Journey nell’orrore: rapite, violentate e svuotate

©Samara Croci

Prima ancora di entrare si è soffocati dalla puzza: un misto di cacca, urina, liquidi umani, sangue e sudore rancido. Quando si è dentro, non possono che venire le lacrime agli occhi. Il resto della mostra, è inutile e accessorio, ma questa stanza degli orrori è un gioiellino nel senso macabro del termine! Parlo di una parte della mostra “Journey”, sulla tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale. La promotrice di questa mostra itinerante è Emma Thompson. La mostra sarà a Madrid fino a questo martedì 15 dicembre, nello stradone grande a nord del Retiro (calle de los Coches). Sono 7 container dove vari artisti hanno cercato di rappresentare l’inferno in cui vivono le donne come Elena, che dal loro paese, con la promessa di un lavoro e di una prospettiva di vita, vengono portate in altri paesi ricchi e, con minacce e ricatti, sono ridotte alla schiavitù sessuale. A queste donne viene tolto immediatamente il passaporto, privandole così di un’identità e di una possibilità di scappare. Dicono loro che devono ripagarsi le spese del viaggio lavorando, e le scaraventano nel terrore di essere improvvisamente in un paese estraneo, sole, spaventate, disperate e senza nessun aiuto. Viene dato loro un tanga, delle calze e dei tacchi, indumenti che non hanno nemmeno mai visto. Sono obbligate ad andare con più di 40 uomini al giorno, spesso senza protezioni, picchiate, torturate, violentate e annichilite come persone.

©Samara Croci

La stanza di cui dicevo all’inizio è una parte della mostra, ed è la ricostruzione della stanza in cui viveva ed era torturata Elena, la protagonista della mostra. Questa ricostruzione, è quella che più fa capire come la violenza non stia solo nell’atto in sé, ma anche nelle condizioni di vita. Ciò che si presenta ai nostri occhi è una stanza squallida, puzzolente all’inverosimile. Per terra ci sono macchie enormi sulla moquette, il soffitto ha delle infiltrazioni gialle, il piccolo letto ha le lenzuola accartocciate, macchiate. Per terra ci sono profilattici usati, pezzi di carta, schizzi, liquidi. Un piccolo lavandino è tutto sporco di marrone, lo specchio coperto di condensa rivela una scritta “help me”. Sotto il letto tanga sporchi e arrovogliati, alle pareti, vestagliette e babydoll che hanno lo scopo di soddisfare le malate fantasie sessuali di figli di puttana che approfittano di queste donne ormai svuotate e violentate in ogni aspetto. Loro, le schiave, sono obbligate ad aspettare qui gli uomini che vengono ad umiliarle, tra le urla e i pianti delle stanze vicine, con il terrore, la paura, la mancanza di vie di fuga e con il tempo che, improvvisamente, sparisce in un’eterna tortura. E poi arriva un uomo: i falsi giochi, le lusinghe, i prezzi appesi alla parete come in un menù. L’impossibilità di lavarsi e gli uomini che si susseguono, uno dopo l’altro. Elena, non piange, non urla, non si dispera, diventa semplicemente un’altra, diventa Maria, per sfuggire. Con il tanga usato e le calze che le hanno dato, assume una nuova identità e nasconde sé stessa in un angolino oscuro, sperando che qualcosa in questo modo si salvi, sperando che qualcosa rimanga pulito in questo zozzore. Ma la piccola Elena, nell’angolino nascosta, giorno dopo giorno, uomo dopo uomo, scompare. Elena cerca di occupare il minor spazio possibile in questo mondo che è un incubo. Ma, mano a mano che la speranza di salvarsi scompare, scompare pure lei.

©Samara Croci

Quando la polizia arriva, Elena è già scomparsa e il suo involucro, Maria, si comporta come le hanno insegnato che deve fare: mente e protegge i suoi aguzzini. Elena non c’è più, che senso ha gridare? Elena è sporca, è colpevole, è morta. Che senso ha chiedere aiuto? E se poi Elena riesce, sussurrando piano, a dire la verità di ciò che le è successo, arriva la seconda violenza. La polizia non le crede perché non ha prove “mediche” da mostrare, si contraddice, non ricorda. Elena si era fatta piccola piccola, si era nascosta in se stessa, si era assentata dal proprio corpo. Ma questo la polizia non lo può capire e chiede, insiste, disprezza, mostra sfiducia, deride e mette in dubbio l’inferno. E allora Elena che non ha più la forza di tornare a sussurrare dal suo angolino buio, torna a nascondersi e ridiventa l’altra, Maria, la schiava degli uomini. Perché Elena è morta, e Maria non conosce altra vita ormai. Si vergogna a tornare a casa, ha provato a denunciare, ma non le hanno creduto, e allora non c’è più nulla. Elena ridiventa un guscio, l’ombra di una donna, una bambola di pezza con il tanga.

©Samara Croci

Journey è una mostra attualissima non solo perché il tema non cessa di essere una tragedia costante e in crescita, ma anche per una ragione che nessun giornale o telegiornale ha citato.

