Le donne del Profeta per i diritti civili

 

In classe, Kabul 2002 ©Samara Croci

La percentuale di donne nelle università, nel mondo arabo e mussulmano, è molto maggiore rispetto al mondo occidentale. La rivoluzione, per le donne di questi paesi, inizia dall’istruzione, nelle università, non dallo Stato. Mentre gli Stati orientali, importano con relativa facilità i modelli occidentali-consumistici che penetrano nella cultura locale, non cambiano altrettanto facilmente la società civile e la politica.

 

poster in un salone di bellezza a Kabul 2002 ©Samara Croci

Bisogna premettere che la religione mussulmana è una religione che penetra, per le sue stesse premesse, in ogni ambito della vita privata e pubblica. Inoltre, nel mondo arabo-mussulmano, l’individuo conta concettualmente meno della collettività. In questo ci dividono infatti, le mille correnti della filosofia dell’individualismo e dell’esistenzialismo. La religione mussulmana nasce sognando di creare una Umma, una comunità di credenti che condividono una cultura e una religione. Essendo un elemento di condivisione, la religione mussulmana, ma in generale tutte, sono il rifugio perfetto nei momenti di crisi e disgregazione. Per questo stiamo assistendo in questi anni ad un grande ritorno alla religione. Non fanno eccezione i mussulmani-arabi che, minacciati da guerre e disgregazione, e da una dissoluzione dei valori tradizionali e delle democrazie, ritornano alla religione che li unisce culturalmente e politicamente.

 

Donna, Kabul 2002 ©Samara Croci

In questa trasformazione, che è solo agli inizi nel mondo mussulmano e arabo, le donne sono quelle che più stanno soffrendo di ingiuste imposizioni che spesso hanno a che fare più con il maschilismo che con la religione. Analizzando infatti il Corano, molte delle restrizioni abominevoli che gli si impongono, non esistono, e sono state inventate nel tempo e per interesse, da una società patriarcale e spesso arretrata e disgregata a causa della colonizzazione, delle lotte politiche e delle continue divisioni messe in atto dalle potenze coloniali dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano. Come in tutto il mondo, le donne sono quelle che più soffrono d’ogni situazione avversa, insieme ai bambini. Ma le donne mussulmane e arabe sono ben lontane dall’accettare queste regole retrograde, e la ribellione, seppur lenta e silenziosa, c’è. Un elemento forte di cambiamento sono le donne che emigrano a paesi occidentali lasciandosi finalmente dietro le spalle la famiglia, con il suo stretto controllo e le regole sociali asfissianti. Nei paesi in cui emigrano si trovano di fronte a situazioni difficili, ma provano una libertà e un’indipendenza nuove, che inevitabilmente le cambia. Dall’altro lato, c’è la formazione di correnti femministe di diverso tipo, direttamente nei paesi arabi e mussulmani. Il femminismo mussulmano è una corrente che cerca una mediazione tra il femminismo occidentale e la tradizione religiosa mussulmana, mentre lotta per i diritti civili. Si coglie perfettamente leggendo il libro Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi.

 

Donne guardando le vetrine a Kabul, 2002 ©Samara Croci

Credo che il femminismo mussulmano abbia dei valori che il nostro femminismo occidentale, ha, con il tempo, dimenticato, facendosi annebbiare dalla lotta per l’uguaglianza a tutti i livelli. Abbiamo perso la nostra specificità per cui, quando con grandi sacrifici e lotte noi donne arriviamo a posizioni di potere pari agli uomini, dimentichiamo noi stesse e finiamo per imitare il loro modello di potere e di gestione. Dall’altro lato, ancora più grave è il fatto che a differenza del femminismo mussulmano, non lottiamo più per i diritti civili, abbiamo perso l’aspetto “politico” della lotta femminista: quello che smuove la società civile e che si batte per una maggiore democrazia. Le studentesse di cui si parla in Leggere Lolita a Teheran, sono donne con una grande dignità femminile, che rifiutano il modello occidentale che in parte nasce da un “maschilismo femminista” fatto di eguaglianza (dobbiamo veramente aspirare ad essere uguali?) e provocazione, ma che, secondo loro, snatura la donna della sua femminilità. Il loro femminismo inoltre, ha una forte componente politica, tradizionale e religiosa. Pur essendo un movimento laico, non è ateo e lotta principalmente per uno stato moderno e democratico. E se pensiamo che i nostri Stati siano democratici, forse dovremmo dare un’occhiata alle politiche nei confronti degli immigrati e alla politica estera di tutti i nostri paesi occidentali.

 

