante la sua visita alla casa di campagna di Mr. Darcy. La giovane, e ormai innamorata Elizabeth, si aggira silenziosa tra le statue di marmo bianco della galleria d’arte della villa. E’ estasiata, gira attorno ai corpi nudi, e noi con lei. La telecamera sfiora i solchi del marmo, gira intorno, si avvicina e si allontana, esita in alcuni punti. E vediamo la giovane Bennet quasi arrossire mentre, sicura e curiosa, avanza in esplorazione di quei corpi. E la visita termina con l’estasi di Elizabeth di fronte ad un busto del suo innamorato, Mr. Darcy. L’ultima scultura di Mr Darcy, serve solo per dare infine, un’immagine tangibile del destinatario e della causa di quella potenza erotica accumulata nelle immagini precedenti, tra le statue di marmo mollemente sdraiate. La scena, per me, è magistrale e, ricordarla, mi mette in pace con il pensiero che esista anche dell’arte erotica destinata alle donne.

Art Suite Bogotà

©Samara Croci

Consiglio quindi vivamente la mostra, nelle sue due parti, al Thyssen (8 euro) e alla Fundación Caja Madrid (gratis). E’ curioso vedere la gente che qui a Madrid visita una mostra del genere. Io sono stata domenica, all’ora di pranzo ed era pieno di bambini con i genitori e di tante vecchiette che passavano curiose tra queste immagini erotiche e borbottavano divertite quando nei cartelli espositivi si paragonava l’orgasmo alla “piccola morte”. Ci sarebbe stato lo stesso pubblico per esempio a Milano? E sarebbe costata anche lì 8 euro, prezzo pieno e 5, ridotto, con una metà della mostra in una sede (Caja Madrid) che sempre offre entrata gratuita? Lo dudo mucho.

Samara Croci

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Microsite del Thyssen sulla mostra http://www.museothyssen.org/microsites/exposiciones/2009/Lagrimas-de-Eros/

L’articolo de  El Pais di Mario Vargas Llosa http://www.elpais.com/articulo/opinion/desaparicion/erotismo/elpepiopi/20091101elpepiopi_12/Tes

Video di Bill Viola simile a quello citato come trattamento video http://www.youtube.com/watch?v=eTakwOpWqG4

Il frammento a cui mi riferisco di Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright http://www.youtube.com/watch?v=zBdsr3cFnBU

Le foto non sono di opere della mostra, sono foto fatte da me presso il museo d’arte di Bogotà (Colombia). Altre sono scattate presso l’hotel Art Suite di Bogotà.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...