Il potere dell’otaku

Noi bloggers, noi facebookiani, noi twitteriani, noi ragni sociali (da social network), siamo un bocconcino prelibato dei nuovi pubblicitari. Dico nuovi perché la pubblicità come la conosciamo sta scomparendo, così come il pubblico di massa e la tv generalista. Oggi il nostro tempo libero è poco e il numero di prodotti sul mercato è aumentato a dismisura per cui, il 90% dei prodotti pubblicizzati spesso non ci interessa minimamente. Io per esempio, non ho nessun interesse nelle mille pubblicità di cereali che mi propinano, i cereali non mi interessano. Invece, se il Mulino Bianco proponesse un nuovo prodotto, quello si che mi interesserebbe e potrebbero contare su di me per provarlo e diffondere le voci, perché sanno che sono così appassionata da aver fondato un gruppo in fb a loro dedicato. Queste nicchie più piccole ma più esigenti di potenziali clienti sono quelle su cui punta la nuova pubblicità. E le reti sociali ed i blogger saranno lo strumento di questo cambiamento. Oggi i target sono minuscoli, ma con un interesse altissimo per il tema attorno al quale si creano. Di qui, il titolo di questo articolo che è una parola giapponese che il guru della pubblicità, Seth Godin, ha cominciato ad utilizzare proprio per raccontare dell’interesse che lega i gruppi nel nuovo mondo che si profila all’orizzonte. Otaku è la voglia improvvisa e scatenata di qualcosa per la quale faremmo di tutto. Ed è il sentimento che guida una parte del nuovo pubblico, quella più entusiasta, quella su cui bisogna fare leva per arrivare a tutti gli altri. Questi appassionati di un prodotto o servizio X, sono così presi dall’otaku che se soddisfatti del prodotto iniziano a diventarne i migliori pubblicitari, i migliori creativi, instancabili e soprattutto sinceri. La sincerità è quasi assicurata perché si sta parlando del loro otaku, qualcosa che li racconta, che li rappresenta fortemente. Anche se un giorno uno arrivasse a fare dei soldi con il proprio otaku (con un blog o un gruppo), l’interesse rimane il motore principale che fa convergere la comunità attorno alla passione comune. Inoltre per un blogger con un otaku, la cosa più importante è l’onestà. Se un blogger non è onesto, i membri del gruppo, in quanto esperti del tema, lo smaschererebbero subito. Pensate a Steve Jobs, che tiene due ore di conferenza davanti ai fan della Apple per presentare il nuovo IPad. E’ pubblicità? Si, però forse i fan della mela presenti, lo stavano vivendo più come un’esperienza mistica, un momento di aggregazione tra “pari” in passione, una cosa per iniziati. Non dubitate però che gli stessi fan, sarebbero i primi a scagliarsi contro la Apple se un nuovo modello avesse dei difetti. Sarebbero implacabili.

Il cambiamento di cui parlo è già evidentissimo. Le grandi aziende, le più avanzate, già organizzano conferenze stampa per i bloggers che tengono in maggiore considerazione che i giornalisti perché, mi ha detto un’addetta stampa di Nokia: “i bloggers sono più esigenti”. E’ un cambio epocale di cui ancora non vediamo i contorni, ma che a mio giudizio porterà aria nuova nella pubblicità e una maggiore onestà verso i potenziali acquirenti. Attenzione però che per entrare nel cuore di queste nuove tribù, bisogna essere molto creativi, attenti e onesti. Bisogna sapersi adattare rapidamente alle situazioni, dedicarsi e chiedere perdono quando ci si sbaglia, proprio il codice etico che i bloggers cercano da tempo di rispettare. La buona notizia e che i soldi non sono più una determinante del successo di una campagna. Lo è la capacità di fare community, di aggregare gente che condivide un otaku. E l’evento non deve per forza essere on line, può essere un evento “reale” che, per la sua unicità, si diffonde immediatamente alla rete tra le comunità di fan.

Un caso per tutti è quello dell’Internazionale, la rivista che ogni settimana pubblica i migliori articoli dei giornali di tutto il mondo traducendoli all’italiano. Che io conosca, in Italia è l’unico caso d’utilizzo, così ben riuscito della nuova parabola pubblicitaria e l’effetto sembra essere stato dirompente.

Prima copertina di Internazionale con frase di Shakespeare (Amleto)

