Violenza: 92% vs. 8%

Donna indiana ©Samara Croci

In preparazione ai festeggiamenti di domani 8 marzo, festa della donna, vorrei portarvi in un posto particolare: un carcere. In questi giorni leggerete e sentirete tante statistiche sulle donne: quante sono violentate, vendute, schiave, quante sono nell’esercito, nel governo. Per la nostra festa ci contano, siamo numeri e percentuali. Mi piacerebbe però che vi ricordaste di questa percentuale: 8%. E’ la percentuale di donne nel sistema carcerario per esempio spagnolo, ma negli altri paesi europei, non cambia molto (media EU: 5%).

8% di donne e 92% di uomini.

E devo aggiungere due dettagli. Primo, che la maggior parte dei delitti che compie quell’8% di donne in carcere, sono per motivi connessi ai loro compagni che spesso le introducono al mondo della droga e dello spaccio. Secondo, la maggior parte dei delitti commessi dagli uomini in prigione sono ai danni di una donna. Riassumendo, se mi concedete forse qualche leggerezza statistica, si può dire che noi donne viviamo in un mondo dove siamo la maggioranza ma siamo sottoposte al controllo di una minoranza in gran parte, violenta e aggressiva e soprattutto, contro di noi.

Donna marocchina ©Samara Croci

Ora vi faccio una domanda fantascientifica. Invertite le percentuali. Ora diciamo che in Spagna, nelle carceri, ci sono 92% di donne che commettono delitti contro gli uomini. Cosa credete che succederebbe? Cosa fareste, uomini, se vi accorgeste che la maggior parte dei “violenti”della società sono donne e che attentano soprattutto contro di voi? Che conclusioni trarreste? Forse che siete un po’ in pericolo, no? Forse scappereste dal paese se poteste?

Beh, dato che le cose sono al contrario, forse a scappare dovremmo essere noi. E’ una provocazione quella che faccio, pero c’è di che riflettere seriamente. Nel frattempo inizierei a chiedermi perché, vista la maggior predisposizione alla violenza e al delitto degli uomini, ci intestardiamo ancora a fargli ricoprire posti di potere e di controllo nella società. Alcuni hanno già capito che così, non si va lontano e che sono le donne a portare il futuro sulle loro spalle.

Donna afghana ©Samara Croci

Parlo del microcredito nei paesi poveri per esempio. Le associazioni umanitarie con progetti di microcredito, a cominciare dalla banca dei poveri di Muhammad Yunus, hanno scoperto, da tempo, che 100 euro dati ad una donna migliorano la società che la circonda in maniera esponenziale. Non succede lo stesso dandole agli uomini. I 100 euro prestati ad una donna, aiutano l’intera famiglia, migliorano l’alimentazione, l’educazione dei figli e la dignità di tutta la famiglia e quindi anche della comunità. E’ un’onda travolgente. Gli uomini, a parità di classe socio culturale, con i soldi prestati, per la maggior parte, migliorano solo sé stessi o neppure, e il denaro non arriva più in là dei loro bisogni individuali e immediati.

Questo, insieme al dato sulla popolazione carceraria, mi fa credere che se lasceremo maggiore spazio di comando alle donne, così come migliorano un’intera comunità povera in India, miglioreranno, forse, anche il nostro mondo. Direi che è proprio il momento di provare, dato che l’ultima stangata al mondo è stata data, come ci suggerisce Loretta Napoleoni, dal machismo e dal testosterone del settore finanziario mondiale.

Se siete uomini, vi invito ancora una volta a questa semplice riflessione: cosa fareste al posto nostro se scopriste che le donne sono di gran lunga più violente di voi e che ammazzano e aggrediscono, soprattutto uomini? Se avete qualche idea brillante, noi siamo aperte al dialogo. Pero mi sembra che i tempi siano maturi per un esperimento e un cambiamento. Ci vorrà tempo per inventare un nuovo sistema tutto nostro, totalmente diverso, ma forse dovremmo cominciare e lasciar perdere il modello degli uomini. Pare proprio che non porti a grandi miglioramenti, per lo meno, nelle carceri, no!