Ragazze indiane, Kashmire ©Samara Croci

E’ difficile raccontare questo delicato equilibrio del femminismo mussulmano, perché noi occidentali vediamo sempre il mondo arabo-mussulmano con il filtro degli stereotipi di stampo coloniale. Però, è un equilibrio e insieme una forza, che credo possano darci molti elementi nuovi o perduti, e molto su cui riflettere. Forse, qui da noi, ci siamo ammarate in un cambiamento di “estetica” (superficiale), ma abbiamo perso di vista i diritti civili e il dialogo continuo per trasformare la società civile, per renderla più democratica. E oggi, mentre noi dimentichiamo sempre più spesso di scendere in piazza a manifestare per i nostri diritti, le donne mussulmane e arabe, portano avanti piccole conquiste, ottenendo il divorzio, la protezione in caso di maltrattamento (la nuova legge in Marocco è più efficace di quelle italiane o spagnole), scendono nelle strade per le lotte civili del movimento verde in Iran o per la ribellione nella Palestina occupata. Leggo e sento molti racconti di lotta dalle donne dei paesi arabi e mussulmani. In pochi anni, dalla fine del colonialismo, questi paesi sono cambiati molto e moltissimo hanno ancora da fare per ritrovare la loro identità. Le donne arabo-mussulmane sono il grande motore che guiderà questi cambiamenti, ne sono sicura. Non sono invece altrettanto certa che le donne occidentali avranno un ruolo altrettanto importante nei loro paesi, anche perché molte ragazze delle generazioni più giovani, sono imbevute di modelli “maschilisti” e retrogradi, che relegano la donna alla posizione di oggetto plasmato dai desideri maschili. Purtroppo, da questo pozzo d’ignoranza è difficile uscire quando, come in Italia, si è smesso di investire e di valorizzare l’educazione e manca ancora una società civile forte e strutturata.

Samara Croci

 

Bambine a Imichil, Marocco ©Samara Croci

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“Rifugiarsi nel passato è un modo di assentarsi dalla realtà. E’ un’assenza suicida.” (Fátima Mernissi)

Su questo tema del femminismo nel mondo arabo e mussulmano, consiglio vivamente i libri di Fátima Mernissi: Le donne del profeta o, per un confronto tra Oriente e Occidente: L’harem e l’Occidente

E anche: Nawal A-Saadawi, i cui libri più conosciuti non sono però ancora stati tradotti in Italia: Memorie dalla carcere delle donne e Donna al punto 0.

7 pensieri su “Le donne del Profeta per i diritti civili

  1. Bel post, Samara. Ma se ti interessano queste tematiche perché non ti leggi il libro sul femminismo islamico che ho consigliato in questo post (Femminismo islamico: un libro per capire un fenomeno in evoluzione, anche in Occidente) o non segui l’interessantissimo dibattito al femminile che si è sviluppato in questo post (Velo integrale: giusto vietarlo o no? E per le musulmane è un obbligo o no? Ecco che cosa dice il Corano).
    Ciao, Marco, blogger di MilleOrienti

    1. Grazie Marco, andrò a leggerli. Comunque io riconsiglio caldamente la Mernissi, fa un’analisi lucida e freschissima del tema. Stiamo in contatto per consigli però perchè il tema mi interessa molto, ho appena finito un corso proprio su questo argomento (della donna mussulmana-araba) e sono rimasta affascinata dalla forte prospettiva politica.
      Un abbraccio, samara

  2. Sofri ha detto a mio parere molte cose intelligenti sull’argomento.
    Riporto due frasi che trovo significative:
    “Per chiedersi se il regime odierno segna un passo avanti rispetto a quello dello scià occorre chiarire i propri criteri. Discutere della libertà oggi in Iran vuol dire prima di tutto discutere della libertà delle donne”

    “L’Islam per le donne non è stato liberazione. L’apologo si è rovesciato. La colpa non è più di Caino, è della donna amata”
    un saluto

  3. molto interessante il tuo articolo, e come dici tu stessa la Mernisi, sopratutto con il libro “Donne del Profeta – La condizione femminile nell’Islam” fa vedere e percepire le donne in un’altra maniera, le sue analizi sulla donna nell’Islam sono molto dinamiche, proprio quello che manca alla maggior parte dei paesi islamici, una vera riforma per quanto riguarda la condizione delle donne ma in particolar modo per quanto riguarda l’interpretazione del Corano. Con una nuova prospettiva si potrebbero fare passi da giganti ma purtroppo sembra che sia una cosa blasferma, eppure non si può commentare il Corano come se vivessimo ancora ai tempi di Muhammad. I riformisti islamici stanno cercando di andare verso questa strada, ma è durissima, perché appunto molti la ritengono un atto blasfemo, ma non si tratterebbe di cambiare le parole del Corano, semplicemente adeguare l’interpretazione, in modo che sia vivibile, pur non cambiandolo anche per le necessitâ dei nostri giorni.

    Complimenti un saluto

    1. Ciao Laayla, ti ringrazio molto. Anche a me è piaciuto il libro della Mernissi, per molti versi mi ha aperto gli occhi su tante cose.
      Il tuo blog è interessantissimo, ti farò visita spesso. Tra l’altro ho in cantiere un post sul velo, ho visto che tu hai un articolo sul tema. Appena mi sarò chiarita tutte le idee e le avrò messe nero su bianco, ci scambiamo qualche riflessione se ti va😉
      Molto bello anche il tuo commento, ti ringrazio veramente. Si, credo che il mondo musulmano e arabo stia affrontando una grande cambiamento e sia ora alla ricerca di una sua nuova identità all’interno della tradizione forte della sua lunga storia. E’ una sfida emozionante e noi “occidentali”, seppur come spettatori, abbiamo grande peso e responsabilità nelle decisioni e nei cambiamenti che avverranno. Un abbraccio e a presto
      Samara

  4. Aspetterò con impazienza l’articolo sul velo, è importante anche notare in quali condizioni sociali e politiche, i versetti del Corano che parlano del velo sono stati rivelati, perché la condizione in cui questi versetti sono stati rivelati ci fa capire il vero significato dei versetti.
    un saluto
    laayla

    ps. anche io passerò spesso dal tuo blog;)

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