Avatar, ovvero l’apertura del vaso di Pandora

©Samara Croci

Se avessi una nonna anziana, acquisterei subito un biglietto per Avatar in 3D. Sono appena tornata e sono ancora estasiata. Io che ho vissuto un terzo della mia vita con internet, i DVD, il Dolby sorround, i megaschermi, i videogiochi e gli effetti speciali, sono ancora emozionata per i panorami di Pandora. Figuratevi che spettacolo meraviglioso possa essere per qualcuno che quando era piccolo passava le serate a sentire la radio e non andava mai al cinema. Tra qualche anno, sono certa che rileggerò queste parole e il mio stupore mi sembrerà buffo. Premetto che è il mio primo film in 3D, a parte un documentario sui mostri marini. E devo dire che se qualcuno non è mai andato al cinema in 3D, non può fare miglior battesimo che con questo film.

Melies, uno degli inventori del cinema, sarebbe impazzito di felicità per Avatar, e chiunque abbia sotto la scorza uno spirito un po’ bambino e un po’ scienziato curioso, impazzirà a quest’esperienza. Cameron è il Melies dei nostri giorni, ci accompagna in un mondo sconosciuto e meraviglioso e ci fa fare cose che conoscevamo solo in sogno. Molti hanno attaccato il film per la trama. Devo difenderla, la trama regge più di quanto mi aspettassi. E’ scontata ovviamente, ma questo non è un film che intriga per la trama. Questo è il cinema più puro degli inizi, quello della fantasia, dei giochi di luce, degli esseri strani da circo, quello del volo e della magia. E con il 3d, gli spettacoli di luce di Cameron ci circondano e ci assorbono nella maniera più pura e potente possibile. Sono meravigliose le scene nella foresta con fantastiche creature marine (spirografi, meduse) che diventano fosforescenti e colorate nella notte e galleggiano nell’aria con i loro filamenti. C’è il meglio delle battaglie di Terminator o Alien e la magia e la dolcezza delle creature di Abyss. Non so come sia stato girato Avatar e neppure m’interessa. Quando si aprono le prime scene di Pandora, dimentichi anche tutte le critiche negative sulla storia e le dicerie secondo cui sarebbe Pocahontas leggermente cambiato. Malgrado il mostro produttivo che è Avatar, nelle prime scene, quello che mi ha catturato è stata la leggerezza, la poesia in luce, la purezza. Quando il film finisce, il mondo e la filosofia di Pandora ci resta un po’ attaccata addosso e fa riflettere. Nessuno di noi si farebbe scappare l’opportunità di vivere su Pandora tra i cosiddetti selvaggi della giungla. Chiunque l’abbia vissuta un po’, non la abbandona. Il nostro mondo non ha nulla da offrire alle popolazioni di li. Eppure abbiamo la presunzione di avere molto più di loro e di essere più evoluti. Ma questa è una vecchia storia! Io, sarò già felice se potrò sognare stanotte di volare sui draghi tra le isole galleggianti, sfiorare l’oceano in tempesta e atterrare sui grandi rami del gigantesco albero madre.

Grande Cameron il prestigiatore! E grande, per aver trasformato qualcosa di così difficile, pericoloso e faticoso (come deve essere stata la produzione) in uno spettacolo di magia lieve e insieme potente. Trovo che faccia riflettere anche la tensione che si crea tra i nostri corpi mortali e pesanti intrappolati in un mondo militarizzato e crudele, e i nostri avatar che invece hanno la possibilità di sperimentare una leggerezza, una delicatezza e una simbiosi con l’ambiente, che noi abbiamo perso. Forse la soluzione sarà una realtà virtuale alla ExistenZ dove vivendo in mondi altri, in cui possiamo fare cose incredibili, sceglieremo sempre più di abbandonare il nostro mondo e i nostri corpi handicappati, e seguire le nostre menti in corpi più adatti allo spirito di sognatori che da sempre ci spinge a cercare la fuga in mondi meravigliosi, che è poi la ragione per cui è nato il cinema.

Mi piacerebbe andare a vedere Avatar con Melies e i fratelli Lumière, vorrei vedere le loro facce quando volano sui draghi e poi, osservare quando le luci alla fine si accendono in sala. Sarebbero buffi con gli occhialoni del 3D, probabilmente agitando le braccia e le mani di fronte a loro. Chissà cosa direbbero? Scapperebbero dalla sala?

Chi mi conosce lo sa, sono una fan del cinema e guardo tanti documentari e molti film definiti in generale pesantucci. Le storie, la trama e i personaggi mi affascinano, per cui a priori non mi sarebbe dovuto piacere Avatar. Pero questo è un film che esce dalle categorie del cinema per entrare in quelle del circo, dell’illusionismo, della realtà virtuale, del sogno. Il mio consiglio è di andare a vederlo in 3d, scrollarsi di dosso tutto quello che pensate di sapere sul film e godervi un’iniezione in vena di emozioni e paesaggi spettacolari. Non dimenticate che il cinema era nato per stupire e in seguito iniziò a raccontare. Buon volo!

Samara Croci

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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=iR1b7G1TM0s

Fate il vostro Avatar: http://blog.oddcast.com/2009/11/avatarize-yourself.html

Articolo in spagnolo

3 pensieri su “Avatar, ovvero l’apertura del vaso di Pandora

  1. Allora non c’è più dubbio, devo andare pure io perché mi fido al cento per cento di quello che hai scritto!!😉 Grazie dalla cronoca!

  2. Io non vedo l’ora di andarlo a vedere.
    Sento che è un film che ha in sè la potenza nerdica per piacere al fissato come alla gente che va la cinema una volta ogni tanto. Insomma è come la nuova 500, la Nintendo Wii, il KitKat al cioccolato bianco. Piace alla gente normale, ma può diventare anche una ragione di vita a un livello meno superciciale.
    E poi dopo aver letto un’intervista a lei, Zoe Saldana, su Io, Donna mi sono già innamorato. Non posso non vederlo. Domani ti dico anche la frase incriminata. La cosa che ha detto facendomi perdere la testa.

    1. Che ridere, non pensavo che il grande Paté potesse uscire fuori di testa per Avatar!!! :)) Quella del cioccolato bianco è una reminiscenza Canoviana? Scherzo, però è una chicca di classe che ti si addice! Grazie di aver lasciato questo bel commento e fammi sapere come va la visione!! Un abbraccio.

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