Internazionale a Ferrara: domenica, finale di folla

Domenica: siamo agli sgoccioli, ma come sempre Internazionale ha riservato per quest’ultima giornata un finale con il botto. Due conferenze attirano l’attenzione di tutti concentrando le peggiori code di quest’edizione del Festival dove i tagliandi avevano finora contenuto le terribili attese. Le conferenze top sono quella su Islam ed Europa e quella sul giornalismo investigativo. Prima di arrivare però a queste, la mia mattinata è iniziata con un giretto per la piazza municipale con Raúl, dove si preparava la conferenza sulla spazzatura a tavola e gli scarti dell’industria alimentare. Raúl, per interesse professionale e anche, credo, per scroccare la colazione🙂 ha assistito a questa conferenza, non senza prima aver preso un buon caffè fresco con me al bar della piazza😉

Io mi sono avviata con Edoardo alla conferenza sulla “Creatività al potere”, mentre la mia fidata corrispondente andava a quella di “Aiutare, soccorrere e proteggere: i civili nel mirino”. Dopo aver sentito racconti da tutti, devo dire che Edoardo ed io abbiamo scelto la peggiore, purtroppo. Pare che quella di “Aiutare, soccorrere e proteggere” fosse molto interessante, perché spiegava cosa fosse il Global Center for the Responsability to Protect. Comunque io mi sono recata alla conferenza “La creatività al potere”. Purtroppo non vedo cosa ci fosse in comune tra il titolo e la conferenza a cui abbiamo assistito. Certo, si parlava di riviste letterarie, ma senza nessun riferimento al loro ruolo nella società civile, a parte dire che erano un utile elemento di svecchiamento e di contro censura della Stampa. Della conferenza, potrei solo riportarvi alcuni link di riviste letterarie interessanti che potete trovare qui, sul il blog di Orazio. Adoro il moderatore, Goffredo Fofi, ma la prima domanda che invitava ogni relatore ad introdurre la sua storia e quella della sua rivista, ha tolto troppo tempo al dibattito che doveva spiegarne il potere e la necessità nel panorama dell’attualità mondiale. Io mi aspettavo una conferenza più simile a quella di quattro anni fa (Letteratura. Un mondo di storie: narrativa e giornalismo).

Dopo la conferenza, in previsione di un pomeriggio intenso, ci siamo dati appuntamento per mangiare una piadina in piedi, in fila per la conferenza sull’Islam: “Uno spettro si aggira per l’Europa”. Edoardo desiste, e decide di optare per il maxischermo, mentre Raúl entra per stare solo mezzora e riuscire a prendere il tagliando per la conferenza successiva con Dana Priest.

Con una deliziosa piadina di speck e fontina nello stomaco, ci apprestiamo allo spettacolo simil-televisivo della conferenza moderata da Lilli Gruber. I conferenzieri erano: Ian Buruma, Tariq Ramadan e Olivier Roy.

 

Uno spettro si aggira per l’Europa © Samara Croci

 

In sala c’è uno stuolo di ragazze con hijab colorati in testa, che all’arrivo di Tariq Ramadan urlano e applaudono emozionate come le groopies delle star del rock degli anni passati. Mia madre dice che le capisce dato che Tariq è un uomo affascinante. Io non penso sia solo quello. La realtà è che Ramadan è uno studioso d’Islam riformista ma anche molto spirituale, che capisce e parla dei problemi dei giovani mussulmani che vivono in Europa e che ogni giorno rinegoziano l’equilibro tra le esigenze quotidiane europee e le loro credenze religiose. L’entusiasmo di quelle ragazze era indirizzato ad un personaggio che le capiva, che le difendeva con le sue conferenze per il mondo, che sapeva spiegarne le inquietudini e sbatterle in faccia agli europei con il loro linguaggio.

