Dove sarà l’Italia al prossimo festival?

Fine festival e foto ricordo © Samara Croci

Domenica, ultimo giorno del Festival. La nostalgia che verrà nei giorni seguenti si inizia a fare strada. I giorni d’Internazionale a Ferrara non sono giornate normali, sono qualcosa che esce dalla normalità della vita. In un giorno, capita di passare dalla Corea, alla Cina, al Perù, alla Russia fino ad Haiti, e in ogni conferenza, il numero di informazioni e l’intensità del viaggio virtuale che ci obbligano a compiere, è qualcosa di stremante, ma estremamente stimolante. La vita, al ritorno, nei giorni successivi al festival, si fa più vuota e priva di significato, le piccole questioni quotidiane diventano qualcosa di molto inutile e ripetitivo, e in parallelo alla dolce stanchezza del ricordo di questo week-end intenso, si prova un poco di solitudine e di senso di vuoto. Solitudine perché non c’è più una folla viva e pensante con cui stare in coda, con cui chiacchierare e di cui osservare le reazioni durante una conferenza. Si affievolisce la vicinanza con quei temi così importanti che per tre giorni dominano il flusso dei nostri pensieri e delle nostre parole e ci danno l’impressione di stare nel processo di costruire un cambiamento insieme. Ci rimane solo il triste teatrino dei Tg italiani o dei nostri giornali con le 11 pagine di politica zeppe d’opinioni dei nostri piccoli politici.  Torniamo soli, con più consapevolezza sul grigiore del nostro paese, ma di nuovo soli, e con la sensazione di essere piccoli di fronte ai problemi del mondo e dell’Italia. Ogni anno, con i corrispondenti stranieri in Italia Internazionale apre il festival, e negli ultimi anni si sono aggiunte anche altre conferenze più in profondità sul nostro paese. “Situazione anomala” la chiamano. E’ curioso vedere i sorrisetti e l’ironia dei corrispondenti stranieri quando raccontano le faccende del nostro strano paese. Non posso però condividere la loro allegria e la loro spensieratezza. Certo vivo a Madrid ora, ma quando Miguel Mora mi ha detto con occhio complice che non vedeva focolai di cambiamento per il nostro paese, ma che sempre ci rimaneva Madrid, qualcosa mi si è mosso dentro, qualcosa di doloroso. Anche se Internazionale con il festival apre una finestra sul mondo e ci sensibilizza sui problemi di tanti paesi lontani, alla fine, come dice David Rieff, è necessario fare un triage della crisi: scegliere la crisi più grave, quella con più urgenza di una soluzione. Per ciascuno il triage è qualcosa di molto personale, per me che da Madrid, anche attraverso gli articoli di Miguel Mora, guardo la mia Italia affondare, la mia emergenza prioritaria è il mio paese. Credo che tutti arriviamo al festival con delle questioni e dei dilemmi ben precisi in testa. I miei erano, a parte la situazione del mondo mussulmano, quella dell’Italia. E quest’anno una buona risposta ai miei dubbi l’ho avuta dall’Osservatorio sulle paure degli europei. L’Italia ha bisogno di maggior senso civico, come dicevano gli storici nella conferenza sull’Italia dell’anno scorso (Visti dagli altri. L’Italia invertebrata), e anche di maggior cultura, per pretendere decenza e chiarezza politica dai nostri governanti, o maggiore indipendenza e profondità dai nostri media.

Silvio Berlusconi, in fondo, è l’ultimo dei nostri problemi. Verbinsky quest’anno l’ha intuito: il dopo Berlusconi potrebbe essere difficile quanto il durante, anche se per ragioni diverse. L’eredità di questi anni di governo, mescolata con i problemi storici del nostro paese, sono diventati come una palla di neve in caduta dalla montagna che si ingigantisce e che rischia di travolgerci o ci ha già travolti e ci ha cambiati senza che realmente ce ne accorgessimo.

E’ una buona cosa assistere alle conferenze sull’Italia con migliaia di amici della tribù di Internazionale con cui condividere sfoghi e malinconia, ma alla fine del festival quel groppo di rabbia e di impotenza torna a farsi pesante. Ogni Tg, ogni giornale, ogni discussione leghista nel bar, ogni parola dura contro l’immigrato che chiede indicazioni stradali, diventano stiletti nella carne già debole e nello spirito già sfiancato.