Internazionale nasce nel 1993 con una grafica per i tempi curiosa, che già integrava in sé i fumetti e la fotografia di qualità. Con il passare degli anni, da essere solo una rivista che traduceva articoli stranieri di politica internazionale, ha cominciato a dare un taglio più personale alla testata con l’aggiunta di articoli che parlavano dell’Italia raccontata dagli stranieri. Primo colpo di genio, peraltro a lungo sollecitato dai fan. Poi hanno cominciato a chiedere ad alcune firme italiane e straniere di produrre articoli in esclusiva. Ed era un primo passo per darsi maggior spessore editoriale. Negli ultimi 3 anni, c’è stata la rivoluzione. Internazionale è entrato a forza in internet. Oggi, è presente con un sito pieno zeppo di link, libri, abbonamento on line e soprattutto, una comunità in fb che ormai raggiunge i 60.000 fan ed è parecchio attiva con scambi di link, foto, opinioni, commenti sugli articoli ed idee. Sono presenti anche su flicker con le foto dei festival di Internazionale a Ferrara, altro evento geniale che ha permesso che la comunità virtuale si conoscesse “realmente” e convergesse in un posto per festeggiare il suo otaku. Alcune conferenze dei festival sono finite on line, altre sono state raccontate dai blogger che all’ultima edizione del festival sono stati invitati anche ad accreditarsi con gli stessi privilegi della stampa che intanto, per la maggior parte, continuava ad ignorare l’evento (32.000 presenze!). Al festival del 2009, Internazionale ha presentato la nuova grafica del giornale e l’ha discussa con i suoi lettori così come la nuova impaginazione del sito, facendo votare la versione preferita. Internazionale pubblica i suoi articoli firmati in esclusiva, con licenza creative commons che ne permette la libera distribuzione nella rete. Un esempio quindi di come la distribuzione dei contenuti e la comunità siano stati il cuore del cambiamento. Quella in fb è una comunità che parla, che litiga per alcuni articoli, che invia le sue foto e chiede cambiamenti e suggerisce nuovi sviluppi. Quando uno ha questo potenziale, è come un forziere magico che si autoalimenta e si riproduce. I lettori di Internazionale condividono l’otaku dell’informazione di qualità, libera e plurale. Sono attivi e collaborano. Per esempio in flicker è nato un gruppo per aggregare le foto de “la tua prima copia di Internazionale” (il confronto con un figlio o un primo amore è incredibile, no?). E’ stata l’iniziativa di un fan a cui si sono aggregati altri e infine l’Internazionale nella sua veste ufficiale, premiando l’iniziativa individuale. Altri esperimenti simili stanno nascendo sotto l’ombrello di questa rivista.

Una copertina a caso di Internazionale del 2010

Un altro esempio diverso ma con risultati simili, è quello di Roberto Saviano che ha una comunità attivissima nella condivisione di opinioni e valori. E non posso dimenticare neppure il Popolo Viola, nato da una concentrazione in fb per cacciare il premier Silvio Berlusconi dal potere, e arrivato nelle strade e nei giornali di tutto il mondo con folle di manifestanti vestiti di viola.

Creare reti di questo tipo, non permette solo di conoscere direttamente i fan, ma dà loro la possibilità di sfogare il loro otaku, di condividere, di creare, di sentirsi parte di qualcosa che li tocca da vicino, li emoziona. E se qualcuno anni fa, mi avesse detto che la promozione di una rivista avrebbe contribuito a farmi crescere come persona, e a farmi sentire parte di una comunità, gli avrei riso in faccia. Però oggi è così. Noi che abbiamo l’otaku per l’Internazionale, crediamo nella frase di Amleto che, da quando io ricordi è il motto della rivista: “vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia”. Siamo dei curiosi del mondo, dei fanatici delle sue notizie!

Mordendo l'Internazionale

E il vostro otaku, qual è?

Samara Croci

P.S: Malgrado il mio entusiasmo, posso assicurarvi che non lavoro per Internazionale! E’ solo il mio otaku dal ‘98. E non ero neppure tra i blogger accreditati all’ultimo festival, benché Internazionale abbia citato il mio blog nella pagina ufficiale. Ho fatto le lunghe code con gli altri fan e ho respirato il sudore e l’entusiasmo del popolo del festival. Credo che da quell’esperienza nasca quest’articolo.

Bellissima conferenza di Seth Godin sul tema

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8 pensieri su “Il potere dell’otaku

  1. carissima
    grazie!!! finalmente so come definire le mie manie (come avrai notato recensisco spesso prodotti sulle mie pagine!)….
    personalmente credo che la differenza vera tra blogger e giornalisti è che talvolta (e mi scusi chi si sente offeso) questi ultimi non provano quello di cui parlano: al meglio ne hanno sentito parlare altrimenti leggono semplicemente i comunicati delle aziende. Ne nascono così svarioni o recensioni entusiastiche!!!
    tra i blogger invece c’è vero interesse perchè 1) non si è pagati 2) quando si guadagna con Adsense si cerca di creare contenuti interessanti e ciò che è vero – si sa- è utile!
    un saluto e continua così!

  2. in un’edizione di Internazionale (forse due anni fa) ho conosciuto per caso un fumettista francese (Guibert, autore della trilogia “la guerra di Alan” e di un reportage a fumetti sull’Afghanistan che mi sono naturalmente procurato). Le sue storie a fumetti sono basate su un’attenta documentazione della realtà e ho trovato in questo autore un tipo molto originale di opera di documentazione, di grande immediatezza e valore estetico. Molto toccante poi il suo rapporto con l’anziano reduce di guerra le cui memorie Guibert ha raccolto pazientemente nei volumi de “la guerra di Alan”. Un augurio per il tuo bel blog

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