Brainstorming europeo

M. Peon, festival Europa en vivo, Madrid ©Samara Croci

Ieri a sorpresa ho potuto assistere ad un evento che si è rivelato un piccolo gioiellino, di quelli che raramente capitano: Europa en vivo 2010.

Nel palcoscenico di Puerta del Angel, nella Casa de Campo di Madrid, si è tenuto un concerto gratuito dalle 7 a mezzanotte, con 40 artisti dai 3 paesi che hanno guidato l’ultima presidenza europea: Spagna, Belgio e Ungheria. L’evento segna la fine della presidenza spagnola dell’Unione Europea e, pur concludendosi ieri, è iniziato il 23 di giugno. Il valore infatti di questo concerto è il fatto che sia stato l’evento di chiusura di un laboratorio creativo di musica che si è svolto nei giorno 23, 24 e 25 presso il Real Sitio de la Granja de San Idelfonso di Segovia. In questo spettacolare edificio, immerso nella Sierra di Madrid, 40 artisti di tre paesi diversi, si sono incontrati per conoscersi, sperimentare e piantare i semi di nuove collaborazioni e fusioni musicali. L’idea è affascinante: artisti di paesi diversi, di generi musicali differenti, parlando tre lingue diverse, suonando strumenti conosciuti e non, si sono chiusi dentro un edificio e hanno convissuto per tre giorni in un frenetico “brainstorming” musicale. Non c’è dubbio, credo, sul fatto che questo sia lo spirito europeo che affascina tutti noi, ma che raramente vediamo tra le istituzioni politiche ed economiche europee.

Questo il programma della serata, perché possiate andare a cercare video e musiche degli artisti che hanno partecipato con grande spirito di crescita e di condivisione a quest’esperimento emozionante.

Belgio – Panta Rhei (musica popolare)

Spagna – Mercedes Peón (celtica, tradizionale, elettronica)

Spagna – La Musgaña (musica popolare)

Ungheria – Márta Sebastyén (musica popolare – colonna sonora Il Paziente Inglese)

Ungheria – Cimbaliband (mucia folklorica balcanica)

Ungheria – Plastic Septet (jazz)

Spagna – Estrella Morente (flamenco)

Belgio – Philip Catherine (jazz)

Belgio – Laïs (flamenco belga)

Spagna – Niño Josele (flamenco)

M. Sebestyén, Festival Europa en vivo ©Samara Croci

Al di là dell’idea originale del “brainstorming”, ciò che più mi ha affascinato è stato scoprire ritmi e artisti che non conoscevo, ma che sicuramente d’ora in poi porterò con me. Oltre a brani del repertorio di ogni artista, i gruppi poi si mescolavano dando vita a esperimenti nuovi di fusione di generi, di tradizioni e di atmosfere. Personalmente sono rimasta impressionata dall’energia e dalla passione di Mercedes Peón, che ha definito l’esperimento: “un atto d’amore per la singolarità di ciascuno e per la fusione di quelle singolarità in una nuova unità”. Altro gruppo spagnolo pieno di spirito è La Musgaña, che nel brano inedito realizzato con gli ungheresi di Cimbaliband, hanno riscaldato il pubblico come nessun altro, e credo che nessuno tra i presenti sia riuscito a stare fermo! Riuscitissimo anche l’esperimento di collaborazione del grande chitarrista jazz Philip Catherine con le tre voci del gruppo Laïs, e l’altro, ancora una volta di Laïs con il violoncellista di Pantha Rei, profondo e potentissimo.

Ci sono esperimenti più o meno riusciti. Per esempio, aveva bisogno di più tempo e di ulteriori pulizie il brano nato dalla collaborazione di La Musgaña con Márta Sebastyén. In altri casi, invece, l’unione apportava un miglioramento com’è il caso di Laïs con Catherine o di Márta Sebastyén con Niño Josele. Quest’ultima cantante ungherese, può risultare ripetitiva per un pubblico che non adora eccessivamente il folk popolare, ma la sua voce è indubbiamente oro, e si è potuto vedere nel brano cantato con Niño Josele.

Al di la comunque dei risultati immediati di questo brainstorming, sono sicura che i semi cresceranno e che iniziative di questo tipo richiedono tempo per svilupparsi ma diventano frutti appetitosi con il tempo che passa.

Apprezzo la scelta di chiunque sia stato, di creare un evento del genere per festeggiare la presidenza europea, ma mi piacerebbe vedere, almeno qualche volta, che anche la politica e l’economia europee si pieghino ad esperimenti di questo tipo.

Avete presente la scena di Apollo 13 in cui a seguito di un guasto all’impianto di aerazione della navetta Apollo, gli astronauti rischiano di morire? Alla Nasa, decidono di rinchiudere un gruppo di scienziati di varia estrazione, e gli danno degli oggetti, pochi, con cui poter creare in tempi stretti una macchina per depurare l’aria degli astronauti e salvare la missione. E’ una scena indimenticabile e divertentissima.

Un brainstorming a porte chiuse e con tempo limitato, a cui partecipano persone di diversi settori. Di questo abbiamo bisogno nella Comunità Europea, questo è lo spirito per cui è nata questa istituzione: valorizzare le singolarità e metterle insieme per creare strutture nuove in cui il valore dei singoli sia potenziato dalla comunità. Oggi abbiamo diversi problemi che richiedono risposte urgentissime, ma che per ragioni più o meno oscure, sono messi da parte dai leeder europei. Non sarebbe una buona idea? Una settimana chiusi nel palazzo di Bruxelles per risolvere il problema delle politiche ambientali della Comunità Europea o per rispondere alle violazioni dei diritti umani di Israele in Palestina o ancora, per affrontare il problema dei controlli economici e finanziari o quelli sulla criminalità organizzata. Nessuna deroga, una settimana, gente di ogni settore e pochi punti fermi da rispettare. Questo dovremmo pretendere dai leeder europei, perché in un momento di grande crisi ed incertezza c’è bisogno di confronto d’opinioni  e di unione. I problemi che affrontiamo sono troppo vasti per un singolo paese, richiedono una strutturazione più globale, soluzioni più ampie, però questo non deve significare che le trattative debbano prolungarsi in modo indeterminato. Il popolo europeo in crisi guarda ai leeder per soluzioni immediate e chiare, e forse un “brainstorming a termine” potrebbe offrirci punti di vista più freschi e innovativi. Purtroppo il ministro Miguel Angel Moratino è rimasto per troppo poco tempo all’evento di ieri sera per cogliere e vivere quest’atmosfera di cui vi parlo. Un peccato, un’altra occasione persa.

Concludo con un brano della galiziana, Mercedes Peón, Paralá, che manda un saluto alle persone di tutto il mondo perché, come ha detto lei stessa: il mondo è pieno di espatriati della Galizia, e così come loro sono andati per il mondo, ora invitano il mondo a venire in Galizia e in Spagna, e così via finché le genti non si mescoleranno, come le idee. Altra buonissima proposta che propongo di esportare alle politiche sull’immigrazione della Comunità Europea!

Samara Croci

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Un servizio di Radi

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