Percorsi verso l’estasi

Torre del Canal Isabel II, Madrid ©Samara Croci

Il mio interesse per i sufi risale ad un tempo più lontano, però quando ho visto “sufismo” e Christian Caujolle uniti in un unico articolo che parlava di una mostra fotografica a Madrid, mi sono detta che non potevo perderla. Ed è stata meravigliosa anche se sono cosciente dell’impossibilità di spiegarvi quanto sia stata bella.

Ma iniziamo dai dati. Il titolo è “El amor y el extasis” e la fotografa è Isabel Muñoz. Se volete vederla, dovete affrettarvi perché sarà a Madrid, in occasione di Photo España 2010, fino al 29 agosto, presso la Sala del Canal Isabel II (Santa Engracia 125 – Canal/Rios Rosas).

Secondo il sufismo la vita è un cammino fatto di strade che si incrociano, di esperienze che ci cambiano. Io a questa mostra ci sono arrivata seguendo vari cammini.
Isabel Muñoz è una fotografa che ha dedicato tutta la sua carriera allo studio del corpo. Sfoglio il suo libro, è ci sono foto di ballerini di tutto il mondo, artisti cistercensi, statue, toreri, dettagli di corpi, curve, arti marziali, tatuaggi tribali e riti religiosi. In ogni caso i corpi, il movimento e la plasticità delle forme sono i protagonisti delle sue foto, sempre in bianco e nero, fino a quest’ultimo lavoro sull’estasi, a colori. Secondo elemento che mi ha portata a questa mostra, è stato Christian Caujolle, un photoeditor eccezionale che ho potuto vedere di persona e ascoltare all’ultimo festival di Internazionale a Ferrara, e mi ha lasciata senza parole. In questo caso, Caujolle è curatore della mostra insieme a Blanca Lleó. Terzo percorso sul quale mi trovavo, e che mi ha portato alla mostra, è stato ovviamente il sufismo. E’ vero che la mostra non riguarda solo i sufi, ma anche i fedeli della confraternita Al Qadiriya, però è anche vero che la mostra è costruita come un percorso e il termine ultimo, sono i dervisci rotanti (che appartengono al sufismo).
E’ quasi impossibile descrivere cosa sia il sufismo dato che secondo questa filosofia, dare un etichetta, una definizione, alle cose è mettergli un limite e distruggerle. Dato che è impossibile fare anche solo un riassunto di ciò che è il sufismo, rimaniamo con due idee importanti: il concetto di cammino e quello di spiritualità. Si potrebbe dire che per il sufismo, la vita è un percorso continuo di crescita e d’esperienze, per raggiungere l’amore puro. E, parte di quell’amore puro che i sufi e molte delle religioni del mondo cercano, è l’estasi, cioè il momento, fragilissimo e purissimo, in cui l’anima si distacca dal corpo e si avvicina e Dio. Alla ricerca di quel momento è andata Isabel Muñoz quando ha deciso di fotografare da un lato i riti iniziatici della confraternita di Al Qadiraya in Iraq (corpi tagliati e perforati con pugnali, aghi e coltelli) e dall’altro, la cerimonia dei dervisci rotanti in Turchia.
La magia della mostra però, non è costituita solo dalle foto, ma dal fatto che, quello stesso percorso che i fedeli di queste due tradizioni religiose seguono per raggiungere l’estasi, sia il percorso che lo spettatore compie nel visitare la mostra. L’esposizione infatti si trova in una vecchia torre di raccolta dell’acqua ristrutturata. All’entrata, c’è una foto gigante nel mezzo dell’oscurità totale, in alto, come il crocifisso di una chiesa. E’ un uomo con una ferita al costato, che guarda verso l’alto, lontano, con un sentimento di vero distacco, d’estasi. Girando, al piano terra, alle pareti della torre circolare, ci sono altri ritratti e poi, si sale, sempre circolarmente, per una scala centrale in ferro. E i pianerottoli superiori dove si sviluppa la mostra sono ringhiere circolari. Anche la luce è dosata secondo il momento ed il livello in cui ci troviamo del nostro percorso di risalita verso l’estasi divina. Al secondo piano, continuano le mutilazioni rituali dei corpi, con alcuni video visibili attraverso fessure nelle pareti, perché i riti religiosi non sono qualcosa che dovrebbe essere pubblico. Siamo spettatori che spiano, che possono vedere, ma difficilmente capire vedendo. E poi, al terzo piano ci aspettano le foto dei dervisci. Indimenticabili. E infine, ultima scala, passiamo ad una stanza che si trova nascosta in quella che era la cupola che si vedeva dal basso con la proiezione del video di un derviscio rotante. In questa stanza segreta, nel punto più alto della torre, e con tutto ciò che abbiamo già visto e vissuto, ci è finalmente concesso sdraiarci su dei divanetti e guardare una danza di dervisci rotanti in movimento circolare, di colori che si mescolano, di forme che si fondono e svaniscono nell’oscurità. Il sancta santorum della visita, la materializzazione, o sarebbe meglio dire, la smaterializzazione del corpo mentre siamo sospesi, in alto, al centro di quella torre di corpi straziati, il cui ricordo è già lontano. E tutto diventa solo musica, colore, luce, movimento e pace. Perfetto!

Samara Croci

So che è difficile credermi solo sulla base delle parole, ma se c’è tra voi qualche appassionato di fotografia, questa è una mostra che vale il viaggio a Madrid.

Licenza Creative Commons
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Intervista a Christian Caujulle

Articoli di Caujolle su Internazionale

“Lo cierto es que el cuerpo habla, y habla mucho… Intento atrapar el cuerpo porque así atrapas a la persona, sus sentimientos, que habrán vivido esos ojos. También habla de su civilización”. (Isabel Muñoz) trad: E’ vero che il corpo parla, e parla ampiamente…Cerco di catturare il corpo, perchè così si cattura la persona, i suoi sentimenti, ciò che avranno vissuto quegli occhi. Parla anche della sua cultura.

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