Spesso la gente mi dice che in Spagna la crisi è peggiore. Può essere. A livello economico e sociale i dati rilevano numeri più preoccupanti, ma io che ci vivo e analizzo lo spirito degli spagnoli, sento che il loro approccio alla crisi è più fresco e più aggregante. Li ha sorpresi in pieno boom, gli ha rotto le uova nel paniere dell’ottimismo post franchista, e non sono disposti ad abbassare la testa. Gli italiani sono più soggiogati da una crisi che va avanti da tempo immemorabile. Hanno imparato in questi lunghi anni a fare i furbetti, a pensare ognuno per sé. Sopravvivenza, direi. Quando io ero piccola la Spagna era un paese quasi del terzo mondo, oggi ha la testa alta tra le potenze europee. Un gran passo in così pochi anni! Gli spagnoli sono ancora combattivi. Sono ridotti al giogo dalla crisi, ma si divincolano rabbiosi, guardano ancora al futuro con la speranza accanita di non mollare quello che stavano per ottenere. Perfino tra i giovani, nella quotidianità, le discussioni politiche sono molto più presenti ed animate. In Italia vedo più rassegnazione ed è logico, dato che sono anni che nulla cambia, anzi, peggiora. La popolazione è fortemente divisa e tristemente assopita da un teatrino sfiancante di notizie inutili ma asfissianti al punto da averci rintontito. Perché le voci più critiche vengono dall’estero? Perché lì l’aria è più limpida, le cose si vedono con una chiarezza disarmante. Da noi, quella chiarezza di visione è possibile solo attraverso giornali come Internazionale. Ma Internazionale è un settimanale, il resto dei giorni ci tocca l’oscurità. Il festival, è una volta l’anno, il resto del tempo ci tocca la solitudine.

 

Internazionale a Ferrara 2010

 

Alla fine del festival, tutti gli anni, mi chiedo dove sarò per il successivo festival, che cosa starò facendo. E poi mi chiedo come sarà l’Italia. Spero che non ci dovrà essere una conferenza di Italieni ad aprire il festival, e che accendendo i riflettori sul palco della commedia italiana, le cose siano cambiate e ci sia un personaggio come in Pirandello che urli: “Ma che finzione! Realtà, realtà, signori! Realtà!” Ora i riflettori si sono spenti e torno a pensare: dove sarà l’Italia al prossimo festival?

Samara Croci

Teem fondatore “Blog di Orazio” ©Samara Croci

P.S.: Riflettendoci credo che questa nostalgia per il festival sia il motivo per cui qualche mese fa con Raúl abbiamo creato il “blog di Orazio”, con la speranza che diventasse un luogo di discussione per la tribù di Internazionale. Un sogno disperato di continuare nel tempo quelle discussioni così stimolanti che affollano le viuzze di Ferrara nei tre giorni in cui la invadiamo.

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4 pensieri su “Dove sarà l’Italia al prossimo festival?

  1. ciao samara, ho atteso con ansia i tuoi reportage e non sono stata delusa: li ho trangugiati come tu hai fatto con i giorni del festival e da adesso sono entrati in fase di assimilazione e assorbimento mentale. tutto molto interessante e ben presentato : ) tra le altre cose. mi rimangono da vedere i video, è vero, ma volevo tenermi qualche tua chicca ancora non vista-letta prima che arrivino gli articoli promessi su alcune conferenze : ) concordo in tutto, anche sul terrore previo alla lettura di mora.
    grazie per queste perle e a presto!
    emanuela

    1. Grazie Emanuela! Sei troppo carina! Ora non mi resta che darci dentro con gli articoli di approfondimento.
      Un bacione e mille grazie ancora!
      Samara

  2. ciao..leggo con molto interesse le tue cronache da ferrara? Ci andrai anche quest anno? Io ho avuto l’accredito come blogger e sarà il mio primo festival di Internazionale

    1. Ciao! Certo che ci andrò, da quando è iniziato non ne ho perso uno😉 malgrado da 4 anni viva a Madrid :))
      Ho già preso volo e hotel!! Complimenti per l’accredito ma il mio consiglio è di fare comunque le code, almeno qualche volta. Sono una delle parti più belle del festival e si conosce tanta gente! Il primo festival non si scorda mai!!
      Ci si vede lì allora, altrimenti ti leggo sul tuo blog!🙂
      Un saluto
      Samara

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