Gli uomini di Kundera: ingiustizia e vendetta

“Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato.” (L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera)

Una nuvoletta tra le montagne ©Samara Croci

Può l’amore essere solo letterario, estatico e virtuale? Kundera racconta di amori che sono più celebrali che reali, che si consumano nei pensieri degli amanti, nelle loro piccole perversioni, nelle loro strategie scacchistiche. Questo per gli uomini. Perché per le donne è diverso. Kundera è uno degli scrittori che conosco, più bravi nel raccontare l’amore dal punto di vista del cervello macchinoso di un uomo e del gioco diabolico del corteggiamento e dell’amore. Le donne in questo scacchiere, sono esseri volubili, immateriali, dalla vita breve, fragili, innamorate e svolazzanti attorno ai loro uomini. Sognatrici di un amore dal tocco lieve come un battito d’ali, ma dalle implicazioni pesanti come macigni. Leggendo l’Insostenibile, non ci si rende tanto conto. La figura della donna si è un po’ “riscattata” e la storia racconta di quello che sembra un amore vero, ma il protagonista maschile tiene la sua amata imprigionata in una gabbia che lei stessa osanna con il suo amore cieco, sconfinato e pieno, in fondo, di tristezza e solitudine. Lei sembra non poter vivere sola e rimane a volteggiare attorno al suo amore che la tradisce con varie donne continuamente.
Invece nel precedente Lo Scherzo, il tono sprezzante per le donne è più evidente.
I personaggi di Kundera sono uomini molto intelligenti, intellettuali, che si fingono molto impegnati, ma che alla fine rivelano la banalità del loro spirito (umano), la loro pesantezza intellettuale, sudicia e spesso machiavellica.
L’amore nei romanzi di Kundera è celebrale, fatto di magistrali momenti di corteggiamento. Lo narra con maestosi dettagli sui rapporti di potere e con impressionanti castelli di parole. Quasi sempre, dopo questi voli stupefacenti e celebrali, quando le parole, i pensieri e l’immaginazione sono al loro culmine erotico, l’arrivo dell’amore fisico diventa banale, meccanico e perfino il lettore non vede l’ora che tutto finisca. E questo è solo l’inizio della fine. Dopo la consumazione della passione, c’è il distacco, l’analisi distruttiva e spesso, il disprezzo della donna, prima tanto desiderata. Quelli raccontati da Kundera, sono amori intellettuali, sempre implacabilmente destinati alla frustrazione. Vivono solo nelle costruzioni celebrali dell’inizio del corteggiamento ma poi si ribaltano e si spezzano. Sono amori impossibili che, se per miracolo continuano (come ne L’insostenibile), si basano sulla sofferenza e l’annullamento di uno dei due amanti, sempre la donna. Volendo ricondurre la coppia alla famosa divisione de L’insostenibile, le donne sembrano essere la pesantezza, la passione fisica e l’amore carico di conseguenze, e gli uomini sono la leggerezza del desiderio volatile, delle parole leggere ed un po’ false dei corteggiamenti. In fondo, i protagonisti de Lo scherzo e de L’Insostenibile, sono uomini adulti ma rimasti bambini nello spirito. Hanno voglia di bisticciare e di compiere crudeli vendette infantili. Rifiutano qualunque fardello, e la mancanza di peso e di significato delle loro relazioni, le rendono innocue e indolore. Per certi versi, tutte le elocubrazioni precedenti all’amore fisico, sembrerebbero a prima vista più il parto mentale  di un intricato cervello femminile.
Ma del cervello delle donne, nei romanzi di Kundera, sappiamo poco, solo quello che cercano d’indovinare i protagonisti maschili, sempre con un atteggiamento critico e canzonatorio quasi da studiosi d’insetti. Non hanno un’opinione molto alta delle donne. Le osannano a momenti ma perché questo li eccita intellettualmente e perché osannandole, pregustano già e godono della delusione che verrà. E questo pare essere il fine ultimo, essere frustrati, consumare e fuggire, non giudicare nessuna donna all’altezza delle aspettative (tanto nutrite precedentemente). Sembra che la finalità sia arrivare a disprezzare queste donne, abbandonarle e così sentirsi frustrati e ancora liberi e “superiori”. L’amore che questi uomini hanno in testa, non esiste, è estatico, letterario, celebrale, fatto di finte, coincidenze perfette, privo di sforzo e di compromessi. Un amore così, nasce per essere frustrato.
Chi avrebbe immaginato, prima di Kundera, una rappresentazione così originale, profonda eppure così coerente del cervello di alcuni uomini? Qualcuno pensa che le donne siano celebrali nel loro amore. E’ vero, sogniamo e pensiamo molto, ma poi, diventiamo “terrene” in amore, reali, con i piedi per terra e lottiamo facendo compromessi reali che gli uomini di Kundera non sembrano disporsi a fare. Per loro fare domande, indagare l’amore e “farlo funzionare” equivale a distruggerlo o al rischio della loro sofferenza. Perché l’amore non deve funzionare, e la donna che amano sembra debba essere umiliata e distrutta a qualsiasi costo.

