United for #globalchange: 15 ottobre

So che c’è un che d’idealista nel sognare che il 15 ottobre le manifestazioni siano come i fuochi di Amon Din nell’ultimo capitolo della trilogia del Signore degli Anelli. Fuochi che si accendono in maniera coordinata, a grande distanza, nell’oscurità più totale, e che portano un messaggio di rivolta ma anche di speranza: non siete soli e tutti combatteremo.

So che c’è molto idealismo in questo, ma mi chiedo anche: “qual è l’alternativa?” Forse l’idealismo quando si persegue un cambiamento del sistema tanto inimmaginabile, non è poi tanto fuori luogo. Qualche secolo fa sarebbe stato idealistico anche il pensare alla fine della schiavitù e ai diritti delle donne. E’ vero, sono cose che non esistono ancora in tutto il mondo purtroppo, ma almeno sono considerati crimini la schiavitù così come la violenza sulle donne. Molte cose sono migliorate, lentamente, forse impercettibilmente, e spesso l’hanno fatto grazie alla mobilitazione popolare. E poi, stare qui a pensare che nulla può cambiare può solo portare al fatto che nulla cambi. E pensare che tanto la popolazione non avrà mai il potere di cambiare le cose, è la miglior arma che ha in mano il potere per dividerci e toglierci la speranza.

“A cosa serve l’utopia? Potrò camminare all’infinito, ma non la raggiungerò mai”. “Proprio a questo serve, a camminare” Eduardo Galeano.

Ripensate a quel broker di Borsa negli Stati Uniti, che è stato intervistato qualche settimana fa e si è pavoneggiato di come stia facendo i soldi sulla crisi e di come non possiamo cambiare nulla perché il potere è in mano a Goldman Sachs e a Merryl Linch. Beh, quella è pura strategia terrorista. Quello è un poveraccio che pur dicendo cose purtroppo in parte vere, è un personaggio triste perché trae profitto da quelle minacce, proprio come i terroristi dalla paura e i politici dal disinteresse dei cittadini. Il potere fonda la sua forza sulla segretezza, sulla paura che suscita tra i cittadini e sul disgregamento del tessuto sociale. Beh, noi iniziamo da li, e ci getteremo il realismo dei disillusi dietro le spalle, perché di quello non ce ne facciamo nulla. Siamo anche noi coscienti e realisti di fronte al compito, non basterà una manifestazione, non smuoverà le coscienze civili di tutti in un colpo solo e non cambierà il sistema dalla notte alla mattina, ma sarà un avviso, sarà la richiesta di una giustificazione da parte nostra a chi ha il potere. Voi perché siete li a rappresentarci? Che cosa state facendo per meritare questo potere che temporaneamente vi abbiamo ceduto? Cosa state facendo per noi? Sarà il caso di chiedergli giustificazioni, non vi pare? E poi potrebbe essere l’occasione per trovare sistemi alternativi di società civile. Certo, non in un giorno, ma guardarsi in giro non fa male e sicuramente da casa, dai nostri computer, non verrà fuori nulla di concreto. Per esempio, i comitati di quartiere nati dalle manifestazioni degli indignados spagnoli resistono, sono attivi, e aiutano la gente che viene cacciata di casa e rovinata dalle banche che dopo essersi presi le loro case mettono ancora una taglia sulla loro testa e intanto prendono i nostri soldi per “salvarsi” e dare gratifiche stratosferiche ai loro bravi dirigenti.

Va beh, tutto questo ormai lo sappiamo tutti, ma la questione è: forse non c’è nulla che noi possiamo fare per cambiare questa struttura di potere che beneficia solo il famoso 1% della popolazione. Forse le cose ormai ci sono sfuggite di mano ma io per lo meno mi sento molto meglio cercando di mettere i bastoni tra le ruote del potere, cercando di rompergli le uova nel paniere. Insomma, se potete comunque guardarvi allo specchio senza aver provato a fare nulla, allora beati voi, io non ci riesco. Da sola non ho la minima idea di cosa potrò fare, intanto scendo in piazza il 15 e comincio da li. Poi tenterò, un passo alla volta!

