Sei anni sulle tracce del terrorismo internazionale

Abraccio fraterno, Marocco ©Samara Croci

Lui si chiama Antonio Salas, e il mio desiderio più grande è che partecipi al festival di Internazionale a Ferrara, il primo weekend di ottobre. Non credo che sarà possibile perché Salas è un giornalista d’investigazione spagnolo di cui non è mai stata resa pubblica l’identità. Antonio Salas è un nome falso, il nome con cui da diversi anni pubblica i suoi libri e i suoi reportage. Nell’altra vita, Antonio Salas è un giornalista, ma quasi nessuno ne conosce l’identità. Il suo primo lavoro che raggiunse la popolarità in Spagna fu Diario di uno skin. Il libro, e successivamente i reportage, sono il frutto di una infiltrazione nei gruppi di estrema destra spagnoli. Terminato quel lavoro, Salas tornò sotto copertura per infiltrarsi nelle mafie russe del traffico di donne. Da quell’anno di investigazione nacque il libro: L’anno che trafficai con le donne. Salas si finse trafficante di donne, sondò il mercato, i traffici delle mafie africane e russe, il mercato delle minorenni schiave e registrò tutto. Oltre che un investigatore attento, è infatti prima di tutto un giornalista televisivo e ogni suo lavoro di investigazione è minuziosamente preparato, ma anche attentamente registrato con camere nascoste, documenti e registrazioni audio.
Finita l’investigazione sul traffico di donne, mentre si preparava il processo alla banda di skinheads in cui era stato infiltrato, a Madrid succede qualcosa d’incredibile: la stazione di Atocha è presa di mira da terroristi islamici in un attentato inaspettato e mortale, è l’11 marzo del 2004. Salas che dopo l’investigazione sul traffico di donne, era convinto di prendersi una pausa per ritrovare se stesso, e perfino seguire una terapia psicologica per uscire dai traumi di quel lungo anno sotto copertura, decide di rimettersi in gioco. Madrid è attonita di fronte agli attentati. A livello politico, come a livello umano, il caos è enorme. Salas decide di reagire come sa fare lui. Si propone di cercare di capire, di investigare, di scavare a fondo e decide di diventare Muhammad Abdallah, un venezuelano di origine palestinese che si farà largo per il mondo mussulmano, seguendo la pista del terrorismo internazionale di matrice islamica. Ma Salas, per quanto folle nei suoi propositi di infiltrazione (glielo faranno notare tutte le sue fonti e i suoi contatti nelle forze dell’ordine), prepara attentamente la sua copertura spendendo questa volta anni per preparare il suo personaggio e per diventare un mussulmano vero.

Chiacchere tra amici, Marocco ©Samara Croci

Quest’anno è uscito il libro, El Palestino (Il palestinese), che racconta di quest’investigazione durata quasi sei anni. Anni sotto copertura, facendosi crescere la barba, scurendosi la pelle, imparando l’arabo, creando contatti e vivendo due o tre vite in contemporanea, ma soprattutto, studiando, sé stesso e gli altri, e scontrandosi con i propri preconcetti da occidentale che giudica il mondo mussulmano. L’investigazione ha portato Salas a viaggiare per l’Europa, il Medio Oriente e l’America Latina, a conoscere pressoché tutti i gruppi terroristi e ad avere contatti con loro. Da questi sei anni, emerge un libro di 600 pagine, fitto di dati, di intrecci e di notizie poco conosciute. A livello giornalistico il libro ha un valore enorme e potrebbe essere lo spunto per centinaia di altre investigazioni sul traffico di armi, sulla droga, sui campi di addestramento paramilitari, sulla guerra mediatica a Chavez e molto altro. In parallelo c’è la storia personale, non tanto della trasformazione esterna di Salas, quanto del suo cambiamento interiore, della battaglia, di cui parla, tra il creare amicizie, stringere rapporti con gruppi di terroristi, e allo stesso tempo mantenere le distanze, coinvolgersi e insieme rimanere al margine, conoscere le nostre ragioni e calarsi nelle loro ragioni e nelle loro storie di violenza quotidiana. Quello che non vi racconto è un intera miniera di fatti che sono citati, di personaggi e storie di cui si racconta nel libro.
Qui in patria, c’è stata, un po’ come per Saviano da noi, una campagna di denigrazione da parte di alcuni. Onestamente queste accuse non mi sembrano interessanti. Non c’è dubbio che El Palestino sia un libro avvincente, frutto della mente di un grande scrittore e di un giornalista che, dovendo raccontare sei anni della sua vita, mescola i fatti politici con i tumulti del suo cuore, le paure e le soddisfazioni di un’estenuante investigazione. Però è anche vero che di tutto ciò Salas ha documenti e registrazioni che proprio in questi giorni sta cercando di ordinare in un reportage, e chiunque voglia investigare la veracità dei fatti potrà farlo.
I libri di Salas purtroppo non sono usciti in italiano, e non so se El Palestino avrà miglior fortuna. Per questo mi sembra ancora più importante che Salas partecipi al Festival di Internazionale, per parlare della sua investigazione e per diffondere la sua esperienza, che per me è stata illuminante, non solo sul mondo mussulmano ma anche sul terrorismo internazionale. Come ho detto, non credo che sarà possibile dato che Salas è un giornalista minacciato di morte da diversi gruppi e mafie, e l’unica cosa che lo protegge e che gli permette di continuare a lavorare è l’anonimato. Nelle poche interviste che ha rilasciato, la voce era distorta e l’immagine totalmente nascosta. Se non sarà possibile la sua partecipazione al Festival, spero che almeno sarà tradotto il libro in Italia. E se così non fosse, almeno quelli di voi che leggono lo spagnolo potranno comprarlo o almeno dare un occhiata al documento qui allegato che è una pagina tratta dal libro per me molto significativa.

El Palestino, Antonio Salas, p. 593, Temas de Hoy.

El Palestino, Antonio Salas, p. 594, Temas de Hoy.

Vi lascio con una citazione dalle ultime righe del libro (tradotte al volo da me), e spero che vi uniate a me nel chiedere a Internazionale che Antonio Salas partecipi al festival!
“Ancora una volta, suppongo che immaginare un mondo senza violenza, così come senza prostituzione e senza odio razziale, sia un’utopia. Pero in realtà non importa. Forse non è possibile cambiare il mondo, però ciò che è importante è che nel tentativo di cambiarlo, noi cambiamo. Un antico proverbio arabo dice: “Cerca di raggiungere la luna con una pietra…Non ce la farai mai, però finirai per maneggiare meglio di chiunque altro la cerbottana”.

Samara Croci

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Based on a work at samaracroci.wordpress.com.

I titoli dei libri di Salas che ho citato sono in italiano perché l’ho tradotti io. Come dico, non sono stati tradotti. I titoli originali sono: Diario di un skin e El año que trafiqué con mujeres e l’ultimo, El Palestino.

La web ufficiale di Antonio Salas: http://www.antoniosalas.org/

Salas ha messo on line le prime pagine del libro. el_palestino_primeras_paginas

Un piccolo reportage sui primi due lavori di Salas: “Diario di uno skin” e “l’anno che trafficai con le donne” (spagnolo)

Un altro video composto con alcune scene della camera nascosta di Salas nell’investigazione sul terrorismo internazionale

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