Samara Croci

Donna indiana ©Samara Croci

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Le donne hanno una visione più a lungo termine” Muhammad Yunus

Da un’intervista a Muhammad Yunus: “Le donne sperimentano la fame e la povertà in modo molto più intenso rispetto agli uomini e raramente hanno accesso alle risorse. Per questa ragione quando le donne povere ottengono prestiti sono più lungimiranti degli uomini, e sono più disposte a lavorare duramente per uscire dalla povertà. La nostra esperienza ci ha mostrato che il denaro guadagnato dalle donne porta sempre beneficio a tutta la famiglia. Una donna, in genere, usa i soldi per comprare oggetti per la casa o per costruire un tetto più robusto, migliorando così le condizioni di vita di tutti i familiari. Invece quando gli uomini hanno entrate extra tendono a usarle soprattutto per se stessi.

Mimosa ©Samara Croci

I dati della Spagna mi vengono dall’Istituto carcerario spagnolo. Quelli sull’Italia per esempio, presenti su Wikipedia danno: “Nel 2006 (le donne) erano 1.670, contro 37.335 uomini (il 4,3% in media della popolazione detenuta, a fronte di una media europea del 5%)”. Fonte ISTAT.

Il libro di Muhammad Yunus sul microcredito, bellissimo.

Wall Street esagera con il testosterone? http://diyscholar.wordpress.com/2009/02/27/wall-street-traders-high-on-testosterone/

Intervento di Loretta Napoleoni sul tema. (video)

5 pensieri su “Violenza: 92% vs. 8%

  1. Ieri sera sulla tv Spagnola (Informe Semanal, tve 1) parlavano di come le donne hanno salvato molte famiglie della crisi economica attuale. Come sono state loro a uscire di casa e trovare un lavoro mal pagato ma che almeno desse da mangiare ai figli quando l’uomini sono stati licenziati -perché addiritura hanno detto che sono stati sopratutto gli uomini a perdere il loro lavoro. Forse perché sono di più nelle aziende o perché noi donne lavoriamo meglio?-.

  2. E’ un dato che mi lascia di stucco, neppure molto molto lontanamente avrei potuto immaginare.
    Perché ? come si può spiegare?
    C’è una spiegazione psicologica ? è nella natura dell’uomo fin dal tempo delle caverne o è cambiato? mi piacerebbe che una psicologa facesse un intervento sulla maggior violenza degli uomini.
    La violenza lo so c’è sempre stata e n on è mai stata sufficientemente punita, anzi fa parte di alcune culture ma che la proporzione nelle carceri fosse quella è una cosa che andrebbe studiata. Non c’è un libro?
    In sSvizzera stanno ipotizzando di garantire ai cani un avvocato d’ufficio . Se la legge passa c’è ilrischio che siano più garantiti i cani in Svizzera che le donne…

  3. Spero anche io in un cambiamento di rotta, anche se trovo difficile un’uscita da questa situazione nel breve periodo e senza grossi “smottamenti”. Il fatto che vi siano discriminazioni e diseguaglianze sociali di genere è un fatto culturale (per esempio in società matriarcali queste sono molto meno accentuate, quando non invertite). La cultura produce la definizione dei ruoli di genere in una data società in vista del raggiungimento di determinati obiettivi sociali (cioè valori, e tra questi spesso vi sono: stabilità, ordine e riproduzione del modello). Queste definizioni sono molto radicate nell’individuo e, visto quanto sopra, è difficile pensare di mutarle senza rivedere il contenuto degli obiettivi sociali, e cioè i valori che guidano la maggior parte delle azioni umane.
    Quindi, conscio della portata del cambiamento: buon otto marzo, nella speranza che qualcosa o molti qualcuno comincino a smuovere queste barbare e repressive discriminazioni.

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