Sculacciate cinesi

LIMES 01/10 Paesi debitori (grigio scuro) e creditori (chiaro)

La storia della formica che mette da parte e della cicala che sperpera la sapete tutti. Quello che la favola non dice è che quando la cicala inizia a morire di fame, non se ne sta buona buonina ma va a visitare la formica e le chiede un prestito per sopravvivere. La formica intravede un business d’investimento e inizia a pagare per i debiti della cicala. In questo modo, lentamente, la cicala riprende il suo ritmo di vita e la formica la sostiene, perché ha accumulato tanto denaro e beni che non sa più dove investirli. Cosa credete che chiederà in cambio la formica alla cicala? Questo è il punto ed il pericolo. La cicala starà vivendo sopra le sue possibilità: comprerà una casa nuova più grande, mobili, andrà in vacanza e così via. Intanto, la formica, com’è nel suo carattere, continuerà a produrre e a mettere da parte, sfruttando anche le influenti amicizie della cicala che le apriranno nuovi mercati.

Torniamo però al problema fondamentale? Fino a che punto la formica sovvenzionerà la cicala e in cambio di cosa? Ma ancora più fondamentale, se la Cina fosse la formica e gli Stati Uniti la cicala, cosa ci aspetta?

La scorsa settimana, uno degli uomini più potenti del pianeta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è stato rimproverato come uno scolaretto dalla Cina, per il suo incontro alla Casa Bianca con il Dalai Lama. L’evento non lascia spazio a dubbi su quanto strette stiano le palle della cicala nelle mani della formica! Dove sta la pericolosità di quest’incontro con un capo di stato spodestato come il Dalai Lama? Con tutto il rispetto, è un capo di stato senza stato, ha un potere spirituale piuttosto forte, ma, politicamente quasi nessuna influenza, e certo la Cina non si fa spaventare da un pugno di contestatori e monaci. Perché allora la Repubblica Popolare Cinese si impunta così duramente? Dato che l’incontro non sembra presentare rischi di nessun tipo, mi sembra proprio che la Cina si stia comportando come un bambino capriccioso che vuole far vedere che ormai gli Stati Uniti e quindi il mondo, devono sottostare alle sue richieste, anche se sono semplici capricci. Va bene, ma quando non saranno più solo capricci?

In marzo del 2008, Internazionale traduceva un interessante articolo del The Atlantic dal titolo Dollaro Cinese, scritto da James Fallows. Nell’articolo si diceva che negli ultimi 25 anni la Cina si era aperta ai mercati mondiali e che, mentre il paese aveva una crescita spettacolare, i cinesi vivevano in relativa povertà e con un tenore di vita molto basso. L’eccedenza della bilancia commerciale cinese era, in quel momento, di 1400 miliardi di dollari e ogni giorno cresceva di 1 miliardo. Dove metterla? Ai tempi, e negli anni precedenti, la soluzione più sicura erano sembrati i titoli del Tesoro statunitensi. Nell’articolo era riportato un dato incredibile:ogni americano negli ultimi 10 anni aveva preso a prestito 4.000 dollari da un cittadino cinese. E mentre gli americani consumavano più di quanto producessero, i cinesi consumavano la metà della produzione, e investivano l’altra, nel debito statunitense.

Gli Stati Uniti, con Bush e la Federal Reserve in testa, potevano permettersi di continuare la loro vita di consumi tenendo bassi i mutui e i tassi d’interesse e rendendo così i buoni del tesoro di Stato più convenienti di quelli privati. Ergo, Cina e Giappone si fiondarono sulla torta pronti a sorreggere il dollaro e tutta l’economia americana, sotto la quale si nascondeva il vuoto (come abbiamo visto ora). A questo, si aggiungono i diritti di signoraggio secondo cui gli Stati Uniti, avendo la valuta di riferimento, possono indebitarsi fino ad una cifra proporzionale all’ammontare di valuta circolante nel mondo (e non solo nei confini nazionali com’è per gli altri paesi). Grazie a quest’accordo, la Cina penetrava nel mercato con maggiore liquidità finanziaria e con più consumatori al mondo, creando un circolo, per loro, virtuoso.

