Ho fatto pace con la Comunità Europea!

Ho dimenticato il nome dell’artista di quest’opera esposta a Estampa-Madrid 2010. Qualcuno può aiutarmi?

La comunità europea non mi è mai stata molto simpatica. Credo che tutto sia iniziato, per assurdo, al confine svizzero. Avrò avuto 9 anni circa, ero emozionatissima per il mio primo passaggio attraverso una frontiera terrestre. Mi avevano spiegato della foto sul passaporto, dei controlli, dei poliziotti e delle perquisizioni. Ero elettrizzata e terrorizzata, neanche fossi Arsenio Lupin con una collana di diamanti cercando di passare il confine. Insomma, saltavo sul sedile posteriore della macchina mentre ci avvicinavamo alla frontiera. E in men che non si dica, il poliziotto svizzero, di cui avevo tanto sognato il volto severo e grave e che avevo immaginato perquisendo la macchina da cima a fondo, fa un gesto annoiato ed indica alla nostra macchina di proseguire oltre. Ve l’immaginate? I miei sogni, infranti, nessun controllo!

Rimaneva però ancora il sogno di altre frontiere in giro per l’Europa. Ok, con la caduta del Muro avevo capito che era il caso di affrettarsi, ma non pensavo tanto. Ecco allora che l’Europa si premurò, di li a poco, di togliermi tutti i confini che rimanevano, privandomi dell’emozione infantile di quel momento. Il mio rapporto giovanile con la comunità europea, nasceva dunque corrotto da questa privazione dolorosa del mio sogno di bambina. A parte questo, per lunghi anni, la famosa UE non mi ha toccato un gran che. Ne seguivo gli sviluppi, ne studiavo le istituzioni, ma non era parte della mia vita. Avrebbe potuto esserlo con l’Erasmus ma non volevo perdere tempo all’università e sembrava che i meccanismi di riconoscimento degli esami fossero trattative diaboliche non prive di un pizzico di gran culo. Il che mi faceva intuire come potessero andare le stesse trattative a livello dei governi europei! Pare che non mi sbagliassi in fondo.

Il primo impatto dunque è stato al mio arrivo in Spagna. La mia avventura è cominciata vivendo con una ragazza tedesca che aveva una fiducia cieca nella Comunità Europea. Per lei l’Europa era un nido, una balia, una maestra attenta. Io non capivo. Insomma, trovavo comunque che le pratiche per vivere in Spagna fossero complesse e che la Comunità Europea avrebbe dovuto facilitare di più le cose: residenza all’estero, documenti, codice fiscale, copertura sanitaria…

Tralasciando il racconto di come poi è andata, che credo di aver già narrato in varie occasioni in questo blog, mi preme dire che, passati ora quattro anni in Spagna, la mia opinione è cambiata.

Ho fatto pace con la Comunità Europea! E, anche per me, quest’istituzione così maltrattata ora, è diventata un insieme di elementi preziosissimi e fatti reali, vicini alla mia vita.

La comunità europea per me…

Sono stati le decine di uffici della comunità di Madrid che mi hanno sempre prontamente e gentilmente risposto, senza mai accennare che potesse esserci una differenza tra me e gli spagnoli.

Sono stati i miei colleghi spagnoli, che mi hanno aiutata nei momenti difficili, mi hanno supportata consigliandomi, guidandomi e facendomi scoprire il bello e il brutto della Spagna e spesso anche dell’Italia.

Sono i miei colleghi e amici stranieri, di cui Madrid è piena. In Spagna, a mio parere, molto più che in Italia, ci sono immigrati che vengono dai più svariati paesi, con altissime competenze e che arricchiscono il panorama lavorativo e culturale enormemente. In questi quattro anni, moltissimi dei miei amici sono stati “l’Europa” per me. Erano italiani, portoghesi, francesi, tedeschi, austriaci, polacchi e rumeni, gente brillante, coraggiosa, con la mente aperta. Tutti loro, con le loro vite, i loro punti di vista, le loro idee, mi hanno fatto conoscere la bellezza dell’Europa, il potere di questo progetto. La mia presenza a Madrid, così come la loro o come l’apertura mentale dei “madrileñi” verso gli stranieri e i servizi che mettevano a nostra disposizione, tutto questo era l’Europa per me.

