Il Profeta e l’arte della danza sacra

Preghiera in una moschea indiana ©Samara Croci

Tra i libri che ricordo con maggiore affetto c’è Il vangelo secondo Gesù Cristo di Saramago. E’ un libro che per certi versi ha cambiato la mia visione della religione cristiana e che, raccontando la storia umanissima di Gesù, le sue paure e i suoi amori, me l’ha reso più vicino. Oggi ho provato una sensazione simile al terminare il libro di Fátima Mernissi: Le donne del Profeta. C’è una notevole differenza tra i due libri: quello di Saramago è letterario, mentre quello della Mernissi è un saggio. Uno racconta la storia dell’uomo, Gesù, e l’altro cerca di analizzare la figura della donna nel mondo mussulmano. Alla fine però l’effetto è simile. Fátima Mernissi parla in modo affascinante dei testi sacri e delle donne nel mondo mussulmano, ma facendo ciò racconta anche la storia del Profeta. Ne esce un ritratto di Mohammad che, ai miei occhi, ha dell’incredibile.

In occidente siamo abituati a vedere i religiosi mussulmani come uomini barbuti, rigidi, conservatori, maschilisti e sprezzanti dei diritti umani. So che è un topico razzista, ma è difficile liberarsene. Il profilo, invece, che traccia la Mernissi del Profeta, riportando alcune storie dei testi sacri, è incredibilmente umano e vicino. Vi invito caldamente a leggere il libro, ma vorrei riportare qui le parti che più mi hanno lasciata esterrefatta. Credo che leggere alcune di queste riflessioni e di spezzoni, ci possa aiutare a togliere di mezzo parecchi stereotipi e ad avvicinarci un poco a questa religione, alla sua bellezza e al suo messaggio originario che, come in tutte le religioni delle origini, aveva un contenuto che parlava di fratellanza, amore, rispetto e speranza per un nuovo ordine.

Santa Sofia Istanbul ©Samara Croci

Il Corano è il libro sacro che contiene le rivelazioni di Allah raccontate a Maometto attraverso l’Arcangelo Gabriele. Le prime visioni furono incontrollate e spaventose per Maometto, ma successivamente divennero la risposta alle domande che la nuova comunità mussulmana poneva al suo Profeta riguardo la vita quotidiana. Il Corano non ha un ordine cronologico ma didattico, dai precetti più importanti e più largamente analizzati a quelli meno, ed è affiancato da un enorme corpus di testi che narrano le vicende del Profeta attraverso i racconti dei suoi contemporanei. Se potessimo raccontare queste vicende in poche parole, potremmo dire che rappresentano l’avventura della nuova comunità di mussulmani, che si riunisce attorno a Maometto, e sogna di costruire un nuovo ordine, una nuova umma (comunità), unita attorno ad un unico Dio e diversa dalle tribù politeiste e selvagge che li circondavano. E il Corano rappresenta gli sforzi di questa comunità, le sue domande e le rivelazioni di Allah. Però il libro racconta inevitabilmente anche della vita quotidiana del tempo: dalle grandi guerre, fino alle piccole vicende, e racconta la storia di Maometto, dei suoi amori, dei suoi timori e delle sue battaglie quotidiane.

Moschea grande Istanbul ©Samara Croci

Dalle parole della Mernissi, viene fuori un Profeta cortese e timido, che in tutte le vicende raccontate nel Corano e nei resoconti dei contemporanei, si mostra rispettoso e comprensivo con le sue mogli, con cui ha un rapporto di parità. Le consulta su questioni politiche, Aisha lo accompagna perfino in spedizioni di guerra, e in gran parte del Corano si nota il suo sforzo per difenderle dagli attacchi della comunità ancora maschilista e conservatrice. Era un uomo che cercava sempre di mitigare i conflitti e di rimanere calmo di fronte agli attacchi a cui rispondeva con le parole, la sua arma di seduzione più potente. Umanissima anche la paura e l’insicurezza che Maometto racconta di provare dopo le prime rivelazioni dell’Arcangelo. La prima persona a cui le racconta spaventato è la moglie Jadiya. Lei, era una mercante di grande successo per la quale Maometto lavorava. Jadiya aveva molti anni più di lui, è fu la prima a convertirsi alla nuova religione mussulmana. Dopo la morte di Jadiya, Maometto si sposerà con diverse donne, stringendo alleanze politiche con le tribù. Tra queste ci saranno anche due donne ebree, una cristiana, Maria la Copta, e una schiava di guerra, che libererà lasciando interdetti i suoi uomini.

Lo storico e teologo Tabari, nella sua versione araba del Tarij, fa una descrizione fisica del Profeta parlando dei suoi fluenti capelli, del collo lungo e della sua camminata energica. Nella versione persiana del testo, aggiunge anche una parte sulla descrizione del sorriso di Maometto e dice che c’era tanta dolcezza nel suo viso che quando ci si trovava in sua presenza, non ci si poteva più allontanare da lui.

La vita di Maometto era pubblica, sotto gli occhi di tutti fin nei dettagli più intimi, e sarà proprio questa parte quella che utilizzeranno i suoi contestatori per tenerlo sotto scacco, arrivando perfino a far cadere sulla sua moglie preferita, Aisha, un’accusa di infedeltà. Maometto in questo caso convocherà una riunione pubblica in cui risponderà alle accuse dicendo “Come osate portare il sospetto nella casa del Profeta?” e difendendo a spada tratta l’onore di Aisha.

Parte della nuova religione era anche il cambiamento dei costumi tribali: la schiavitù, la pessima condizione delle donne e le razzie di guerra. Su questo punto Maometto perderà, per certi versi, la sua battaglia. Nelle prime predicazioni postula una nuova società basata sulla responsabilità dell’individuo, sul rispetto delle donne e la loro parità, sui diritti di tutti gli uomini e contro la schiavitù e i saccheggi. Poi, con il tempo, e in parallelo con l’indebolimento della sua influenza sulla comunità e con l’aumento della corruzione, questi precetti andranno dissolti e storpiati dagli interessi politici ed economici, e anche il Corano subirà delle distorsioni e sarà oggetto di interpretazioni “pilotate” per interessi che nulla avranno a che fare con la religione. In questa lotta per il cambiamento, Maometto, già avanti con gli anni, sacrificherà il discorso rivoluzionario sulla donna e sulla schiavitù, in nome della pace nella comunità e della continuità della religione. In fondo, in 62 anni di vita, era difficile rivoluzionare tanto una società che partiva da un’organizzazione tribale politeista, basata sul saccheggio, la violenza e la legge del più forte.

profeta ©Samara Croci

C’è un passaggio della Mernissi che trovo stupendo, sulla figura del Profeta. Lo riporto qui sotto traducendolo dallo spagnolo.

“Un Profeta è prima di tutto un uomo che conosce l’arte della danza sacra, una danza dalla coreografia difficile, tra un Dio idealista e in fondo, lontano, estraneo e celestiale, e degli uomini che soffrono, prigionieri di una terra dove regna la violenza e l’ingiustizia. (…) Essere Profeta, a differenza di quello che credeva Musailima (un falso profeta), consiste nell’incitare la gente ad andare il più avanti possibile, a tendere verso una società ideale. (…) E Maometto era veramente un Profeta, un costruttore d’orizzonti tanto vasti che al solo contemplarli venivano le vertigini.”

Samara Croci

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