A livello letterario, continuo ad adorare Kundera per la sua grande capacità di raccontare i rapporti umani e quelli di coppia, con tutte le loro contraddizioni, ma con una fluidità narrativa impressionante. Rimango sempre affascinata dalla parte celebrale delle sue storie, da quel “fiume semantico” che scorre sotto il significato banale e superficiale delle parole dei personaggi. Certo, non vorrei stringere relazioni con nessuno dei suoi personaggi maschili, ma a livello psicologico, sono affascinanti. In un momento di piccola vendetta contro Kundera, ho pensato che mi piacerebbe vedere uno dei suoi uomini duellare con la protagonista del libro di Amelie Nothomb, Igiene dell’Assassino. Sarebbe una sorta di diabolico e affascinante duello letterario tra due personaggi poderosi. Qualcosa d’imperdibile!

Samara Croci

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“Chi decide di convincere una donna, di modificare il suo punto di vista con argomenti logici, difficilmente ci riesce. Molto più saggio è cogliere l’idea fondamentale che la donna vuole dare di sé (il suo principio fondamentale, il suo ideale, le sue convinzioni) e cercare poi (con l’aiuto di sofismi, di una demagogia alogica e simili) di stabilire un rapporto armonioso tra quella immagine fondamentale e il comportamento desiderato da lei.” P.217
“Questo sentimento di ingiustizia determina ancor oggi ogni suo atteggiamento nella vita.” P277
Eppure le dirò ancora, per l’ultima volta:guardi nel fondo della sua anima! Il movente più profondo della sua bontà non è l’amore ma l’odio! (…) Sì, lei si vendica! Lei è pieno d’odio anche se aiuta la gente! Lo sento in lei. Lo sento in ogni sua parola.” P.278
“Avevo paura di una situazione insolubile. Avevo paura dell’amore di Lucie, non sapevo che cosa farne. Temevo le complicazioni che mi avrebbe portato. Mi fingevo l’angelo che le portava la salvezza, e in realtà non ero altro che uno dei suoi violentatori. (…) Ho paura delle donne. Ho paura del loro calore. Ho paura della loro incessante presenza.” P.280-281
“Di lei non avevo notato (nel mio egocentrismo giovanile) nient’altro che quegli aspetti del suo essere direttamente rivolti verso di me (verso la mia solitudine, verso la mia mancanza di libertà, verso il mio desiderio di tenerezza e di amore).” P.287
“Io mi sentivo felice dentro quelle canzoni (dentro la cabina di vetro di quelle canzoni) dove il dolore non è un gioco, il riso non è falso (…) dove l’amore è ancora amore e il dolore ancora dolore e i valori non sono stati ancora devastati. (…) (ma capivo anche) che quello che stavamo cantando e suonando lì non era che un ricordo, un monumento, la sopravvivenza simbolica di qualcosa che non c’era più” P. 355-356
Lo Scherzo, Milan Kundera, Gli Adelphi, 2008.

Un pensiero su “Gli uomini di Kundera: ingiustizia e vendetta

  1. Da maschio con qualche tendenza misogina non avevo notato il tema di fondo dei testi di Kundera che hai evidenziato. Ripensando alle storie e le caratteristiche dei personaggi dei suoi romanzi emerge chiaramente la visione che hai descritto del ruolo maschile e femminile. Probabilmente però l’attenzione di Kundera è rivolta prevalentemente verso i personaggi maschili (i veri protagonisti assieme alle loro relazioni e il loro mondo). Forse i personaggi femminili sono solo dei mezzi per descrivere l’uomo via differenziazione. Magari il suo mondo non è androcentrico come i suoi romanzi.🙂
    Poi, mi poni anche un problema profondo: spesso mi sono “innamorato” di quei fragili personaggi femminili che popolano i romanzi di Milan Kundera. Qualcosa di storto nella mia percezione dell’universo femminile?

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