Mi sembra ottima in questo senso la risposta di Chomsky quando uno del pubblico gli chiese in una conferenza nel 1999: “ma lei, personalmente, cosa ne pensa? Crede che negli Stati Uniti il grosso della popolazione resterà emarginato per il resto della storia o ha la sensazione che ci sarà un movimento che cambierà le cose?” E Chomsky risponde e conclude dicendo: “Quindi, ciò che penso è irrilevante. La risposta alla sua domanda è: se rimarrete emarginati non ci sarà una storia di cui preoccuparsi. La gente reagirà o no? Chissà. Lei lo sa? Ognuno deve decidere che cosa vuole fare”.

Murales degli indignados, Plaza del Sol, Madrid ©Samara Croci

Quello che vorrei io è che ci fosse una democrazia più rappresentativa, prima di tutto a livello europeo, e poi un controllo brutale sul sistema finanziario e un rilancio del sistema industriale in Europa. Produciamo qualcosa di tangibile tanto per cambiare! Come farlo? Non lo so, per ora, davanti a questo computer sono da sola, ma credo che essendo noi il 99%, potremo venire fuori con qualcosa che funzioni meglio, no? Spero anche che ci saranno delle nuove sinistre in piazza,  i sindacati e i gruppi di attivisti con noi, e che saranno pronti a offrirci mezzi di organizzazione nuovi o almeno, che saranno pronti a discuterne, perché avremo bisogno di penetrare nelle istituzioni e non di rimanere solo li impalati in una piazza.

Sarà un pensiero utopico, ma ricordo una frase sentita qualche giorno fa, che, a memoria, fu pronunciata da uno dei padri della Comunità Europea, Monet, che disse: “l’Europa si farà nella crisi”. Credo che sia vero, una delle opzioni che abbiamo è che le strutture politiche e di governo della Comunità europea si rafforzino e abbiano maggior peso. Forse questo è il momento, forse la crisi è l’opportunità che abbiamo per farlo, in fondo nessuno nei paesi europei è molto contento del proprio governo e ci rendiamo conto che nessun paese può uscire da questa crisi da solo. A molte delle misure che chiederemo, i nostri governanti ci diranno che sono misure che faranno scappare gli investitori e i capitali. Beh, che scappino, perché se sono venuti qui per avere nuovi schiavi, per vampirizzarci, per inquinare le campagne, le falde acquifere, i fiumi e i laghi, forse è meglio perderli che trovarli. In mezzo al nostro 99% ce ne saranno altri pronti a sostituirli con idee migliori che non mettano a repentaglio le nostre vite e il nostro futuro.

Samara Croci

“Si no nos vais a dejar soñar, no os vamos a dejar dormir” (Se non ci lascerete sognare, non vi lascieremo dormire), giovani in piazza a Madrid

Licenza Creative Commons
samaracroci’s Blog by Samara Croci is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Based on a work at samaracroci.wordpress.com.

Tutte le manifestazioni città per città: http://map.15october.net/

Il movimento globale si chiama take the square: http://takethesquare.net/


Un pensiero su “United for #globalchange: 15 ottobre

  1. E’ che si dovrebbe fare così: spedire delegazioni di ogni paese in altre piazze, mescolare punti di vista e pratiche di protesta, stemperare i soliti noti e far emergere i bisogni sopiti, costruire qualcosa al di là degli stereotipi in Italia ormai arroccati attorno a modelli e parole d’ordine che non cambiano mai volto.
    Perché la crisi è piena di parole che mancano, di silenzi, di verità taciute e qui forse un poco ci stiamo smarrendo.
    La sinistra italiana si è dannata nell’antiberlusconismo, ma nel resto d’Europa sono pur sempre, ancora, macerie… Però magari i ciottoli madrileni si possono barattare coi sanpietrini romani e rifare strade in nome della nostra Europa… w le utopie!🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...