“L’odio non è mai un’opzione”

Finestra (Colombia) ©Samara Croci

Riprendo in mano il mio taccuino di qualche tempo fa. Ritrovo una nota scritta durante il primo festival d’Internazionale a Ferrara. Era una conferenza di David Rieff sugli Stati Uniti e la guerra al terrorismo. Riporto gli appunti sulla parte di David Rieff, anche se non ho riscontro di quanto siano esatti rispetto alle sue parole dato che sono mie trascrizioni. — L’attivismo deve esistere per chi ne sente la necessità, ma non risolverà i problemi e non cambierà le cose…le associazioni umanitarie fanno compromessi…i motivi per cui nei paesi in guerra si combatte, sono profondi, dovuti  a problemi di vita e morte. Per cambiare le cose servono interventi radicali. Chi può farli sono le nazioni nazionaliste che sono disposte ad investire nell’esercito e nella milizia
Ricordo anche che, nella conferenza, Rieff disse di come era stato scioccato dalla guerra dei Balcani, una guerra che aveva perfino spinto molti giornalisti a passare alla fazione armata per aver visto l’inutilità di altri tipi d’intervento.

Ricordo che le sue parole, mi avevano scosso moltissimo, e non smettevo di pensare, tra me e me, che sí, è vero, una popolazione massacrata e che muore di fame, non vuole interventi umanitari che si prolunghino per decenni, come succede per esempio in Palestina, ma vuole un intervento armato in difesa della popolazione. Ma allora il pacifismo? Allora alla guerra e alla violenza si poteva solo rispondere con una forza violenta uguale e contraria? Ero sconvolta, veramente. Poi ebbi un pensiero e lo trascrissi sul mio taccuino riassumendo il problema che mi assillava. Ok, ci sono due strade, quella militare e quella pacifica/umanitaria. Ammettiamo che quella militare sia quella che più velocemente ed efficacemente risolve le cose in guerra, mentre l’altra è estenuantemente lenta come una goccia che cerca di rompere una roccia. Chi è nella morsa della guerra in cui, da un giorno all’altro, può perdere la vita, sceglierebbe o vorrebbe che si scegliesse quella militare. Chi è qui (nel primo mondo per intenderci), spinge per l’altra. Immaginiamo uno stupro. Se chiedessimo alla vittima o ai familiari di dettare una sentenza contro gli aguzzini, sceglierebbero ovviamente la vendetta immediata. La società civile sceglie, normalmente, pene diverse. Non si può chiedere alle vittime dirette di un rapimento o di una violenza di dare una sentenza. La società, con maggior distacco e attraverso un apparato di leggi, detta la sua sentenza che sarà diversa dalla vendetta tipica da legge del taglione. Lo si fa per un bene più ampio e duraturo, sebbene questo forse non renda giustizia alle vittime e ai familiari. In questo modo, scegliamo di essere una goccia che cerca di rompere la roccia, invece che dinamite. E’ un pensiero che appoggio, ma che spesso, di fronte ad alcune cose che capitano nel mondo, ritorna a vacillare. In questi ultimi mesi sono tornata a pensarci su, soprattutto in occasione della lotta all’islamismo radicale e al terrorismo.