Se ho avuto quattro anni di esperienze meravigliose che mi hanno fatto crescere in un modo che mai mi sarebbe stato possibile qui, è stato grazie all’Europa.

Womankind-Derruidas I, María Acha

Quel progetto oggi è in crisi per l’indecisione e gli interessi di alcuni politici che forse non considerano più questi aspetti, perché non sono conquiste che possono cambiare la loro vita e quella dei loro figli. Ma questi tesori: la libertà di movimento, gli incentivi, gli aiuti, i progetti europei, la visione comune di diverse genti e paesi, sono elementi che possono radicalmente modificare la vita di noi persone comuni.

Per questo mi aggrappo al progetto europeo e lo tengo stretto a me cercando di urlare il suo potere e la sua importanza, specialmente per quei giovani che tanto soffrono e soffriranno questa crisi.

Le cose purtroppo stanno già cambiando. Mi è arrivata comunicazione che per tagli alla sanità in Spagna, ormai potranno essere coperti da assicurazione sanitaria solo gli italiani che dimostrino di essere iscritti in una scuola o che abbiano un contratto di lavoro o un’assicurazione privata. Io ho avuto fortuna, mentre vivevo a Madrid. Anche quando non ho avuto nessuna di queste garanzie, sono potuta andare dal medico senza problemi.

Oggi quindi diventa più difficile fare l’esperienza che ho fatto io come tanti giovani europei che vivono e lavorano lontani dai loro paesi di origine. Eppure è fondamentale che altri la facciano, perché secondo me, se più persone avessero potuto sperimentare la bellezza del progetto europeo in prima persona, se avesse cambiato la loro vita come ha fatto con la mia, oggi non lasceremmo crollare questo miracolo, e non parleremmo di quanto sarebbe bello uscirne.

Credo che il progetto europeo si rifletta anche bene in iniziative come questo speciale che ho visto sul quotidiano spagnolo El País. Il titolo è: Ideas para salvar Europa (Idee per salvare l’Europa), ed è fatto in collaborazione con altri cinque quotidiani europei (in Italia con La Stampa) che affrontano ciascuno alcuni aspetti del possibile salvataggio dell’Europa. Ancora una volta, l’idea di Europa al suo culmine: idee, analisi a confronto, proposte e collaborazione.

Abbiamo dunque tra le mani un tesoro, un miracolo in essere che deve continuare e rafforzarsi, e che può dare una speranza per uscire insieme dalla crisi.

Hope…the defeat of the centuries 010, Francisco J. Reina

Non mi toccano le frecciatine di rimprovero e di offerta di consulenza degli Stati Uniti che vedono l’Unione Europea solo come un accordo commerciale e monetario. L’Europa (quella che sarà) è oltre! Oggi, saturi di dati finanziari, di spread, di debito pubblico, ci dimentichiamo che il progetto europeo era qualcos’altro che riguardava in prima persona noi, molto più di quanto riguardasse la Signora Merkel, il signor Van Rompuy, Durão Barroso o la Signora Ashton.

Mi piacciono le iniziative di cooperazione come quelle del progetto Ideas para salvar Europa, e mi piacerebbe che altri parlassero di quello che ha rappresentato l’Europa per loro in questi anni, perché c’è bisogno di spiegare cos’è e cosa potrebbe essere questo progetto europeo. Da troppo tempo anche i parlamentari europei l’hanno dimenticato, ma se vogliamo proteggere l’Europa, bisogna ritrovare le radici di quel sogno, e credo che i primi a doverlo fare, siano i giovani. Siamo noi quelli che oggi e domani, dovranno scendere in piazza per proteggerla, per chiedere che sia rafforzata, e soprattutto, per pretendere da lei tutto quello che era nelle promesse e oltre.

Samara Croci

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Il grande sogno di Tarkovskij: “All’inizio di un grande sogno! Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo, bisogna alimentare il desiderio. Dobbiamo tirare l’anima da tutte le parti”

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