Peccato che dopo tanto criticare il sistema della tv italiana, con i suoi dibattiti politici per “opinioni in pillole”, nel festival si ricrei una situazione simile, che non dà molto spazio all’approfondimento, ma più allo scontro e al dibattito a suon d’applausi del pubblico, che obbliga i relatori al contrattacco e alla difensiva. Le domande, più che per capire ed approfondire, erano fatte per pungolare e provocare. Il relatore che più mi è piaciuto è stato Olivier Roy che non cadeva nelle trappole facili del moderatore, ma riusciva a spiegare le cose in modo distaccato, disteso ed ottimista. Mi è venuta voglia di leggere il suo libro Global Muslim.

Sarà perché è un tema sul quale ho approfondito molto, ma esco da questa conferenza senza nuove chiavi d’interpretazione del tema. Non sento di potervi dire un gran che sulla conferenza, realmente mi è sembrato uno di quei dibattiti tv in cui alla fine potesti raccontare come uno ha lottato con l’altro su questo o quel tema, ma dove non si è progredito un gran che. Mi riservo di dedicare un articolo alle teorie di Tariq Ramadan quando abbia terminato alcuni dei suoi libri che ho comprato.

 

Reporter Top Secret, Dana Priest © Samara Croci

 

Usciamo di corsa da questa conferenza per prepararci all’altra: Reporter Top Secret con Dana Priest, Hu Shuli, Horacio Verbitsky e il moderatore, Antonio Stella. Purtroppo il problema del moderatore non del tutto appropriato, a mio avviso, si ripete amplificato,  sprecando un po’ la forza e le potenzialità degli ospiti. L’incontro si riduce alle domande su come siano state per ognuno degli invitati le loro prime investigazioni giornalistiche, su come la politica possa pilotare le inchieste giornalistiche per i suoi fini e sulla questione economica e organizzativa del giornalismo d’investigazione. Tutto però molto all’acqua di rose. Si è poi aggiunta una domanda su internet e una dal pubblico su quali siano le strategie di un giornalista d’investigazione. Grandi temi assenti sono stati wikileaks, le fondazioni private di giornalismo d’investigazione e i metodi alternativi di finanziamento (cose solo accennate). Dana Priest ha accennato al fatto che lavora con un’assistente ricercatrice, ma non si è approfondito il tema, ne si è parlato molto delle sue inchieste con cui ha vinto il premio Pulizer.

La conferenza comunque, fra alti, bassi e precipizi di gaffe di Stella, si conclude, a mio avviso, con la sensazione di aver perso un’opportunità per spremere a fondo tre dei migliori giornalisti al mondo, dei luminari di questa professione. Un peccato! Questo non toglie che durante la chiusura, quando Giovanni De Mauro compare con il sindaco di Ferrara per la chiusura del Festival, mi alzi ad applaudire entusiasta. Il festival di Ferrara continua ad essere un miracolo in questo paese. E se ora sono più esigente sulle conferenze, è proprio grazie ad Internazionale che mi ha fatto crescere e mi ha viziata in questi anni con incontri incredibili.

 

Fine festival e foto ricordo © Samara Croci

 

Mi sarebbe piaciuto andare a vedere The Red Chapel, ma sono già passate le 19 quando usciamo dal Teatro. Con Raúl ed Edoardo ci facciamo delle foto ricordo, e dopo delle buonissime tagliatelle con il ragù, si torna a Milano con un bagagliaio pieno di panfortini al cioccolato e libri, entrambi scorte di dolcezza che serviranno a sopportare il resto dell’anno senza Ferrara e senza il festival. Arrivederci, al prossimo anno.

Samara Croci

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Un pensiero su “Internazionale a Ferrara: domenica, finale di folla

  1. Reporter top secret è stata una conferenza mitica proprio per le frecciatine che Verbitsky ha tirato a Stella :)!! Ecco, quando certo giornalismo italiano smetterà di gongolarsi nel piacere di essere divinizzato dal suo pubblico e quando certo pubblico la smetterà di cercare eroi, beh, allora avremo i primi segnali di cambiamento. Purtroppo nel frattempo ecco, stiamo perdendo tutte le parole che contengano narrazioni di politica e società reali. E questo vuol dire che c’è proprio tanto, tanto da fare…

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