Salida (Colombia) ©Samara Croci

Leggendo El Palestino di Antonio Salas mi sono addentrata con lui nelle logiche e nelle rivendicazioni dei gruppi terroristi e, malgrado la sicurezza completa che nutro sul fatto che il terrorismo e la violenza siano sbagliatissimi, mi chiedo come si possano convincere altri, che invece li ritengono un arma di ribellione contro soprusi che altrimenti non saprebbero combattere. In una delle ultime pagine, Salas racconta che si trovava con alcuni amici palestinesi a Zaragoza, ascoltando le notizie che arrivavano dalla Striscia di Gaza durante il bombardamento israeliano nell’Operazione Piombo Fuso. I suoi amici palestinesi, disperati, gli dicono: “aiutaci, abbiamo bisogno di aiuto, non di elemosina. Bisogna fermare tutto ciò…se ti hanno tolto la tua casa, la tua famiglia, il tuo lavoro, almeno che ci sia data la dignità di vendicare i nostri morti”. Salas dice che “nella rabbia, nell’impotenza e nella frustrazione che contenevano quelle lacrime (dei suoi amici che guardavano il massacro), si trovava la porta d’entrata del terrorismo. E li no c’era retorica politica possibile, ne spiegazioni ideologiche o colte o filosofiche. Non c’era propaganda di destra o sinistra. Solo c’era l’odio e la rabbia”. E’ un filo sottile quello su cui si muovono i nostri giudizi in un caso del genere. Noi siamo qui, nel primo mondo, siamo la società civile “distaccata”, e dobbiamo prendere decisioni razionali, che ovviamente non dovrebbero mai e poi mai contemplare la violenza e la vendetta come risposta. Però, è vero che la tentazione per chi invece le vive, è fortissima. Dall’altra parte, penso alle parole di Saviano, a La Bellezza e l’Inferno, in cui racconta di chi, anche in situazioni di grande violenza, non si è lasciato andare alla vendetta e non ha ceduto agli istinti brutali, ma ha mantenuto forte la sua etica, la morale e soprattutto la sua umanità. Il fatto che ci siano persone così, e un sollievo contro chi predica che “homo hominis lupus”. Non si può però ignorare il fatto che la violenza, genera spesso un genere di vendetta che per le vittime è legittima. Gli idealisti, che non vogliono neppure sentir parlare di ciò, io credo che sbaglino e stiano chiudendo la porta ad una parte del mondo che soffre e che chiede vendetta, e a cui, una risposta che non sia violenta, ma che sia giusta, bisognerebbe darla.
Io, mi ritrovo molto nelle parole di Salas che dice: “ In quel preciso istante, mentre le lacrime rigavano le guance del mio amico palestinese, compresi per la prima volta che tutte le mie utopiche tesi contro la violenza, tutte le mie spiegazioni razionali contro l’utilizzo di fucili e bombe, e il mio energico rifiuto di qualunque forma di lotta armata, sono frutto della mia condizione di comodo borghese occidentale. Io posso permettermi d’essere pacifista e di aborrire la violenza. Posso spiegare, dalla mia comoda tastiera di computer, che le armi e le bombe solo generano dolore e vendetta. E in più so che è così. Però posso farlo perché sono un giornalista europeo che vive in un comodo appartamento lontano dal conflitto. Oggi so, che se io fossi stato a Gaza o nella foresta colombiana o nelle strade di Baghdad, probabilmente il mio comportamento e le mie opinioni sul terrorismo sarebbero molto diverse”.
E’ giusto che sia così. E’ giusto che, chi non è vittima diretta della violenza, sia chi da i giudizi più moderati e riflessivi, e in fondo, più adeguati per il futuro della civiltà. Però, c’è un focolaio di violenza da parte di chi è vittima, che non si può ignorare, e che se lasciato troppo a lungo a ribollire, può diventare incontrollabile.
In occasione di un altro libro (Diario di uno skin), Salas scrive che “l’odio non è mai un’opzione”. E’ vero, ma le vittime non sempre condividono questo pensiero, e io sono assillata dal pensiero di come si possa uscire da questa trappola, di come si possa conservare la propria umanità anche in mezzo alla violenza più incontrollabile, di come si possa dare uno sbocco non violento al dolore di chi vive nella guerra da tanto tempo. Saviano dice che il dolore, se non ha uno sbocco, ti pietrifica. Se lasciamo que questo succeda, lasciamo aperta la porta alla vendetta e al terrorismo.

Samara Croci

Licenza Creative Commons
samaracroci’s Blog by Samara Croci is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Based on a work at samaracroci.wordpress.com.

“Ed era talmente stanco e talmente solo, che l’infelicità gli urlava dentro senza posa” (La camicia di ghiaccio, W. T. Vollmann)
“Vedo un uomo così stanco del giorno, che nei suoi vestiti c’è solo un’ombra” (Il paese delle prugne verdi, H. Muller)
“Una volta arrivato, il silenzio mise radici in lui e cominciò a diffondersi. Con il passare degli anni Estha si ritirò dal mondo” (Il dio delle piccole cose, A. Roy)

Un pensiero su ““L’odio non è mai un’opzione”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...