©Samara Croci

Mentre gli occhi del mondo sono puntati al Sud Africa per i mondiali di calcio dell’anno prossimo, sotto i nostri sguardi attenti, questo evento sta scatenando una tratta di schiave del sesso immensa. Mentre la struttura organizzativa dell’evento fatica a star dietro ai tempi stabiliti, le mafie africane e russe sono già preparatissime. Camion di schiave del sesso, come capi di bestiame, sono pronti per essere trasferiti al luogo dei giochi per soddisfare i ricconi che visiteranno il paese. E mentre tutti guardiamo con ansia questo spettacolo, mentre tutte le televisioni sono pronte a coprire l’evento, Elena e tante sue compagne sono rese schiave sotto i nostri occhi, ma pochi ne parlano, per ora. Addirittura il Sud Africa sta pensando, proprio in occasione dei mondiali, di depenalizzare la prostituzione. Un misura che darebbe ancora più libertà agli schiavisti che trafficano in bambini e donne. Ma in fondo abbiamo una buona scusa, nessuno ne parla e quei pochi che lo fanno sono sepolti immediatamente da altre notizie sportive più emozionanti. Elena si è fatta piccola, non grida, non ha diritti perché è senza documenti, neppure esiste.

©Samara Croci

La scrittrice Arundhati Roy, nel suo libro Il dio delle piccole cose, descrive in modo commovente la tragedia di uno dei suoi personaggi: Estha, un bambino indiano che è stato violentato da un vecchio e non ha raccontato a nessuno ciò che gli è accaduto. Arundhati nel suo stile sempre affilato ma intimo e delicato, scrive: “ una volta arrivato, il silenzio mise radici in lui e cominciò a diffondersi. (…) col passare degli anni Estha si ritirò dal mondo. Si abituò alla piovra irrequieta che viveva dentro e che schizzava inchiostro anestetizzante sul passato. A poco a poco, la ragione del silenzio scomparve, seppellita in qualche punto profondo tra le pieghe consolanti di quella realtà”. Non credo ci sia altro da aggiungere. O facciamo qualcosa perché nessuno finisca in quel baratro buio, o facciamo in modo che ne esca. Mentre sarebbe preferibile la prima cosa, dato che molti sono già nel baratro, impegniamoci per denunciare questi fatti, per dare voce a chi ha dimenticato al propria voce e vive nel silenzio.

©Samara Croci

Credo che noi donne occidentali/emancipate/dei paesi ricchi, dovremmo, in cambio della sorte che ci ha fatto nascere dove siamo nate (cosa che non era scontata), cercare di essere la voce e le unghie di queste donne. Se loro non possono o non riescono a denunciare, dobbiamo farlo noi. Noi che abbiamo dei diritti e il potere di farlo, noi che conosciamo i fatti e che viviamo in quella parte di mondo dove sta “la domanda” per il traffico di schiave, in quella parte di mondo che trae malati benefici da questo terrificante commercio di persone.

Samara Croci

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©Samara Croci

Alcuni dati per capire la misura della cosa:

In Italia, secondo alcuni studi, 1 uomo su 5 fa sesso a pagamento.

Israele è uno dei maggiori importatori di prostitute slave – Ogni mese un milione di israeliani fa visita a una prostituta. La cosa è estesa soprattutto tra gli haredim, gli ultraortodossi.

Ogni anno 3000/5000 donne dell’ex blocco sovietico sono vendute per la prostituzione. Prezzo: 8.000/10.00 dollari ciascuna.

In Russia, secondo uno studio del ’97 tra le studentesse, il 70% diceva di voler fare la prostituta. 10 anni prima, in un’intervista uguale, dicevano di voler fare le cosmonaute e le dottoresse.

12.300.000 persone nel 2008 sono state vittime del traffico di persone.

Sulla mostra

L’associazione promotrice:

http://www.helenbamber.org/AboutJourney.html

Video che ricostruisce la mostra: Journey

http://www.youtube.com/watch?v=9auqa9_VoiY

Video di Emma Thompson per la mostra. Elena diventa Maria, un gioco sessuale per gli uomini. Elena sparisce.

http://www.youtube.com/watch?v=BdW05BC4emw&feature=related

Articoli

Il traffico di gente in occasione dei mondiali del Sud Africa

http://www.citizen.co.za/index/article.aspx?pDesc=99923,1,22

http://pambazuka.org/en/category/16days/60747

http://www.nyasatimes.com/features/2010-world-cup-exposes-southern-african-women-to-human-trafficking.html

Blog sull’argomento

http://fto.co.za/opinion/human-trafficking-child-prostitution-rise-2010-fifa-soccer-world-cup-2009110115679.html

Sul piano per legalizzare la prostituzione in Sud Africa

http://blog.foreignpolicy.com/posts/2008/07/16/plans_to_legalize_prostitution_in_south_africa_gain_ground_critics

Libri

The Natashas. Inside the New Global Sex Trade, Victor Malarek

Economia canaglia, Loretta Napoleoni (1 capitolo dedicato alla tratta di schiave) – da qui sono tratti alcuni dei dati indicati

In spagnolo: El año que trafiqué con mujeres di Antonio Salas

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