Democrazia o ideologia?

dal Festival di Internazionale a Ferrara 2010 (4° edizione)

Siamo alla conferenza di “Informazione e potere: l’anomalia italiana”. Il vicedirettore d’Internazionale ha appena finito di dire, in coda alla conferenza, che le domande del pubblico dovranno essere brevi, ed essere domande, non dichiarazioni! E subito, il primo intervento, rompe le richieste appena fatte. Però, è da qui che voglio iniziare perché, anche un intervento banale, se colto da bravi conferenzieri, può aprire una breccia interessante su un tema. Allora, un vecchietto si alza, e dice ai quattro conferenzieri sul palco (Miguel Mora, Gerhard Mumelter, Alexander Stille e Antonio Padellaro) che tutti loro sono di una fazione, e non ci sono rappresentanti della fazione opposta e, aggiunge con enfasi: “siete tutti comunisti!”. La sala ridacchia, ma, se non sbaglio, è Stille a prendere la parola e a non lasciarsi sfuggire l’occasione per dare una chiave importante che forse spiega il punto della conferenza, più ancora che il resoconto dell’ora e mezza precedente.
La conferenza voleva affrontare l’annoso e, ormai per molti già insopportabile, problema dell’Italia e della sua anomalia politica e mediatica. Perché dico che la domanda del signore ha toccato un punto fondamentale? Perchè Stille subito ribatte che ormai alcuni considerano che parlare di conflitto di interessi sia una cosa di sinistra, quando invece è un problema di regole. E’ un problema di democrazia e di società liberale, con una divisione dei poteri, non un problema d’ideologie.
E forse, questo misunderstanding è ciò che sta alla base dell’anomalia italiana di cui si è cercato di parlare nella conferenza: un incomprensione tra ciò che è ideologia e ciò che è democrazia, tra ciò che è opinione politica ed i fatti ed i problemi reali.
Nella conferenza si è parlato tra le altre cose, dell’eccesso d’opinioni da un lato, e, dall’altro, della mancanza di fatti e di notizie che raccontino la vita reale della gente e i suoi problemi, più che i battibecchi della Casta. D’altra parte, come hanno fatto notare, il giornalismo degli opinionisti tv è molto più economico di un giornalismo di investigazione sui fatti!
Altra questione è la connivenza di una sinistra che non si è opposta a Berlusconi dall’inizio, per esempio rifiutandosi di battersi per la legge contro il conflitto d’interessi, ma che ha cercato di preservare la sua posizione di potere, e quindi lo status quo. Miguel Mora, corrispondente de El Pais, ha rimarcato come, a parte il teatrino della politica, una cosa pericolosa siano le ritorsioni personali messe in atto contro gli avversari politici,  com’è stato il caso Signorini o le vicende di Lele Mora e compagnia.
Altra unicità italiana sottolineata dai conferenzieri, è la situazione degli editori, che in Italia, non sono mai editori puri, ma imprenditori provenienti da altri ambiti e con forti interessi esterni.
E d’interessi si parla anche nel caso dell’Albo dei Giornalisti, un’istituzione tutta italiana che Mumelter propone di eliminare immediatamente (guadagnandosi l’applauso del pubblico in sala).
Personalmente, vorrei aggiungere che alla fine della conferenza mi sono avvicinata al signor Miguel Mora per fargli sapere, ironicamente, che il momento peggiore per noi espatriati italiani in Spagna, è la mattina quando a colazione apriamo El Pais e vediamo che c’è un suo articolo. E’ un puro momento di terrore! Lui mi ha risposto con un sorrisone e una scusa velata, ma dicendo che ovviamente non si può fare a meno di criticare all’occorrenza l’Italia. Poi gli ho chiesto se intravede dei focolai di cambiamento in Italia, in qualche personaggio o gruppo (Vendola o il popolo viola tra gli altri). Mi ha detto che gli piacerebbe, e che lo vede come una cosa inevitabile prima o poi, ma che per il momento non è chiaro da dove possa venire quella scintilla. Poi, tra i denti, mi ha sussurrato in tono d’intesa: “al massimo ci rimane sempre Madrid”.😦
Con l’amaro in bocca che sempre ci lasciano queste conferenze, sono andata a quella su Lula e il Brasile (Il Gigante al voto. Comincia il dopo Lula). Interessante, non c’è che dire, ma è dura sopportare una conferenza così ottimista dopo quello che c’era arrivato in testa sulla situazione dell’Italia! Si è parlato del grande balzo in avanti in questi anni di governo Lula in Brasile, delle famiglie passate dalla povertà ad un livello di classe media, e delle sfide che dovrà raccogliere la delfina di Lula, Dilma Rousseff.

Ad Alt(r)a voce © Samara Croci

Mi ha colpito invece meno la conferenza dal titolo “Ad alt(r)a voce” in cui si parlava di media interculturali. Mi aspettavo un riflessione più ampia sulla convivenza si culture, che non c’è stata tanto, ma mi è stata utile per venire a conoscenza di alcune realtà molto interessanti (soprattutto in Emilia) che elencherò sul blog di Orazio con i relativi link.
Il finale della giornata è stato certamente in salita con la conferenza di Robert FiskCronache Mediorientali”. Il magnifico corrispondente d’Indipendent, è tornato a Ferrara per parlarci, con le sue incredibili doti oratorie e la sua simpatia, di cosa succede tra il Medio Oriente e l’Occidente. Fisk è rimasto in piedi un’ora, con il suo leggio, muovendosi e raccontando storie e analizzando il linguaggio dell’informazione e le sue trappole. La sua conferenza merita un articolo a parte che scriverò presto. Due punti m’interessa riportarvi brevemente. Fisk ha fatto notare la mancanza di lungimiranza e di capacità di predizione degli attuali politici, opponendola con la visione della vecchia generazione di politici che avevano fatto e conoscevano bene le guerre e potevano prevederne gli esiti come esperti giocatori di scacchi (un esempio citato è quello di Churchill). Altro punto dolente, che mi preme riportare, è che quest’uomo, che ha passato la vita in Medio Oriente studiandone le storie e i conflitti, ha detto di non vedere un futuro positivo per la questione palestinese. Crede che tutto finirà con uno stato israeliano e che i palestinesi saranno cacciati o saranno cittadini di secondo grado d’Israele. Triste, e detto da lui, una terribile previsione che ha confini molto reali!


Nell’insieme, la giornata è stata abbastanza intensa e, rispetto ad altri venerdì dei precedenti tre festival a cui ho partecipato, c’è stata un’affluenza sproporzionata, cosa che mi fa preoccupare per le giornate di domani e domenica, anche se infondo, come sempre, mi rende anche felice. Spero sempre che la partecipazione a festival come questi, possa essere il barometro della salute del nostro paese o almeno di una parte di esso!
Ecco il breve resoconto della giornata, ci vediamo domani, e a presto per approfondimenti su questi temi.

Samara Croci

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