Ora, i buoni del Tesoro statunitensi non sembrano più un gran investimento e, addirittura, il dollaro come moneta di riferimento comincia a tremare. La bella tana della cicala scricchiola e cade a pezzi.

Secondo i dati di cui parla Limes nel numero 1 del 2010 dedicato a Obama, il debito pubblico degli Stati Uniti è passato dal 37% del Pil (2007) al 67% (2009), con una previsione per il prossimo decennio di un 84%. Ma forse è più chiaro il dato che dice che il debito in termini assoluti ammonta a 4000 dollari per ogni cittadino statunitense (12 trilioni totali). E brava la nostra cicaletta! Di questo debito, gli investitori stranieri detengono un valore in bond di 3,5 trilioni di dollari, la Cina da sola, 800 miliardi.

Sull’argomento ha scritto anche Loretta Napoleoni, con degli spunti molto interessanti. In La Morsa, la Napoleoni rimarca come la Cina sia più ricca degli Usa anche perché, mentre la Cina produce beni, gli USA, consumano e speculano con la finanza che non crea ricchezza, come invece fa l’economia reale. Bellissima è anche la riflessione che la Napoleoni fa sulla differenza tra la cultura occidentale e quella cinese. E’ una spiegazione che tutti dovremmo leggerci e che qui riporto con le poche frasi che mi sono appuntata, dato che non ho il libro sotto mano. Secondo quanto scrive la Napoleoni, la saggezza cinese si fonda sul farsi guidare dalle circostanze sempre mutevoli, e non da modelli ideali permanenti come nella cultura occidentale. Per questo la cultura Cinese prospera nel caos e si adatta velocemente.

Quale la soluzione a tutto ciò? Cosa facciamo noi intanto?

C’è da dire che, se il valore del dollaro crollasse, anche l’euro ne sarebbe danneggiato perché non avrebbe abbastanza moneta in circolazione e, stampandone di nuova, si svaluterebbe. E se la Cina decidesse di investire il suo surplus in oro invece che in dollari, dovrebbe praticamente assorbire tutta la produzione mondiale e farebbe schizzare alle stelle il prezzo del metallo, oltre a lanciare i mercati nel caos.

Sulle previsioni per il futuro, mi sembra che le opzioni siano ben spiegate nel numero di Limes di gennaio, in cui si parla anche delle scelte che l’Europa deve fare per stare a galla in questo nuovo mondo multipolare.

Cosa saranno obbligati a fare gli Stati Uniti per la Cina, io non lo so, ma vorrei che tutti tenessimo ben presente la dipendenza reciproca di queste due grandi potenze che a loro volta hanno interessi e paesi amici a cui non possono calpestare i piedi. Sapendo questo, credo che gli affari di politica estera siano più facilmente prevedibili. E se questo non bastasse, vi invito ad osservare meglio la foto di quest’articolo (tratta da Limes di gennaio p.40). Se per capire le cose del mondo è sempre utile seguire la scia del denaro, vi chiedo di osservare questa mappa dei paesi debitori e creditori. Osservate bene le cosiddette potenze classiche del mondo, le ex potenze colonialiste. Osservate gli Stati Uniti, ma anche l’Europa, e poi guardate i paesi del vecchio “terzo mondo”, i paesi arabi, l’Oriente. Se di colpo sentite la terra che un po’ vi trema sotto i piedi, è perché state guardando dritto in faccia il cambiamento che si stà profilando all’orizzonte. E con questo non voglio dire che sia solo negativo, pero sì che sarà epocale.

Samara Croci

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Limes

Internazionale

Loretta Napoleoni, La Morsa

NUOVO libro di Loretta Napoleoni, proprio su economia e impero cinese: Maonomics

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